“A.N.I.M.A”: il film di Pino Ammendola in bilico tra Mel Brooks e De Sica.

Esce nelle sale italiane un film eccezionale, diretto dall’attore stesso e da Rosario Maria Montesanti che, con garbo, portano lo spettatore ad esplorare i personali e, a volte, infantili buchi neri della coscienza, in un'opera soave che trasporta, fa ridere e crescere insieme.

Pino Ammendola, grande attore del cinema italiano e doppiatore internazionale riesce a costruire un personaggio umanissimo, divertente e struggente incarnando Anio Modòr. Un politico completamente incosciente. Di animo non cattivo, fa carriera affidandosi al sistema della politica corrotta, indolente va vanti fino a che una atassia neuro ipofisiaria monolaterale acuta (l’A.N.I.M.A del titolo) non lo porta sul letto d’ospedale. Si risveglia misteriosamente in un’epopea dantesca, si ritrova in un aereo vecchio stile fermo sotto la pioggia vessato da tre creature infernali: uno steward, un tutor, e una hostess serpentina che usano un monitor per far vedere al politico i danni arrecati dalla sua indolenza e incoscienza alle persone. Anio riesce a fuggire dall’aereo e attraversa un tunnel, stranito e confuso, vede ritorni all’infanzia onirici, tribunali surreali e paradossali in un’atmosfera rarefatta sospesa tra Mel Brooks e la grande commedia all’italiana del passato. Un film eccezionale, diretto dall’attore stesso e da Rosario Maria Montesanti che, con garbo, portano lo spettatore ad esplorare i personali e, a volte, infantili buchi neri della coscienza, un’opera soave che trasporta, fa ridere e crescere insieme.

Pino oggi sei protagonista e co-regista con Rosario Maria Montesanti di una bellissima e struggente commedia all’italiana con tocchi alla Mel Brooks. Si ride molto ma si riflette sulla nostra società politica. In che misura vorresti si ridesse e in che misura vorresti una riflessione dal pubblico?

“Alla pari. Il ridere è anche un modo intelligente di ragionare. Non solo con bieche battute, ma anche col paradosso si può anche ragionare.”

Quando è nato Anio Modòr il politico irresponsabile?

“All’inizio era un politico astratto sul soggetto, poi si è delineato Modòr. Il soggetto era di circa quindici anni fa. La sceneggiatura di circa due anni fa.”

Perché col regista Montesanti avete scelto il comico grottesco per veicolare tematiche sociali anche durissime?

“Per rifuggire la retorica ed entrare nel quadro del cinema migliore, con umiltà. I grandi commedianti del passato facevano un grottesco col sapore morale. Per esempio penso a “Il giudizio Universale” di De Sica.”

Ci sono momenti molto poetici nel film come il bambino coscienza o la pizza con le candeline, insomma trionfa l’Italian Style ma con gusto. Si può fare un cinema di commedia senza volgarità?

“Sì, credo sia possibile quando c’è la sincerità. Quando non c’è volontà di ostentare, la verità è sempre potente rivoluzionaria ma mai volgare. Quando non c’è verità, c’è volgarità.”

Tutti attori noti in A.N.I.MA. Essere regista con amici e colleghi è difficile? Sei severo?

“Credo sia meraviglioso pensare a degli attori venuti a fare un lavoro per un piccolo sogno. Loro si sono fidati e affidandosi è venuto fuori un ottimo lavoro di recitazione, ho ottenuto il meglio e loro me lo hanno concesso.”

Olcese, Margiotta, Roncato, Gobbi, Oppini, sono tutti attori amati… è stato difficile convincerli a recitare ruoli di cinici?

“No assolutamente. Sono attori con una grande dose di verità, abituati ad uscire dagli schemi, si sono appassionati, un bellissimo rapporto. Con il regista Montesanti abbiamo fatto squadra e io mi occupavo della recitazione, lui, delle inquadrature. Devo dire che abbiamo ottenuto delle buone scene e ottime inquadrature. Quasi sempre era buona la prima.”

Se dovessi trovarti in un tribunale surreale come quello del film e dovessi rabbonire la corte formata dall’immigrato, il barbone e la donna inflessibile, che tecniche useresti?

“Inizialmente chiederei clemenza alla corte. All’extracomunitario e al barbone direi che sono uno di loro, un nomade, un’ immigrato, una fusione tra meridione, Spagna e Medioriente come molti  napoletani. Con la donna inflessibile, userei quel poco fascino che mi rimane per sedurla.”

Grazie Pino!

“Grazie a voi Antonello.”

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