“2night”.

Il film, diretto da Ivan Silvestrini, che vede protagonisti Matilde Gioli e Matteo Martari, è stato presentato in anteprima alla stampa a Roma, alla Casa del Cinema. L'uscita nelle sale è prevista per il 25 Maggio.

Al centro della vicenda di questo film, che uscirà nelle sale il 25 Maggio, il viaggio di una notte, tra due giovani sconosciuti, interpretati da Matilde Gioli e Matteo Martari.

È un Venerdì notte a Roma. Il tempo è mite e il popolo dei nottambuli è pronto ad uscire ed a divertirsi. In un locale di uno dei quartieri più vivi della città, due sconosciuti si incontrano. Entrambi hanno circa trent’anni, sono soli e in cerca di qualcuno con cui passare la serata e forse, chissà, anche la notte. Lei chiede un passaggio e lui accetta di accompagnarla in macchina fino all’altro capo della città. Eccoli insieme che si fanno largo attraverso la notte. Lei è il prototipo della ragazza consapevole e autonoma, decisa, in questa serata che anticipa l’estate, a regalarsi una notte di sesso con uno sconosciuto, per poi, domani, continuare, più forte e sicura di sé, la sua vita senza legami. Lui sembra incarnare il trentenne di oggi, piuttosto timido, più calmo e riflessivo e con una strana inquietudine. Per arrivare all’abitazione, i due attraversano i diversi quartieri di Roma: da quelli più alla moda, densi di locali, ai più residenziali, al centro storico, fino ad arrivare ai quartieri più periferici. Una volta giunti nelle vicinanze di casa di lei, i due non riescono però a trovare parcheggio. Più il tempo che sono costretti a trascorrere in macchina e a conversare, si dilata, più il destino di quella notte sembra condurli in una direzione inaspettata… Sarà una notte di solo sesso per poi scordarsi l’un l’altro appena dopo o un sentimento nascente e imprevisto cambierà i loro destini?

“2night” è un remake, parola abusata ed alle volte fuorviante, di un film israeliano di Roi Werner molto originale. Un film sull’incontro e la fusione di due giovani personalità che per caso o per destino, si conoscono e si scontrano.

Il film, dai tempi ‘ristretti’ e con due soli personaggi, dà spunti di riflessione interessanti. Sembra quasi una sfida per il regista, e neppure facile, perchè gran parte del film gira attorno ad una macchina, trasformata, nel caso specifico però, in un ambiente sempre interessante. C’è tutto uno studio di inquadrature e di luci.

I due attori, a mio avviso, sono i più adatti che si potessero trovare! Matilde Gioli ha già al suo attivo parecchi lavori e premi, dal ‘Capitale umano’ a ‘Startup’ a fiction come ‘Di padre in figlia’. Il suo personaggio rispecchia le ragazze di oggi, lei ha dei vuoti, parla come una macchinetta, ma in fondo, ha solo bisogno di affetto. Lei è, sostanzialmente, una donna che tenta di scuotere l’uomo, un tipo difficile da approcciare. I due hanno come unica occasione, quella di ritrovarsi in questo microcosmo che è la macchina…in poche ore accade ciò che può succedere in anni, come se il tempo accelerasse in qualche modo. Si osservano, si annusano, litigano, si riprendono, lei è aggressiva ma ha bisogno di essere accettata.

Matteo Martari è il volto di domani…poliglotta, ha iniziato come modello, e sta cavalcando l’onda del nuovo giallo italiano in ‘Non uccidere’ 1 e 2, un volto molto malleabile. Il suo è un personaggio umano, fragile di fronte all’irruenza di questa donna, ne è colpito, ma non sa esattamente come gestirla, non è pronto, fa del suo meglio, spesso non ci riesce, ma ci prova.

Lei, una donna che non ha paura del desiderio e vive la sessualità liberamente, lui, un uomo che di fronte a quella che è quasi un’incarnazione delle sue fantasie, si trova privato del suo ruolo e non sa dove mettere le mani. Ci sono loro due e c’è Roma, che diviene rappresentazione materica del loro tortuoso ma inarrestabile avvicinamento.

Un film molto moderno, attuale, dinamico, nonostante la pressochè unica ambientazione automobilistica. Una storia sulle confessioni femminili, da un lato, del tipo “sono viva solo se qualcuno mi sceglie e ho il terrore di rimanere sola” ed ammissioni maschili, dall’altro, del tipo “là dove vivo ho tutto, ma in realtà non ho niente”, che suonano quasi banali, ma è così che funzionano le persone, è così che si muovono in un mondo che va velocissimo e che sempre più sembra determinato da un senso generale di non appartenenza, da un eterno girovagare e da pensieri confusi e incerti.

 

 

 

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