Alessandro Biagini: “Il ladro di zucchero”…

...è ovviamente, il titolo dell'ultimo coinvolgente thriller dell'autore romano.

Durante una fredda e ventosa mattina di Febbraio, in un bar della zona di Roma nord, avviene l’incontro con un giovane scrittore, davvero particolare e singolare: Alessandro Biagini.  Un ragazzone alto, spontaneo, che mi ha accolta con un gran sorriso bonario, autore del thriller ” Il ladro di zucchero” ( sarà un caso la scelta di un bar, seduti comodamente davanti a due fumanti cappuccini con….zucchero?) . Dall’idea che mi sono fatta di questo personaggio, con lui, nulla viene lasciato al caso. La prima sensazione che ho avuto, è stata quella di avere davanti a me, una persona molto “burlona” ma, soprattutto di animo gentile, generoso…che mai potresti immaginarti come autore di gialli, e che gialli!  ” Il ladro di zucchero” prende il nome da una curiosa circostanza che, però, lascerò sia l’autore a raccontarvi.

Il romanzo è un thriller mozzafiato, in cui vi è, come in ogni giallo che si rispetti, un “buono” ed un “cattivo”. Filo conduttore del romanzo, la follia. Un pazzo e spietato assassino “semina” cadaveri, vittime inermi…un ladro di zucchero che ruba le vite….e di cui il lettore ha quasi paura, lo teme! E’ psicologicamente inquietante!

Il libro si legge con grande passione, attenzione. Prerogativa del romanzo, oltre a non esserci, come invece in genere accade nei thriller, le figure dei poliziotti, anche quella che, ciascun lettore, può trarre, da ciò che legge, infiniti messaggi differenti! E questo è un punto di forza del libro!

Lo stile, per nulla banale, è quasi cinematografico direi…si ha come la sensazione di essere nei luoghi e nelle situazioni descritte, di “vederle”.  I tempi, brevi, stile giornalistico! E’ questo ad intrigare, trasportare, incollare il lettore, pagina dopo pagina, con la voglia di arrivare all’ultima, tutto d’un fiato.  Biagini è davvero uno scrittore di grande talento. Per chi ama il “brivido”….mai scontato o banale!    “Clic…”

” Raccontaci com’è iniziata questa tua voglia di scrivere?”

” E’ iniziata come hobby, una passione. Io ho sempre scritto. Questa volta, però, è la prima, che lo faccio con una casa Editrice. Fin’ora ho sempre pagato di tasca mia. Così ho deciso di spendere un tantino di più, ma rivolgermi ad una casa Editrice di Orvieto. Devo fare una premessa: io sono molto geloso delle mie cose, di ciò che scrivo, e non mi piace che altre persone leggano prima….ma mi son detto – proviamo-  . Ho inviato il manoscritto. Ho atteso circa un paio di mesi per la risposta! Poi, un bel giorno, su Facebook, ricevo un messaggio della titolare che mi scrive: ” sono sconvolta!” Io, dapprima, non capivo. Il lavoro mi piaceva, non mi sembrava così male! Ma quella parola poteva voler dire tutto o niente. Poi mi feci coraggio, e proseguii a leggere il messaggio! Con grande sollievo, scorrendo tra le righe, scrisse che era strutturato bene, che era una storia bella, che si prestava perfino per un lavoro cinematografico. Da lì è iniziata questa nuova avventura!  Questo romanzo era più una scommessa che altro, perchè ho sempre scritto racconti, fiabe per bambini, romanzi, articoli….mi mancava una storia tra il giallo ed il thriller.”

 

” Il titolo com’è nato?”

” L’artefice è stata una terza persona! Un giorno entrammo in un bar a prendere un cappuccino, ho visto una bustina di zucchero che mi piaceva, l’ho presa e me la sono messa in tasca. Lei allora mi dice: – ” ma sei proprio un ladro di zucchero!”- Ho ripensato tutto il giorno a quella frase, che poteva diventare un’idea per dare inizio ad una storia. Così ho iniziato a lavorarci sopra. Devo aprire una parentesi: all’epoca, non per fare pubblicità alla Illy caffè, ma loro, sulle bustine di zucchero, erano soliti riportare, su ognuna di esse, un verbo, ” gioca”, ” disegna”, “pensa”, ed ho lavorato anche su questo.”

 

” A te quale verbo era capitato?”

Tutti! Perchè ho preso tutte le sei varietà di verbi sulle relative bustine. Così ho iniziato a lavorare sul personaggio buono, che ero io, un barista…”

 

” Autobiografico?”

