Alex Zanardi: affinché la seconda rinascita sia come la prima.

Questa intervista, pubblicata nel 2002 su “L’Agenda” della UILDM, viene riproposta quì su LF MAGAZINE nella sua interezza, come un augurio affinchè lo stesso spirito che allora consentì a Zanardi di diventare quello che è diventato, lo animi quando sarà uscito dal presente tunnel ospedaliero.

Occupandomi di motorismo sportivo, ho avuto più volte modo di parlare di e con Alex Zanardi in occasione dei suoi diversi rientri nel mondo agonistico con BMW.

Ironia della sorte, è di pochi giorni fa l’annuncio di BMW Team Italia che confermava la presenza del pilota nel round di Monza del 7-8 Novembre del Campionato Italiano Gran Turismo al volante di una M6 GT3.

Avevo però conosciuto e intervistato Alex Zanardi nell’ormai lontano 2002, quindi non tanto tempo dopo l’infausto incidente al Lausitzring: era un Zanardi ancora fresco delle cicatrici, soprattutto psicologiche, dell’incidente, ancora alla ricerca di una sua nuova dimensione, quella che l’avrebbe poi portato a diventare Ambassador BMW, “atleta immagine” per Armani, campione di handbike.

L’intervista venne pubblicata su “L’Agenda” della UILDM e viene riproposta quì su LF MAGAZINE nella sua interezza, come un augurio affinchè lo stesso spirito che allora consentì a Zanardi di diventare quello che è diventato, lo animi quando sarà uscito dal presente tunnel ospedaliero, lasciando inalterate la “caparbietà e determinazione che possono aiutarti moltissimo a vincere altre sfide che la vita stessa ti impone”.

L’intervista prendeva spunto da due precedenti interviste a due altri grandi della Formula Uno accomunati dal dover convivere con le conseguenze di un grave incidente: Frank Williams e Clay Regazzoni.

Intervista

Partirei dal chiederle di rileggere, alla luce della sua esperienza, due frasi significative di Williams e di Regazzoni:

Williams: “… mi ritengo un privilegiato … gli ostacoli nel condurre una vita normale li ho superati grazie alla possibilità di usare un jet privato, di avere due infermiere …”

Regazzoni: “… ogni tanto mi chiedo se sono un sopravvissuto, perchè avrei dovuto essere morto dallo choc dell’incidente …”

Cos’era per lei la fortuna e cosa è invece adesso?

“La fortuna è qualcosa che normalmente va aiutata a mostrarsi e, al tempo stesso, talvolta, con il nostro comportamento, andiamo a cercarci l’esatto contrario, comunque penso che la differenza tra fortuna e merito personale sia spesso solo una questione di opinioni . “Sono fortunato ad aver sposato una donna fantastica o me la sono scelta” ?, ” ho un figlio meraviglioso, è un dono di Dio o semplicemente sangue del mio sangue” , “ho avuto la fortuna di riprendermi da un terribile incidente, o ho saputo trovare in me la forza di farlo” ?.”

 

Nel corso della sua carriera ha avuto modo di vedere colleghi uscire da paurosi incidenti finiti in maniere completamente diverse: Ratzenberger e Senna morti a Imola, Wendlinger e Hakkinen riprendere dopo lunghe terapie, altri usciti da voli spaventosi senza conseguenza alcuna. Come ha vissuto le loro esperienze?

“Con apprensione, soprattutto perchè erano persone che conoscevo.”

 

In cosa è cambiato oggi il suo modo di vedere un incidente?

“Non è cambiato, ogni altro pilota mi è sempre apparso vulnerabile, al contrario del sottoscritto, anche se la mia conoscenza specifica delle corse mi porta a vivere con meno apprensione un incidente, potendone valutare immediatamente la gravità.”

 

Una domanda cinica: quanto è differente subire un grave incidente disabilitante essendo un noto pilota di F1 rispetto ad essere uno sconosciuto pilota di formule minori?

“Immagino molto, considerando la cosa da un punto di vista economico, cercarsi le cure migliori senza doversi preoccupare dei costi è un vantaggio immenso, secondariamente credo che la mia reazione, considerata da molti come estremamente positiva, è stata mostrata attraverso i media alla gente perchè io ero in qualche modo già conosciuto prima dell’incidente e questo mi aiuta molto nella vita di tutti i giorni, perchè riduce la distanza che si crea naturalmente alla scoperta dell’handicap. La gente sa, sa come ho reagito e mi affronta con un sorriso al posto della solita espressione di pena.”

 

Nell’ultima intervista a Autosprint lei confessa di aver avuto delle aspettative forse troppo ottimistiche per quanto riguarda le possibilità di recupero: può dare ai lettori una visione del percorso psicologico che ha vissuto dal momento dell’uscita dal coma ad oggi? E soprattutto di come è riuscito a superare i momenti di crisi e di maggiore difficoltà?

“Autosprint ha enfatizzato un po’ troppo le “delusioni” del mio primo anno post incidente, io sono sempre stato un uomo estremamente ottimista che crede di trovare la risposta che cerca dietro il prossimo angolo, questo ti porta a correre perchè ti senti vicino al traguardo anche se magari hai già il fiatone… ecco, credo di essere un grande ottimista che “corre”, alla propria velocità, da un anno e questo mi ha permesso probabilmente di arrivare prima di altri ad un livello di riabilitazione già soddisfacente.”

 

Quanto in ciò le è servito lo spirito da vincente che qualsiasi sportivo si porta dentro?

