Adriana Soares: “Vi racconto ‘Come sono nate la luna e le stelle’.”

La Soares, alla sua quinta pubblicazione editoriale, in questo nuovo lavoro ci racconta le leggende che si ispirano alla tradizione e alla cultura dell'immaginario epico brasiliano ed alle narrazioni del padre dell'autrice, "sul tetto della casa"... ricordi nostalgici dei momenti indimenticabili e felici di una bambina che amava sognare.

Le fiabe, che da sempre hanno accompagnato l’uomo nell’avventura e nel dramma della vita, rappresentano un prodotto della cultura umana che si colloca al di fuori del tempo e dello spazio. Esse contengono esperienze a cui tutte le generazioni aggiungono, attraverso la loro testimonianza, qualcosa di estremamente prezioso per arricchirle. Si ritiene che le prime fiabe venissero raccontate e tramandate oralmente a partire da quando gli uomini, in tempi ormai remoti, si riunivano intorno al fuoco, per raccontare, al resto della tribù, le vicende della giornata. Le fiabe narrate e tramandate oralmente sono strettamente intrecciate con i miti, che hanno da sempre aiutato l’uomo a dare un senso al proprio essere nel mondo, al suo rapporto con la natura ed ai fenomeni naturali non controllabili e per lui inspiegabili, oltre a supportarlo in momenti di sconforto e di paura ed a permettergli di condividere con i propri simili, un senso morale che potesse guidare la propria condotta in un contesto familiare e sociale. Le fiabe sono molto amate dai bambini e, soprattutto, sono molto utili durante l’infanzia.

Il momento delle storie raccontate e ascoltate dalla mamma e dal papà, magari accoccolati tra le loro braccia, prende un significato emotivo molto più grande del gesto in sé. È unico nel suo genere. Il tempo del racconto prima di andare a dormire è molto importante per la relazione tra genitori e figli. Il tempo che un genitore dedica al proprio figlio parla di generosità, istruisce circa il piacere del dare e del ricevere. È un tempo che manifesta affetto e pazienza.

Lo stesso affetto che Adriana Soares, ex modella, pittrice, scrittrice, fotografa, mette in ogni cosa che realizza, che sia un quadro, un libro o un’immagine, lei dona un “pezzo” della sua anima. Questa volta, la sua ultima fatica, è dedicata in modo particolare ai bambini, “Come sono nate la luna e le stelle”, infatti, è un libro di favole che toccano corde e tematiche variegate…Non crediate, però, di trovare le “favolette” che erano soliti raccontarci da piccoli i nostri nonni o genitori…Adriana Soares, attraverso questo suo libro, ci fa conoscere una parte del suo mondo, dei suoi magnifici luoghi dell’infanzia… Leggende che si ispirano alla tradizione e alla cultura dell’immaginario epico brasiliano ed alle narrazioni del padre dell’autrice, “sul tetto della casa”… ricordi nostalgici dei momenti indimenticabili e felici di una bambina che amava sognare. Gli argomenti toccati, dalla nascita della Luna e delle Stelle, alla alternanza del giorno e della notte, lasciano emergere temi attuali quali l’odio e la paura per il diverso e l’ambiente. La bellissima india dalla pelle chiara, espressione di una interiorità limpida e pulita, che per questo era ignorata dalla sua tribù, finirà in cielo per sfuggire alle persecuzioni e diverrà la bellissima luna che con il suo chiarore illuminerà la notte scura, accecando l’india invidiosa, così pure, il serpente Boitatà, dopo la grande alluvione che tutto distrusse, rigenera la natura offesa con l’aiuto degli altri animali, e scaccia gli uomini responsabili della deforestazione. Il testo prosegue con cinque racconti… Commovente ed originale il ritratto della sua padrona, Adriana, tratteggiato dal suo cocker Peter, o anche il tema ricorrente della diversità e della patologica importanza dell’apparire, ripercorso attraverso le esilaranti peripezie della gallina Clarissa che, seppur bruttina, depone più uova di tutto il pollaio. Meno lieve il racconto della ragazza senza volto, diversa perché nata con un volto in una famiglia di senza volto, cruda metafora di una collettività cinica dove il talento e la personalità sono visti con invidia e per questo osteggiati, trasfigurazione di una società piatta che fa della mediocrità il suo vessillo. È per questo motivo che questa ennesima fatica letteraria di Adriana si presenta con il tono lieve delle fiabe per bambini a cui fa l’occhiolino, ma mira, in verità, a sensibilizzare il mondo degli adulti sulle contraddittorietà di una società che fatica a riconoscere se stessa, e a dare importanza a ciò che veramente conta. “L’isola di Felix” conclude i racconti con la descrizione immaginaria di un’isola felice dove la natura incontaminata, la ricchezza verdeggiante della natura, i turchesi delle sue acque trasparenti, e la ricchezza della fauna ne fanno un luogo incantato dove la tanta agognata felicità è possibile.

