Alberto Fabbretti: “Se si ha una passione, bisogna inseguirla, qualsiasi essa sia”.

LF ha incontrato il giovanissimo attore, attualmente residente a New York, per raccontarci i suoi sogni, le ambizioni, i progetti di una carriera già piena e molto promettente.

Talvolta i grandi sogni, i progetti ambiziosi che sembrano difficili da raggiungere, insormontabili come enormi catene montuose, si possono realizzare! Certo la determinazione, il credere in sè stessi, nelle proprie capacità, unite alla voglia di farcela, sono elementi essenziali a tali raggiungimenti!

LF stamane vi racconta di una dinamica e “giovane” chiacchierata con un attore, oltre che modello, molto promettente, che ad una età ancora giovane, quel sogno, lo ha quasi raggiunto… Sto parlando di Alberto Fabbretti, classe 1998, cresciuto a Verona, che dal 2018 si è trasferito a New York per riconcorrere il sogno americano e, dopo aver frequentato la scuola di recitazione Susan Batson Studio, ha perfino scritto, diretto, prodotto ed interpretato uno short movie dal titolo “36 Hours in New York”. Al suo fianco, nei panni del protagonista Louis, anche Marité Salatiello (Alexis) e Camila Susin (Julia).

Il film, racconta la storia di due giovani amiche, nonché ex-criminali, che non appena uscite di prigione si ritrovano alle prese con le numerose difficoltà che la società impone loro. Così, per recuperare dei soldi e ricominciare da zero la propria vita, decidono di mettere in atto una rapina in banca, quando improvvisamente conoscono Louis che, anche lui bisognoso di denaro, decide di unirsi alle due giovani.

Una storia dalle tinte noir che è stata accolta con successo, essendo in gara già in cinque distinti festival internazionali! Attualmente, infatti, è in concorso al NewFilmakers NY, al Chelsea Film Festival di New York, al Direct Monthly Online Film Festival e al Lift-Off Global Session negli Stati Uniti. Inoltre, è finalista al Prague International Monthly Film Festival in Repubblica Ceca e al Kosice International Monthly Film Festival in Slovacchia.

Alberto Fabbretti può andar ben fiero di questi numerosi riconoscimenti… Tutto è partito come l’idea di creare questo cortometraggio con tre giovani ragazzi come protagonisti, molto diversi tra loro, ma ognuno con le proprie necessità e sfide personali da affrontare. C’è un vasto intreccio di segreti tra i personaggi che aumentano la suspense e il mistero che avvolge la storia. , e spero vivamente che il film possa avere una lunga vita all’interno dei circuiti festivalieri”.

Inoltre, tra Maggio e Giugno del 2021, il giovane artista sarà sul palco americano del Susan Batson Studio, in otto date, con il suo one man show dal titolo “Stellan”, da lui scritto ed interpretato. Un progetto, nato nel Gennaio del 2019, composto da quattro scene. per un totale di 60 minuti, che sarà incentrato sugli anni della giovinezza dell’attore svedese Stellan Skarsgard, noto al pubblico come protagonista lo scorso anno della serie tv Chernobyl, andata in onda su HBO in cui vestiva i panni di Boris Evdokimovič Ščerbina.

L’attore, divenuto famoso a livello internazionale nel capolavoro di Lars von Trier del 1996 “Breaking the Waves”, iniziò la sua carriera cinematografica in Svezia con il celebre film erotico “Anita: Swedish Nymphet” (tr. Bocca di velluto) di Torgny Wickman nel 1973. Sarà proprio questo il periodo in cui sarà ambientato lo spettacolo di Fabbretti. Lo show, infatti, sarà incentrato sulla giovinezza del ragazzo, all’età di ventidue ann, durante la frequentazione della Royal Dramatic Theatre di Stoccolma, e vedrà il giovane Stellan alle prese con il debutto nel mondo cinematografico, le sfide che ha dovuto affrontare lungo il cammino artistico e la complicata relazione con i genitori, in particolare verrà esplorata la figura del padre.

Alberto, innanzitutto complimenti per il tuo impegno artistico… sei giovanissimo ma da due anni vivi già negli States… Il sogno americano che si avvera?

“Il sogno americano sicuramente esiste, è un percorso però molto lungo da raggiungere. Soprattutto se vieni da una cultura molto diversa come quella europea, ci metti molto tempo ad integrarti del tutto. Vivere quì, credo sia il modo migliore per fare propria questa cultura ed imparare ad apprezzarla.”

Come ti trovi nella grande mela?

“Mi trovo molto bene. New York è fantastica. È una città che ha tutto e con un ritmo di vita difficile da trovare altrove. Le persone anche sono particolari, tutte molto diverse le une dalle altre e questo rende molto facile l’integrazione per persone che vengono da culture differenti.”

