Alberto Luca Recchi: “Uno squalo mi ha cambiato la vita”.

LF ha incontrato il 'signore' degli squali...che proprio dopo un casuale incontro con uno di essi, se ne innamorò, dando vita a quella che più che una professione si è rivelata una passione.

Il mare. La bellezza, fondali mozzafiato, colori intensi, quel senso di libertà, di immensità….Il mare occupa ben il 71% del globo, tra oceani, calotte polari, fiumi e laghi.
C’è chi, della vita acquatica ha fatto una buona parte della propria vita, come professione, ma soprattutto, come passione: Alberto Luca Recchi. Credo che non abbia neppure bisogno di presentazioni…! Alberto, è anche un nostro amico, ebbi il piacere di intervistarlo, nel lontano 2006, in occasione dello spettacolo “Squali”, dove il noto giornalista, documentarista e fotografo, raccontava la vita di questi giganti del mare. Giganti che sono la sua passione. Agli squali, ma anche a balene e capodogli, Alberto Luca Recchi ha dedicato e dedica, gran parte del suo lavoro. Scelta coraggiosa, potremmo pensare! La nostra paura per gli squali è ancestrale, forse calcata ed accentuata anche dal successo della saga cinematografica “Lo squalo”, in cui già la colonna sonora la diceva lunga in fatto di paura! A volte succede che gli squali aggrediscano, spesso non in modo letale, ma quando accade, il morso resta impresso sul corpo e nella mente di chi lo subisce! E’ raro, però, che lo squalo aggredisca l’uomo. Può capitare, perchè siamo noi a commettere errori, dato che non siamo tra i cibi di predilezione degli squali….Alberto Luca ne è la prova tangibile! Una vita trascorsa negli oceani, innamoratosi degli squali, Recchi ci ha donato filmati unici nel loro genere, nuotando anche vicino ad essi e presentandoceli come qualunque altro animale. C’è da dire che oggi, purtroppo, lo squalo, da predatore, è diventato preda…inconsapevolmente campeggia sulle nostre tavole, acquistato da ignari compratori “camuffato” sotto i nomi più disparati….
Alberto Luca Recchi ha lavorato a fianco di Piero Angela, e suo è anche il calendario cult, ricchissimo di variegate fotografie con cui accompagna i nostri anni sin dal 1991.
Ma facciamoci raccontare gli oceani da Alberto Luca Recchi…
Alberto, è un piacere oltre che un onore ritrovarti, dopo “qualche tempo” quì sulle pagine di LF….Dove eravamo rimasti?
“Eravamo rimasti che ballavo su un palco invece che su una barchetta…ahahahah…”ballavo” è una parola grossa.”
Una vita dedicata agli oceani, ma soprattutto agli squali….
 “…e alle balene, ed ai capodogli…”
A dire il vero noi abbiamo, da sempre, vuoi per una certa filmografia, vuoi per qualche notizia appresa dai media, un concetto un po’ inquietante su questi animali…..suppongo errori di “giudizio”?
 “Colpa di gente come me! Ma sono entrato nella fase del pentimento…Abbiamo per decenni rappresentato gli squali come non meritavano, lo abbiamo fatto per vanità, per ignoranza o per pagarci il mutuo…lo squalo che nuota in televisione è soporifero…quindi davamo loro del pesce e poi glielo toglievamo dalla bocca all’ultimo momento, filmandolo mentre aveva le fauci spalancate. Fate questo, usando una salsiccia, con il vostro gatto o cagnolino e anche lui, da pochi centimetri, vi sembrerà un mostro.”
Dal tuo primo “incidente di percorso” durante il quale venisti a tu per tu con uno squalo, non li hai più lasciati?
“Il primo squalo non l’ho cercato, l’ho incontrato per caso. Per la paura, mi sono ferito su uno scoglio e ho cominciato a perdere sangue. Ho visto lo squalo e il mio braccio sanguinante e ho pensato è finita, invece mi ha graziato…dopo mi sono detto che la situazione più complicata forse l’avevo vissuta: solo, a largo, in apnea, e pure ferito. Diciamo che quel primo squalo mi ha cambiato la vita.”
Hai realizzato numerosi servizi per Piero Angela….che esperienza è stata?
“Lavorare con Piero è un’esperienza meravigliosa. Parliamo di un uomo che ha una memoria prodigiosa e una incredibile capacità di collegare concetti diversi sparsi in più campi. Credo che tra cent’anni sarà ricordato più ancora che per la TV per i suoi libri che sono bellissimi.”
Realizzi ancora il tuo stupendo calendario “cult” con le tue suggestive immagini?
“Il mio primo calendario è del 1991 e proprio in questi giorni sto chiedendo l’edizione 2019…avevo deciso di fermarmi al 25esimo anno, poi mi sono detto che, forse, al 30esimo posso arrivarci.”
Esponi un po’ in tutto il mondo….al momento a cosa stai lavorando?
“In questa fase della vita mi sto dedicando molto ai giovani. Vado nelle scuole, nelle università, nei teatri a raccontare quello che è successo in quelli che io definisco i 40 d’oro dei fondali. Mi spiego: a mio avviso per le scoperte ci sono stati due periodi d’oro nella storia: uno che va dal 1490 al 1530 in cui i vari Colombo, Magellano, Vespucci, Pigafetta, Caboto, Diaz, Verrazzano ed altri, grazie al perfezionamento di timone, vele e bussola, hanno scoperto continenti, stretti, isole e passaggi, ed un altro periodo d’oro, tra il 1960 e il 2000 in cui, grazie alla vulcanizzazione della plastica, si sono potute costruire maschere e pinne e, grazie alla scoperta dell’erogatore, l’uomo è riuscito a scendere e a nuotare come un pesce tra i fondali ed a sfiorare creature bizzarre e minuscole o perfino i giganti del mare.”
“In questi 40 anni quanto ed in che modo sono mutati i fondali?”
In questi 40 anni si sono scoperti i fondali di un po’ tutto il mondo e gli abitanti che li popolano. Quindi faccio parte di una generazione unica e fortunata, ma anche sciagurata, perché il mare lo stiamo distruggendo. La generazione dei miei genitori non aveva le attrezzature, quella delle mie figlie, se le cose non cambiano, non avrà i pesci.”
 
 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 

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