Gilbert Keith Chesterton affermava che “Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere”, e partendo da questo presupposto che condivido totalmente, vi invito alla lettura di questo testo, che non vuol essere un mero decalogo favolistico, ma uno spunto tratto dalla realtà, per far riflettere piccini e grandi e conoscere un aspetto desueto e poco conosciuto del Brasile.

Adriana sei alla tua quinta pubblicazione, “Come sono nate la luna e le stelle”, un po’ diversa dalle precedenti…

“I percorsi della vita sono tanti. Le mie prime due pubblicazioni erano di sole poesie. Ho sempre avuto una spinta a raccontarmi, l’ho sempre fatto con mezzi diversi: pittura e fotografia. Le mie poesie erano riservate al mio privato, ma casualmente sono state scoperte e così sono riuscita ad affrontare il muro tra pubblico e privato, mostrando ciò che è mio, e con grande sorpresa ho scoperto che era di molti. Nelle successive pubblicazioni ho iniziato ad inserire dei racconti brevi. In questa quinta pubblicazione avevo fatto un sogno in cui rivivevo un momento tanto amato col mio papà. Così, come una sorta di desiderio, di dejà vu, ho dovuto metter su carta alcune delle numerose fiabe e storie brasiliane, a modo mio, dei ricordi rivisitati e dei racconti brevi vissuti o immaginati. Cerco di captare l’importanza delle sensazioni dei bei ricordi. Ha una funzione terapeutica è un rimedio per l’anima.”

Favole particolari, ambientate nella tua terra natia, il Brasile…

“Come dicevo prima, le fiabe sono nate, scaturite, sprigionate da un sogno speciale. Si vede che le conservavo in una stanza preziosa della mia memoria, dove i ricordi buoni sono inseriti e protetti. Desidero che i bambini, e non solo, possano continuare a sognare. I libri e le loro storie sono fondamentali per la formazione di una loro interiorità. Con le mie fiabe si diventa principesse o principi, si vive in mezzo alla natura, alla foresta primordiale dell’Amazzonia. Si è un po’ delfini, uccellini, sirene e tartarughe furbette.  Si racconta il mito e di come vivevano e vivono ancora alcune tribù in Amazzonia.”

Questo libro lo hai dedicato ai tuoi figli, se non erro…

“Dedico il libro ai miei figli, ai miei ragazzi. Come tutti i ragazzi contemporanei sono affascinati dal mondo digitale ed io, come tutte le mamme, cerco di dissuaderli facendoli leggere, e raccontando loro, qualche storia del mio passato, che poi è un po’ anche il loro. Gli faccio conoscere il nonno che, purtroppo, non hanno mai conosciuto.”

