Alessandro Pagani: “L’uomo dovrebbe imparare sempre più ad essere goliardico, perché fa bene al cuore.”

Lo scrittore fiorentino, con questo libro celebra la risata e la goliardia attraverso giochi di parole, doppi senzi e arzigogoli letterari, rifacendosi a maestri dell'umorismo quali Marcello Marchesi, Achille Campanile e Giovannino Guareschi, mantenendo tuttavia una propria originale identità.

Ridere fa bene… al cuore, all’anima ed alla mente, oltre a mettere in moto ben 12 diversi muscoli del viso. Sembra facile, una cosa da nulla, a volte sorridiamo quasi senza nemmeno rendercene conto. E’ ormai noto che sono molti gli psichiatri e gli psicologi che, per esempio, consigliano la terapia della risata a pazienti affetti da disturbi e malattie mentali come schizofrenia, disturbi bipolari, depressione sia media che grave e così via. Senza addentrarci nei meandri patologici, comunque, ridere e sorridere solleva l’umore all’istante, aumentando l’energia personale con risvolti positivi nelle attività di ogni giorno.

Troppo spesso però, il vivere quotidiano, i piccoli e grandi problemi, il delicato periodo storico che stiamo attraversando, il sorriso ce lo tolgono…

Oggi ho il piacere di incontrare uno scrittore, Alessandro Pagani, che dell’autoironia e della goliardia, ha fatto uno stile di vita, anzi, un libro dal titolo “Io mi libro”. Una raccolta di 5oo frasi umoristiche e dialoghi comici che, attraverso giochi di parole, doppi senzi e arzigogoli letterari, mette in mostra il lato più ironico dell’autore stesso.
Rifacendosi a maestri dell’umorismo quali Marcello Marchesi, Achille Campanile e Giovannino Guareschi, Pagani ha voluto cogliere i momenti di ‘imbarazzo’ che possono scaturire dall’ambiguità delle parole di tutti i giorni, in quelle situazioni paradossali che possono sembrare banali, ma che a volte non lo sono. Un modo semplice, ma non semplicistico, per non prendersi troppo sul serio. Al termine del libro, come una sorta di omaggio al lettore, un breve racconto dal titolo “Breve racconto onirico”.

Un libro agile da leggere, divertente (mi sono scoperta a ridere da sola!) che stimola non soltanto la fantasia ma anche il cervello, perchè invita alla riflessione. Non una comicità banale immediata, ma anche un ‘allenamento mentale’ per indagare sulle debolezze dei nostri usi e costumi, davvero esilarante. Insomma è proprio il caso di dire che ridere è una cosa seria.

Alessandro Pagani, che scrive per passione, vive a Firenze, dove lavora presso l’Azienda Sanitaria. La poesia lo affascina da sempre ma non disdegna neppure la musica: nel 1989, infatti, ha iniziato un percorso come musicista con svariati gruppi, tra i quali gli Stropharia Merdaria, i Parce Qu’Il Est Triste, gli Hypersonics, i Subterraneans e successivamente con i Valvola, insieme ai quali ha fondato l’etichetta discografica Shado Records. Attualmente è batterista della desert rock band Stolen Apple.

“Io mi libro” – ci racconta Pagani – “contiene una raccolta di cinquecento frasi umoristiche e dialoghi comici che attraverso giochi di parole, doppi sensi e arzigogoli letterari mostra il lato più ironico del mio essere. Rispetto ad un mondo qual’è il nostro, che sembra avere sempre più necessità di momenti d’intrattenimento per affrontare (e magari sconfiggere) le paure e le frustrazioni del nostro tempo, ritengo la comicità, nell’accezione più estesa del termine, un espediente indispensabile per vivere meglio, poiché oltre a facilitare le relazioni interpersonali e connettere i nostri pensieri verso la realtà, “libera da inibizioni e rimozioni, mettendo temporaneamente a tacere l’istanza della censura, ed offrendo una valvola di sfogo all’aggressività”…come sosteneva Freud. Oltre a ciò, l’umorismo e la comicità assumono un ruolo fondamentale nella dissacrazione del quotidiano, per non celebrarne gli affanni e le tragicità, smitizzarne gli stereotipi ed i luoghi comuni ormai superati, per riuscire a trovare nuove risposte critiche al tutto ed al suo contrario. A chiusura delle frasi presenti nel libro, segue un racconto finale più intimo, nel quale parlo di un mio sogno fantastico: quello di volare.