” No. Anche se chi scrive deve, ovviamente, avere un appiglio. In passato ho scritto cose autobiografiche, nelle quali apparivano anche le figure di mio padre, mio figlio…Poi ho pensato fosse il caso di cambiare. E mi sono calato, per questo romanzo, nel ruolo del barista buono, messo lì per caso, che però, conosceva il cattivo quando erano bambini. Loro da piccoli giocavano assieme, con lo zucchero e le formiche, nella campagna Toscana. Mentre il buono portava lo zucchero alle formiche, il cattivo le tagliava le teste! Si incontrano dopo trent’anni, il cattivo non riconosce il barista, ma il barista lo riconosce perfettamente! “

 

” Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura di questo romanzo?”

” Proprio trovare il modo di far “resuscitare” il serial killer, riconosciuto dal barista, che, in realtà, tutti sapevano morto, insieme ai suoi genitori ed al fratello, cadendo con la macchina in un dirupo, che poi prese fuoco. Ma non posso svelare di più.”

 

” Come si articola questa vicenda?”

” Ci sono come due storie contrapposte, per verbi che sono sulla bustina di zucchero, quando il cattivo uccide, per settimane, quando il barista tenta di fermarlo. In tutti i libri gialli c’è di mezzo un poliziotto. Nel mio no. Fanno tutto i vari personaggi positivi, ma non una giustizia privata. E’ una storia, come dire, atipica. Secondo me, chi legge, deve immedesimarsi nella zona, nei luoghi, capire dove si svolge quella azione.  E non c’è sangue! Ogni lettore può dare la sua interpretazione.”

 

” Questo romanzo potrebbe avere un seguito?”

” Potrebbe sì. Ed ho anche un contatto per poterne realizzare un film. Sai, io ho il Diploma da operatore cinematografico e televisivo. Da un lato, è una fortuna, dall’altro, meno. Il mio modo di scrivere è legato molto alla scuola che ho frequentato. Quando io scrivo, lo faccio in funzione di ciò che vedo, è un modo particolare, cinematografico, molte descrizioni, situazioni. Questa persona non mi ha promesso nulla, mi ha detto però, che il libro dovrebbe essere trasformato in sceneggiatura. Dovrei farlo io, e non l’ho mai fatto.”

 

” Che persona sei?”

” Un pazzo! Tipo un clown, che si trasforma una miriade di volte. A parte il mio lavoro di guardia giurata, la passione per la scrittura, un bambino piccolo, una famiglia, bollette e problemi come tutti. Quando sono per strada, in giro, sulla Metro, mi piace se la gente mi guarda, senza riuscire ad associarmi ad alcun mestiere. Tipo: di solito uno con la borsa di pelle è avvocato, commercialista, ecc. Io , invece, non lascio trapelare nulla e questo, a volte, inquieta le persone che ho di fronte, che non riescono a capire in nessun modo che io possa essere uno scrittore metropolitano sempre alla ricerca di uno spunto per la prossima storia.”

 

” Il tuo tempo libero?”

” A trovarlo! Per scrivere una storia, devi avere un’ambiente che si presti, tranquillo, silenzioso…Il problema è che, appena apro il pc, mio figlio vuole fare i giochini, oppure, suona il telefono, la porta, la Tv accesa…..Allora, o scrivi di notte, con la sveglia, per me, alle 5.00 del mattino, o ti crei un piccolissimo spazio al lavoro, ma è complicato! Per scrivere questo libro ci ho messo un anno.”

 

” Quale autore ami leggere?”

” Io (ride n.d.r.)  Non ce n’è uno in particolare, è come per la musica, ascolto e leggo un po’ di tutto, anche perchè aiuta a creare varie correnti di pensiero. Purchè non sia politica, calcio, ma una storia che trasmetta qualcosa.”

 

” Com’è nata la copertina?”

” La casa Editrice mi inviò tre copertine…una peggio dell’altra! L’unica che, forse, poteva andare, era un’immagine raffigurante un uomo seduto ad un tavolino appoggiato con la mano, senza testa! L’ho trovata lucubre, cupa, scura. In realtà ho scoperto, poi, che era un quadro di un’artista a cui avrei dovuto chiedere la liberatoria, per utilizzare l’immagine.  All’epoca, mio cugino era in vacanza in Grecia. Lui fa il sub e durante un’immersione, aveva fatto la foto, ma in orizzontale, della sua mano con questa stella marina. Loro, in questo caso, con cognizione di causa, hanno collocato la foto in verticale, come fosse la mano di un cadavere che pian piano affonda, e la stella marina, a far da contrasto a questo cadavere. La morte ( la mano) contrapposta alla vita ( la stella marina). In più le venature che si notano quasi a voler simulare del sangue, si prestava decisamente meglio come copertina.”

 

Per chi desiderasse saperne di più o scrivere all’autore: illadrodizucchero@libero.it

 

 

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