A Teatro Cloris Brosca con “Barba il Blu: favole per donne e non solo”.

Cloris, l'indimenticabile "zingara televisiva nazionale" che da giovanissima ha lavorato accanto al "mito", Eduardo De Filippo, poi nel cinema, in film molto importanti con Troisi e con Tornatore e ancora accanto a Marcello Mastroianni, continua nell'attività teatrale, suo primo amore, che le lunghe parentesi televisive e cinematografiche non hanno mai scalfito.

Un volto che il pubblico Italiano ha amato da subito, quello di Cloris Brosca, “la zingara”, ma non era una zingara qualunque: era “la zingara di Luna Park” e la sua interpretazione è continuata anche in altre trasmissioni di successo per tanti anni.

Il suo viso era ed è bellissimo, suadente e misterioso; i suoi occhi languidi e mobili hanno incollato alla televisione una generazione, tutti suggestionati da un costume e una cornice di nomade ottocentesca dedita alla veggenza.

Mistero, esotismo, fascino; dietro questa grande costruzione pur sempre teatrale, c’è un’attrice tra le più preparate del panorama italiano.

Cloris prima di essere “la zingara televisiva nazionale” da giovanissima lavora accanto al “mito”, Eduardo De Filippo, in “Il sindaco del Rione Sanità”, commedia per la Rai, poi nel cinema in film molto importanti: con Troisi in “Ricomincio da tre”, film cult di una generazione, e con Tornatore in due film altrettanto celebri “Il camorrista”e “Stanno tutti bene” accanto a Marcello Mastroianni.

Negli ultimi anni si distingue nel cast di “Caos Calmo”, uno dei film più importanti dell’ultimo cinema Italiano, ma continua sempre nella attività teatrale, suo primo amore, che la lunga parentesi televisiva non ha mai minimamente scalfito.

Ci concede l’intervista in occasione di un suo progetto teatrale, a breve, che le sta molto a cuore: parla di donne.

Lei ha avuto la fortuna di lavorare giovanissima con Eduardo ci racconta qualcosa dell’incontro umano con questo mito?

“Eduardo è stato il mio primo incontro con il teatro perché mia madre ci portava, me e mio fratello, a vederlo recitare quando eravamo ancora piccoli. Lavorare con lui  è stato in un certo senso il coronamento di un percorso, come dire “ora posso dire che sto veramente facendo l’attrice”. Ricordo che mentre recitavo la mia parte accanto a lui, in televisione, mi capitò di emozionarmi e di sbagliare un passaggio e lui allora lo cancellò, poi, vedendo i miei occhi lucidi, durante la registrazione successiva, senza neanche avvertirmi, reinserì nella scena, quel particolare che aveva cancellato: fu una dimostrazione di sensibilità, un’attenzione, che mi rese felice.”

Un’attrice come lei, con un forte curriculum blasonato, è diventata una delle immagini più famose della televisione negli anni novanta. Come la viveva la situazione da attrice di cinema e teatro?

“Inizialmente, in maniera forse un po’ snob, mi vergognavo di interpretare il ruolo televisivo della zingara, come di una cosa un po’ leggera, quasi una diminutio rispetto ai miei precedenti lavori teatrali. Ma siccome penso che fare le cose per bene, con dedizione, sia comunque un modo per proteggersi, decisi di affrontare il personaggio della zingara come un ruolo teatrale e credo che il mio impegno si sia visto e sia stato premiato dal pubblico.”

La zingara è stata un’icona della gente perché un incrocio di mistero, esotismo e spettacolo. Ma come faceva tutti i giorni? Non le è mai capitato qualcosa di misterioso o paranormale?

“No, e se mi è capitato non me ne sono accorta: ero troppo occupata a far bene il mio lavoro per accorgermi di altro.”

Lavorare con dei nomi come Troisi, Mastroianni, non è da tutti. Che ricordi serba di loro?

“Lavorare con loro è stato un arricchimento, ma ero così giovane che non ho compreso fino in fondo quella fortuna. È stato comunque un privilegio per me avere “un posto in prima fila” da cui godere del loro lavoro.”

Dopo cinema e televisione lei torna a teatro con BARBAilBLÙ, uno spettacolo sulle donne. Ma da cosa nasce questo progetto?