Immagino che questo sia un periodo piuttosto complicato come, del resto, in tutto il mondo…

“Sì, in America è un periodo molto difficile. L’industria cinematografica è stata colpita duramente, però adesso le produzioni stanno ricominciando. A New York la situazione è buona, attualmente, è una città che, seppur con fatica, sta ripartendo. C’è un forte ottimismo, giustificato dalla situazione che sta migliorando e le persone hanno voglia di ripartire.”

Hai scritto, diretto ed interpretato lo short movie “36 Hours in New York”, ce ne parli?

“È uno short movie che ho scritto di mano mia circa un anno fa. Prima con un mio amico di New York abbiamo inventato la storia, poi con le due attrici che hanno recitato nei ruoli di Alexis e Julia, abbiamo steso il copione. L’abbiamo girato in circa 2 settimane, è un thriller, della durata di dodici minuti. Poi ho seguito la fase di post-produzione, compreso l’editing. È drammatico, ma ci si può intravedere anche una sfumatura comica. Il personaggio Louis è molto ambiguo, fino alla fine non si riesce a capire da che parte stia, nel finale c’è infatti un importante colpo di scena. Ha un lato oscuro e uno luminoso, come chiunque d’altronde. Il film è in gara a quattro festival negli Usa e finalista in un paio in Europa.”

Stai, inoltre, lavorando al tuo primo one-man show dal titolo “Stellan”, incentrato sulla vita dell’attore svedese Stellan Skarsgard, bel traguardo direi…

“È un progetto molto interessante che spero di realizzare presto. È un one-man show, composto da quattro scene, con una durata di circa un’ora, incentrato sulla vita dell’attore svedese. Viene mostrata al pubblico la sua giovinezza, il periodo in cui ha studiato al Royal Dramatic Theatre di Stoccolma e le difficoltà che ha incontrato lungo il cammino artistico. Sarà presentato al Susan Batson Studio, luogo in cui ho studiato per due anni ed ho avuto modo di costruire lo show, ma il mio desiderio è di portarlo al di fuori e dare vita ad un vero e proprio tour teatrale attraverso gli Stati Uniti.”

C’è un attore o regista a cui vorresti ispirarti?

“Ci sono molti attori e registi che mi piacciono. Non ho un modello in particolare, credo che sia molto importante seguire la propria strada, ognuno ha qualcosa di diverso, studiando ed apprendendo ovviamente da attori che hanno molta esperienza alle spalle.”

Com’è iniziata la tua carriera di attore…?

“Ho sempre voluto fare l’attore, però ho iniziato a studiare recitazione nel 2018, prima a Verona al Teatro Stabile e a Roma presso l’Accademia Radiotelevisiva, poi a New York al Susan Batson Studio. Quì, ho deciso di farne una carriera.”

E non solo attore… hai anche sfilato come modello alle ultime due edizioni della New York Fashion Week!

“Sì, mi è sempre piaciuto il mondo della moda. È molto diverso dalla recitazione, però è una carriera che si può benissimo sviluppare parallelamente. La moda ti permette di conoscere moltissime persone e di fare esperienza, come è successo per me nella New York Fashion nel 2019 e in Febbraio e Settembre 2020.”

La tua vita in America è come la sognavi? Ti manca qualcosa dell’Italia?

“La vita in America è come la pensavo, ma molto diversa da quella italiana, e più difficile. È tutto più grande e dispersivo, ma è anche vero che è un Paese con una grande organizzazione. Sicuramente mi manca la mia famiglia, che vive in Italia, così come la tranquillità che la frenesia di New York non permette.”

Una tua giornata tipo?

“Non ho una giornata tipo, come attore ho una giornata molto variabile. Leggo, preparo audizioni, lavoro a copioni e quando ho del tempo libero mi piace vedere dei luoghi, magari intorno a New York, che non ho mai visitato.”

Incoraggeresti i giovani ad intraprendere il tuo stesso percorso?

“Credo che se si ha una passione, bisogna inseguirla, qualsiasi essa sia. Può comportare delle difficoltà, ma se ne vale la pena si affrontano. L’importante è poi vivere in luogo dove ti trovi bene.”

Quali sono, se vi sono, le difficoltà che hai incontrato personalmente?

“All’inizio la lingua, l’inglese parlato, soprattutto se americano, è difficile da capire se non è la tua lingua madre. Però quell’ostacolo poi con il tempo si supera tranquillamente. L’importante è parlare il più possibile, in modo da praticare la lingua.”

Tornerai, prima o poi, a vivere in Italia?

“Per il momento non lo so. Mi piacerebbe fare qualcosa anche in Italia come attore, però attualmente non ho programmi a riguardo.”

Progetti futuri?

“Oltre allo short movie, sto lavorando al mio one-man show “Stellan”, questo occuperà gran parte del prossimo futuro. Inoltre dovrò interpretare delle parti in tre produzioni cinematografiche prossimamente, qui negli States.”

Concludendo?

“Credo che sia importante dedicare il tuo tempo a ciò che ti piace fare, fare più esperienze possibili nell’ambito e fare di tutto per realizzarla.”

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*