100 Presepi in Vaticano.

"Il Presepe è un Vangelo vivo che manifesta la tenerezza di Dio" [Papa Francesco]

Quest’anno ha cambiato veste l’evento dei “100 Presepi in Vaticano”, l’esposizione di rappresentazioni della natività provenienti da tutto il mondo esposte per tutto il tempo di Natale: la manifestazione, inaugurata Domenica 13 Dicembre, – giorno in cui la Chiesa ricorda la figura di Santa Lucia, la martire di Siracusa invocata come protettrice della vista e venerata anche come la santa della luce. E il Natale è anche una festa della luce – si svolge all’aperto, raccolta nell’abbraccio del colonnato del Bernini, in piazza San Pietro, fino al 10 Gennaio. Le visite – gratuite – hanno inizio alle 10.00 per concludersi alle 20.00 (ultimo ingresso alle 19.45), fatta eccezione solo per i giorni del 25 e 31 Dicembre, quando l’orario sarà dalle 10.00 alle 17.00 (ultimo ingresso alle 16.45).

Soffermandosi sui vari presepi – si legge nella nota di presentazione del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che organizza la manifestazione – tante persone potranno sentirsi toccate e cogliere il significato profondo che proviene dalla semplicità della scena descritta”. Sullo fondo, “il pensiero e l’affetto per i propri familiari e amici coinvolti nella sofferenza della pandemia” ma anche “i volti di tanti medici e personale infermieristico che ogni giorno stanno vicino ai malati e danno sollievo, dei molti cappellani degli ospedali che portano conforto anche a nome di quanti non possono accedere ai reparti”, degli uomini e delle donne di scienza che “non danno tregua alla loro sperimentazione” per raggiungere risultati che possano invertire finalmente la curva della pandemia, fino a vincerla. “Il presepe parla anche di tutte queste vite ed esprime la solidarietà che non viene mai meno e diventa più tangibile nei momenti di maggior bisogno, testimonianza della solidarietà che Dio ha voluto condividere con tutta l’umanità attraverso l’incarnazione del Figlio”.

La rappresentazione della natività di Gesù Cristo è una pratica antichissima, iniziata da semplici disegni stilizzati per poi evolversi, nel corso dei secoli, fino a una vera e propria espressione artistica, ammaliando la fantasia di pittori e scultori che hanno contribuito, in modo determinante, alla sua conquista di un posto sotto i riflettori di chiese, musei e salotti. Vediamo allora di approfondire questo cammino, scoprendo come nacque e si diffuse il presepe nel corso della storia.

Le prime testimonianze storiche del presepe risalgono al III-IV secolo, quando i cristiani raffiguravano nei loro luoghi di ritrovo, come ad esempio le catacombe, le immagini di Maria con il piccolo Gesù in grembo. Non si trattava quindi di scene complesse, come quelle a cui siamo oggi abituati, ma di semplici iscrizioni simboliche, al pari ad esempio del disegno del pesce, che simboleggiava Gesù Cristo.

Dal Quattrocento e per tutto il Medioevo, esempi di presepe possono essere considerate le numerose raffigurazioni sulla natività di Cristo, eseguite da pittori come Botticelli, Giotto, Piero della Francesca e il Correggio, molte delle quali esposte nelle chiese per mostrare alla popolazione analfabeta le scene della vita di Gesù.

Il primo presepe nel senso moderno del termine, però, si fa comunemente risalire a quello inscenato da San Francesco d’Assisi durante il giorno di Natale del 1223, nel piccolo paese di Greccio (vicino Rieti). Nel 1220 San Francesco aveva compiuto un pellegrinaggio in Terra Santa (Palestina) per visitare i luoghi della nascita di Gesù Cristo, ed era rimasto talmente colpito da Betlemme che, tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III di poter uscire dal convento di Greccio per inscenare la rappresentazione della natività.