“In realtà non ho mai smesso di fare teatro, anche durante gli impegni televisivi con la zingara, ma, non avendo molto tempo a disposizione, per forza di cose avevo un po’ diradato gli impegni teatrali. Poi ho ripreso in maniera appassionata e convinta, con spettacoli scritti da me, come ECHIdiVERSI, sulla poesia, o “L’inserzione” di Natalia Ginzburg, con la regia di Marcello Cutugno con cui ho collaborato per diversi anni. C’è poi la mia collaborazione con la compagnia del Teatro dell’Albero a San Lorenzo al mare in provincia di Imperia, che ho diretto anche in più spettacoli o i lavori e i progetti con il gruppo ATTORI INDIPENDENTI di Napoli. A proposito del lavoro che sto portando in scena ora, posso dire che ho sempre amato le fiabe e leggendo “Donne che corrono coi lupi” sono rimasta molto colpita dall’analisi che, l’autrice, Clarissa Pinkola Estés, fa della fiaba di Barbablù, ponendo l’attenzione sulla figura del nostro predatore interno, sulla tendenza cioè, presente in molte donne, a sminuirsi, a boicottarsi, a non riconoscere il proprio valore, cosa di cui approfitta il predatore esterno: l’uomo che si avvicina alla donna ingenua per approfittarne, per soggiogarla, per usarle violenza. Mi è venuta allora voglia di riscrivere la fiaba in forma di monologo ed è nato così BARBAilBLÙ (il titolo allude alla lingua con cui ho scritto il testo: una sorta di napoletano/italiano antico). Penso che come donne possiamo sconfiggere l’atteggiamento lesionistico che ci autolimita e decidere di avere invece accesso a tutta la nostra forza e al nostro intuito. L’ingenua e giovane Catarina, non ascolta la vecchia saggia incontrata nel bosco, anche se poi… ma non voglio anticipare nulla…”

Oggi come donna vede più solidarietà fra donne ?

“Direi che questa solidarietà l’ho sempre sperimentata, le donne tra l’altro sono molto comunicative, probabilmente più degli uomini. Ma forse non ha molto senso questa contrapposizione, in fin dei conti siamo tutti esseri umani: ci sono i cattivi, gli stupidi, gli intelligenti, sia fra gli uomini che tra le donne. Le donne forse sono più abituate a riflettere sul particolare: come donne diamo più attenzione e ci confrontiamo di più tra noi su quello che ci succede nella vita quotidiana. Gli uomini forse si lasciano più vivere, non stanno lì ad analizzare tutto quel che gli succede, forse conducono, da questo punto di vista, una vita più solitaria: le donne si confidano con le amiche, raramente invece mi è capitato di incontrare uomini che avessero amici a cui aprire il proprio cuore.” 

Le donne cosa non dovrebbero dire delle donne ?

“Non mi piacciono le donne che criticano i costumi leggeri o meno leggeri di altre donne: sono illazioni che lasciano il tempo che trovano. Io credo che le relazioni amorose siano fatti privati e tali devono rimanere. Se poi invece si critica un uomo o una donna che intraprendano una relazione amorosa per averne un tornaconto, credo che quella sia una cosa che abbia già un prezzo in sè, nella vita di chi la mette in atto, che si paga tutti i giorni. Ecco, in definitiva penso che in ambito amoroso, e non solo ovviamente, le azioni che compiamo sono cause che si portano dietro i loro effetti da sé, senza bisogno dei giudizi e delle critiche altrui.”

Ci dice le date di questo spettacolo avvincente?

“A Napoli il 6/7/8 Marzo al Palapartenope e poi il 9, il13 e 14, sempre di Marzo, all’interno dell’iniziativa Il Teatro cerca Casa.”

Una domanda frivola: ha cambiato look per allontanare la zingara o solo distrarla?

“Mi è sempre piaciuto cambiare modo di vestire e taglio di capelli. Da ragazza indossavo vestiti veramente eccentrici, un po’ pazzi. Portavo capelli lunghi, molto lunghi, e poi rasati a zero. Il mio look di adesso prescinde dalla zingara. Penso che cambiare porti con sè una forza. Credo sia Charlie Brown a dire “annegherò la mia tristezza in un taglio di capelli”. Beh, qualche volta funziona!”

Grazie  davvero, Cloris!

“Grazie a lei, Antonello.”

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