“4 donne e una canaglia”.

LF è andata al Teatro Manzoni di Roma, per assistere a questa divertentissima commedia di Pierre Chesnot che mette in evidenza il quasi mai risolto rapporto tra uomo e donna.

Questa divertentissima pièce di Pierre Chesnot, diretta da Nicasio Anzelmo, mette in evidenza il quasi mai risolto rapporto tra uomo e donna, esaltandone l’aspetto puramente grottesco-umoristico.

La “canaglia” Walter (Gianfranco D’Angelo) riesce con grande maestria a gestire una moglie, un’ex moglie, una giovane amante e una (ormai) ex amante, in una esilarante quanto surreale commedia, in cui l’amante abbandonata Kathrine (Corinne Clery) cerca conforto nella moglie Brigida (Marisa Laurito), provocando l’indignazione della prima moglie Barbara (Barbara Bouchet)…e tutto questo mentre l’uomo è pronto a rifarsi una nuova vita con la giovanissima Roberta (Ester Vinci).

Una sorta di harem che Walter ha saputo gestire fino ad ora, tramite una valanga di bugie e di equivoci, che si sveleranno la sera del suo compleanno, in cui tutte le sue donne si troveranno per la prima volta insieme.

Ma cosa potrà inventarsi questa volta, Walter, per uscire dai guai?

Unica spalla amica per Walter è Paolo (Nicola Paduano), scrittore di libri horror, in grave crisi per il suo difficile rapporto con la parola “sangue” .

Gianfranco D’Angelo, come il buon vino, migliora con il tempo. Noi di LF abbiamo avuto il piacere di vederlo in questa sua ultima fatica, “4 donne e una canaglia”, apprezzandone sempre, in barba agli ottant’anni suonati, la sicurezza, fresca e pimpante, maturata in tanti anni di mestiere. A sipario ancora chiuso l’attore si è affacciato alla platea, per offrire un piccolo esempio di stand-up comedy, rifacendosi ai tempi belli della tv, quando con i suoi monologhi scherzava su tutto e su tutti, irriverente e indignato ma sempre leggero e mai volgare.

Quando il pezzo ha preso il via sul serio, D’Angelo è scomparso per un po’, lasciando il testimone alla collega di solida scuola, Marisa Laurito. È lei a condurre il gioco delle quattro donne che danzano attorno alla “canaglia”, un attempato viveur che carica e scarica mogli e amanti con una disinvoltura sfacciatamente sorprendente.

La Laurito proviene dalla tradizione del teatro napoletano, ha esordito da bambina con Eduardo De Filippo e ha imparato tutto quello che c’è da sapere sull’arte di stare in scena. È una di quelle attrici che sembrano nate per il palcoscenico, tanto sono naturali.

Barbara Bouchet e Corinne Clery, rispettivamente nel ruolo di Barbara, la prima moglie della “canaglia”, e Kathrine, l’amante abbandonata, con il loro parlare dalle nuances franco-germaniche, affascinano e convincono in pieno, soddisfacendo la voglia di ridere di cui tutti abbiamo necessità.

Gli altri due attori in scena, Ester Vinci (spettacolare nel suo quasi incrompensibile accento del sud!) e Nicola Paduano, completano il cast in maniera perfetta, integrandosi in modo eccellente all’interno della vicenda.

Quella a cui abbiamo assistito è una commedia leggera, con allusioni mai volgari, un’incalzante serie di situazioni surreali e divertenti, ed alcuni brevi monologhi inseriti al momento giusto, come l’Has Fidanken di D’Angelo e quello sul babà di Marisa Laurito.

I caratteri stravaganti di questi personaggi lasciano anche spazio a qualche riflessione sull’attuale visione della donna (Walter cambia donna ogni qualvolta la vede lavorare a maglia, azione che la trasforma, ai suoi occhi, in una nonna completamente prima di avvenenza, indistintamente dall’età e dall’estetica), ma, nella cornice di un salotto borghese come tanti, è la risata a predominare sia il primo che il secondo tempo, tra feste di compleanno mal riuscite, tentativi di fuga, svenimenti, sbornie, baruffe e persino tentati omicidi.

Una serata davvero esilarante!

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