Una delle 500 frasi del libro è stata selezionata per l’agenda 2019 di Comix in uscita a Giugno 2018.
“E’ stata una piacevole sorpresa quando gli autori di Comix me l’hanno comunicato, dal momento che questo nome è uno dei più importanti nel nostro paese in ambito umoristico. Sebbene si tratti di una sola frase (che naturalmente non posso svelare), apparire su un’agenda il cui motto è “se fa ridere è Comix” è per me grande motivo d’orgoglio.”
Come a dire “Meglio prendere la vita con umorismo”?
“Oltre a combattere le ansie del quotidiano, l’umorismo nasconde aspetti che possono accrescere la consapevolezza individuale nei confronti della realtà, prima di tutto perché aiuta a spingere alla riflessione portando ad elaborare con distacco ‘interessato’ le vicende della vita, in secondo luogo perché ne esorcizza gli eccessi, le esagerazioni, gli insuccessi e le umiliazioni attraverso un’esclusiva cognizione della realtà nelle sue apparenze meno ovvie. L’umorismo è uno strumento di crescita personale per non banalizzare ogni valutazione il-logica di tutto quello che ci circonda, visto che offre a tutti la possibilità dello straordinario in un contesto ordinario, per metterci in relazione con qualcosa di più grande di noi.”
In quali occasioni le è stato di aiuto questo modo di vedere la vita?
“Senza peccare di presunzione, penso che se riuscissimo talvolta a vedere le cose da un’altra angolazione, all’origine totalmente contraria e inaspettata, forse vedremmo ogni nostra difficoltà in maniera diversa, ed avremmo una soluzione alternativa alla stessa. Nei momenti bui della mia vita, l’autoironia mi ha sempre indicato una strada percorribile, diversa ed illuminata, per rialzarmi da terra. Di sicuro a volte ci vuole determinazione e forza di volontà per tornare a sorridere, ma se ci si riesce lavorando attraverso il proprio inconscio, staccandosi dalle cose inutili e materiali ed elevandosi a giudice imparziale della propria situazione talvolta surreale, si può anche riacquistare fiducia in se stessi e tornare a credere in quella vita che precedentemente sembrava averci voltato le spalle.”
Lei scrive, suona per diletto e lavora…per necessità…Ci racconti un pochino la sua vita e quando ha scoperto il suo lato artistico.
“Ho sempre sentito dentro la necessità di esprimere le mie attitudini, come ampliamento delle mie conoscenze/capacità verso il mondo esterno: confrontarmi continuamente con esso (non soltanto dal punto di vista lavorativo verso il quale comunque non posso esimermi per motivi di sostentamento), non solo ha fatto crescere la mia autostima, ma ha fatto sì che scoprissi e amassi l’arte in tutte le sue forme. Durante gli anni ’80 Firenze divenne una città rivoluzionaria in ambito creativo, con talenti innovativi e nuovi ideali divisi in tutti i settori dell’arte e della cultura. In quei tempi anch’io iniziai a misurarmi tra musica e letteratura, prima attraverso “Pat Pat Recorder”, una storica associazione multimediale artistica di quegli anni, poi con bands tra le quali Stropharia Merdharia e Subterraneans, al debutto prima come tastierista poi come batterista.”
Segue una qualunque ‘corrente letteraria’?
“In questo momento nessuna, per non farmi condizionare e per tentare d’essere il più originale possibile. Ma nel passato ho seguito un po’ di tutto, sostenendo maggiormente la ‘beat generation’ di Kerouac ed il ‘teatro dell’assurdo’ beckettiano. Sebbene il futurismo rimanga per me uno dei movimenti culturali più affascinanti di sempre.”
Attualmente è batterista del gruppo rock Stolen Apple…fate anche concerti?
“Certo, l’ultimo è stato un paio di mesi fa. Dal punto di vista live, ci piacerebbe uscire un po’ fuori dalle cerchie cittadine, visto che a Firenze e provincia abbiamo praticamente suonato ovunque. Dal punto di vista compositivo invece, stiamo dando vita ai nuovi brani per il secondo disco, dopo l’uscita dell’album d’esordio intitolato “Trenches” (Settembre 2016).”
Lei vive nella splendida Firenze, città culturalmente florida. Che periodo sta vivendo il capoluogo?
“Parlando di cerchie cittadine, credo che Firenze negli ultimi anni sia di nuovo circondata da mura simboliche a sua protezione. Sarà perché ho vissuto e decantato gli anni dei quali parlavo prima, che letteralmente videro un’esplosione d’inventività e d’estro mai più ritrovata nel tempo, o forse per un’osmotica impostazione genetica tramandata dai mercanti fiorentini dell’antichità (che presumibilmente si prendevano cura esclusivamente dei loro interessi), fatto sta che la città sembra ancora vivere una fase limitata, provinciale, dando l’impressione di non essere mai riuscita a decollare verso un suo futuro più congruo, sia in campo culturale (nonostante i molteplici eventi, mostre ed happenings che settimanalmente si tengono), che in altri settori. Sembra tutto più puntato sull’effimero, il transitorio, maggiormente rivolto alla celebrazione dell’immagine invece che ai contenuti, dove manca l’unicità dei talenti portatori sani di qualità. Che in ogni caso, sebbene in numero limitato, esistono ancora.”
So che lei è anche volontario del Canile Del Termine di Sesto Fiorentino dove suppongo non vedrà sempre scenari esattamente felici…quanto le donano gli animali in questo suo percorso?
“La riconoscenza che leggo sempre nei loro occhi basterebbe a non dire altro….perché dopo quindici anni di volontariato, ogni volta che esco dal canile, mi rendo conto di quanto gli animali siano esseri straordinari, a prescindere da quanto lo siamo noi.”
C’è già un prossimo libro in cantiere?
“Altre cinquecento frasi sulle quali sto lavorando, che stavolta vorrei dividere per categoria, e l’idea di bissare il racconto nel finale che a molti non è dispiaciuta affatto, per regalare un bonus di lettura differente, ed accontentare anche gli amanti della narrativa. Riguardo a ciò, sto pensando, dopo più di trent’anni dalla sua scomparsa, di dedicare il prossimo racconto a mia sorella Daniela.”
Sempre a carattere ‘goliardico’?
“Riferendosi alle frasi, naturalmente. L’uomo dovrebbe imparare sempre più ad essere goliardico, perché fa bene al cuore. Non per niente, l’anagramma della parola è cardiologi.”
Concludendo?
“Innanzitutto ringraziarvi per lo spazio concesso, non è mai facile per un esordiente riuscire a parlare delle sue ambizioni e dei suoi progetti, che sono un po’ come me: eccentrici, silenziosi, e …. l’anagramma di ingenui 🙂

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*