Il primo presepe della storia venne allestito nei pressi del bosco vicino al paese, in una grotta. Francesco portò in una grotta la mangiatoia con la paglia e vi condusse il bue e l’asino (non c’erano la Vergine Maria, Giuseppe e il bambinello). La popolazione accorse numerosa e così il Santo poté narrare a tutti i presenti, che non sapevano leggere, la storia della nascita di Gesù.

La particolarità di questo presepe, oltre a quella di essere stato il primo nella storia, risiede nel fatto di essere stato anche il primo presepe vivente del mondo, sebbene non ancora rappresentato nella forma completa.

Furono la grandezza di San Francesco e l’interesse per le sue gesta a costituire lo sponsor ideale per la diffusione del presepe. Seguendo il suo esempio, le prime rappresentazioni della natività con tanto di scenografia e statuine scolpite fecero la loro comparsa nelle chiese, al fianco dei dipinti che trattavano lo stesso argomento. Partendo da Greccio, il presepe divenne così una tradizione popolare che si allargò in maniera capillare in tutta l’Italia centrale e in Emilia. Nel corso del XV secolo il presepe raggiunse la città di Napoli e nelle decadi successive, soprattutto in seguito all’invito che Papa Paolo III rivolse ai fedeli attraverso il Concilio di Trento (1545-1563), conquistò un posto anche nelle case nobiliari, sotto forma di soprammobile o nelle vesti di cappella in miniatura.

Fu però il Settecento il periodo più fiorente per il presepe, che ormai aveva raggiunto gran parte d’Italia e veniva già declinato nelle differenti tradizioni popolari (napoletano, genovese, bolognese, etc).

L’arte presepiale si diffuse nelle case delle famiglie più insigni delle città. In particolar modo a Napoli, il presepe raggiunse livelli espressivi originali e ricercatissimi, divenendo motivo di vanto per le famiglie che facevano a gara per avere il presepe più sfarzoso. A questo scopo, i nobili non badavano a spese e commissionavano ai loro scultori di fiducia lavori imponenti, realizzati con materiali sempre più preziosi, e ai presepi dedicavano intere stanze delle loro residenze per farne sfoggio durante i ricevimenti e le feste private.

Fu in questo periodo che venne istituita a Bologna la fiera di Santa Lucia, un mercato annuale (che ancora oggi richiama migliaia di appassionati da tutto il mondo) dove venivano esposte le statuine realizzate dagli artigiani locali.

Per ironia della sorte, il presepe, nato come strumento di comunicazione con la popolazione, entrò nelle case popolari solo dopo aver trovato posto nelle chiese e nelle residenze nobiliari. Nel corso del XVIII e del XIX secolo, infatti, la tradizione del presepe guadagnò, nelle abitazioni delle persone comuni, il posto centrale che ancora oggi occupa nelle festività natalizie.

Oggi, grazie alla tecnologia, il presepe tradizionale si è arricchito di nuove funzionalità (le luci, i ruscelli d’acqua che scorre, etc) e soprattutto di nuovi materiali. Sebbene infatti siano ancora molti i presepi che vengono realizzati con materiali tradizionali (terracotta, legno, gesso e cartapesta), molti di quelli disponibili nei negozi sono in materiale plastico, che è più economico e durevole nel tempo. Non solo, perché oggi i presepi si trovano anche all’aperto, esposti nelle piazze di tantissime città d’Italia e non solo, dove diventano parte integrante delle decorazioni natalizie del centro abitato, offrendosi a un pubblico vasto fatto non solo di residenti, ma, sotto il periodo natalizio, anche di numerosi turisti che con le loro foto e i loro video, nell’era dei social network, contribuiscono direttamente a promuovere l’immagine e la tradizione del presepe in tutto il mondo.

Non aver interrotto questa bellissima tradizione, trasmette un chiaro un segnale, in un anno difficile e tormentato. Il presepe è un segno di speranza, che poi va costruita o ricostruita nelle nostre vite personali e familiari. Sarà anche l’occasione per vivere il Natale in maniera consona, che vedrà tante famiglie comporre il loro presepe nelle case, specie in un periodo come questo, segnato della pandemia per il coronavirus.

Foto: Marlene-Loredana Filoni

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*