Dalla nascita della Luna e delle Stelle, alla alternanza del giorno e della notte, lasciano emergere temi attuali quali l’odio e la paura per il diverso e l’ambiente…quindi favole si, ma attuali e reali…

“Le favole devono avere un significato profondo, devono aiutare a pensare, devono servire da insegnamento e da esempio. Non sempre le favole sono riposanti o felici… il più delle volte sono crudeli e terribili, e per questo spingono i bambini a trovare una via d’uscita aiutandoli a crescere. Viviamo in un momento storico tragico e, per questo motivo, da mamma, ho cercato di trattare temi che toccano il bullismo con le sue vittime, desiderio di fuga e poi di rinascita, di rivendicazione, non in senso negativo, ma in modo che dopo una esperienza negativa, questa ci consenta di crescere diventando Luna, Stelle, regine e re, amati e rispettati. Un po’ come l’anatroccolo che prima viene deriso e poi diventerà cigno, mentre gli altri resteranno sempre delle oche. Nel caso della fiaba della Luna, l’india era di animo gentile e luminoso e non odiava nessuno, solo che non era consapevole del suo valore. Una volta riconosciuto, diverrà Luna, l’astro più amato, non invidiato. Il diverso lo tratto più volte, come nella fiaba della ragazza che non voleva avere un volto. Essendo nata speciale, con una personalità propria e con dei talenti, la guardavano con diffidenza, timore, ed il più delle volte, invidia, ma in effetti alla fine è la paura a far muovere i fili delle azioni anche perverse. Ciò malgrado, c’è anche da dire che la paura è un istinto sano ed, infatti, una volta scioltasi, tutto finisce bene. Il guaio è quando si è invidiosi, contro l’invidia non si può fare molto perché è un problema dell’invidioso e non dell’invidiato. Difatti, colui che invidia dovrebbe darsi da fare, senza perder tempo a trovare giustificazioni e a muovere critiche perverse contro chi,  molto probabilmente, ha fatto molto e si è prodigato per i propri successi. Dietro ad essi ci saranno tante rinunce e frustrazioni e cadute.”

Come ricordi la tua infanzia?

“La mia infanzia è durata un batter d’ali. Ho perso il mio papà all’età di 7 anni ed in quel momento la mia infanzia ebbe fine. Ma quei pochi anni sono impressi nel mio cuore indelebilmente. Mio padre mi ha insegnato a pregare ed a sognare. Con lui guardavo le stelle e aspettavo le stelle cadenti sul tetto di casa. Quei momenti sono preziosi per me, perché ogni volta che guardo il cielo e le stelle, torno nel passato e mi sento leggera come allora. La mia infanzia non è molto diversa da quella di Pippi calze lunghe, ero una ragazzina che si muoveva tra gli animali da cortile, che non aveva un cavallo, ma una gallina, Clarissa, come amica ed una colomba, la mia Teresa, come confidente. Combinavo guai anche se non gravi. Poi avevo due amiche inseparabili, Nunuca e Simone, con le quali combinavamo un sacco di peripezie. Ve le racconterò nelle prossime raccolte di fiabe e ricordi.”

Ci sarà una presentazione di questo libro?

“Vorrei organizzare qualcosa di speciale per i bambini in autunno. Non vedo l’ora.”

I bambini che leggeranno le tue fiabe come saranno?

“Sono bambini, quindi creature pure e capaci di vivere nei sogni, diventare sogno. Bambini capaci di immaginare rendendo reale l’immaginario. Questa è la bellezza dell’infanzia, sognare ad occhi aperti.”

Concludendo?

“Mi auguro di poter far sognare più bambini possibile. Condividendo un mio vissuto, per me come per molti bambini del mio paese, del mio mondo, il Brasile, che è stato davvero formativo. Le fiabe devono insegnare, far pensare e far gioire. E perché no, anche ai genitori che condivideranno questo momento con i loro bimbi. Certo sono storie sconosciute da noi in Italia, ma sarebbe bello avere la curiosità di entrare in un mondo diverso e così affascinante che è quello delle storie delle popolazioni indigene dell’Amazzonia, di cui alcune si crede siano veramente accadute.”

 

 

 

 

 

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