“Sportivo ci nasci , non lo diventi, quindi penso che aver dimostrato di possedere qualità che ti portano a primeggiare su altri, significhi che la stessa caparbietà e determinazione può aiutarti moltissimo a vincere altre sfide che la vita stessa ti impone.”

 

Ci racconta cosa si propone di fare e quali piani ha la Zanardi Foundation.

Nell’intervista citata, lei parla dei limiti di mobilità delle attuali protesi: tra i nuovi progetti della Zanardi Foundation si prevedono anche operazioni di fund raising finalizzate a dare avvio a nuove sperimentazioni e a nuove aree della ricerca?

Quanto crede che in ciò le sarebbero di supporto i suoi ex colleghi della CART e della Formula Uno?

“La fondazione che ho creato è in realtà al momento un semplice “deposito” preposto alla raccolta delle generose offerte della gente ed al ricavato che ottengo a fronte di interviste particolari, pubbliche apparizioni, cessione di diritti d’immagine ecc.

Dai fondi raccolti sono già stati donati 85.000 dollari usa all’AMADE , fondazione per l’infanzia creata dalla Principessa Grace Kelly e perpetuata nelle proprie iniziative benefiche dal figlio il Principe Ereditario Alberto di Monaco che ha impiegato questi fondi per portare al completamento un progetto di scuola e centro di prima assistenza pediatrica in Madagascar. A fine anno deciderò come devolvere quanto raccolto in questa stagione.

Al momento non credo di impiegare qualcosa sulla ricerca nel campo delle protesi, quanto piuttosto per fare aver le protesi a qualcuno che non se le può permettere… premetto che la mia fondazione non agisce al momento in modo diretto investendo i fondi raccolti, ma si appoggia ad altre che hanno già scopi precisi, comunque non è detto che magari un giorno questo possa succedere magari anche con il coinvolgimento di amici-colleghi piloti per enfatizzarne le iniziative.”

 

Quanto è faticoso il dover essere uomo pubblico anche nelle avversità?

“Non lo è, anzi se hai qualcosa di buono da mostrare ti aiuta.”

 

E’ d’accordo sul fatto che essere un uomo pubblico comporti anche una sorta di obbligazione morale verso gli altri, nel senso che, se si rappresenta un modello positivo, è doveroso trasmettere questo modello anche nel modo di affrontare le avversità?

“No, francamente non mi sento un modello di vita, ma mi lusinga tantissimo essere considerato tale da qualcuno.”

 

Lei dice che il mondo dell’handicap le ha aperto il cervello: che cosa era per lei prima dell’incidente?

“Una persona troppo impegnata per vedere alcuni problemi di altri, tutto qui, ma se ho sentimenti nobili oggi vuol dire che li avevo già allora.”

 

Cosa dovrebbe fare il mondo dell’handicap per aprire il cervello alle persone prima che siano forzate a scoprirlo diventandone forzatamente parte?

“Il mondo dell’handicap dovrebbe aiutare le persone normodotate ad aiutarle, invece di nascondersi, per il resto bisognerebbe, a mio avviso, bandire quella enorme corbelleria che è il servizio militare, favorendo invece opere di assistenza ai bisognosi, perchè sarebbe utilissimo ad educare positivamente ogni categoria di persone.”

 

Quali insegnamenti pensa che dalla sua esperienza possa trarre chi si trova nella medesima situazione, essendo però meno privilegiato di Williams o di lei?

“Rimuovere la vergogna dovuta alla propria condizione che ti porta a nasconderti credendo che nessuno ti vuole aiutare, in realtà non ti vedono perchè non ci sei!!! Aiuta la gente ad essere gentile e se non riesci a far tutto fai almeno ciò che puoi, ma fallo!!!!”

 

Come è cambiata la sua visione del futuro? Ovvero, come è cambiato, se è cambiato,  l’orizzonte temporale sul quale si trova a pensare?

“Sono più consapevole che l’orologio gira ma quindi più determinato a godermi bene il mio tempo concentrandomi sulle cose che ritengo importanti.”

 

A Luglio lei è tornato nel mondo CART in occasione della gara di Toronto. Qual è il suo rapporto con quel mondo e quali sono le differenze in termini di valori umani tra CART e F1?

“La mia visita in America è stata piacevolissima, ho ricevuto un’accoglienza fantastica da persone alle quali sono particolarmente legato ed in più ho portato a termine senza grossi problemi la sfida di un viaggio che poteva sembrare difficoltoso a qualcuno nella mia condizione. L’ambiente americano è più rilassato ma forse anche perchè ci sono meno “mele del peccato ” da raccogliere, in F.1 lo sport è morto da tempo a favore del dio denaro.”

 

Come sta cambiando la F1, specie per quanto concerne il lato umano e il rapporto con il pubblico? Come spiega il grande successo di pubblico di campionati “tecnicamente” inferiori come il DTM tedesco, le World Series F3000, il mondiale Superbike?

“Credo di aver già risposto prima, in F.1 il business sta prendendo il sopravvento e la gente che vuole vedere una manifestazione sportiva comincia a rendersene conto.”

 

E’ possibile  costruire delle amicizie nel mondo delle corse? Ci parli della sua esperienza. C’è qualcuno di quel mondo che le è stato particolarmente vicino dopo l’incidente?

“Sì certo, siamo solo uomini, suscettibili di sentimenti poco nobili come l’invidia, ma anche di altri meravigliosi come onestà, riconoscenza e capacità di ammettere i propri limiti quando qualcuno è più bravo di noi. Molti fra i piloti mi sono stati vicini, in particolare Jimmy Vasser, Max Papis, Tony Kanaan e Johnny Herbert.”

 

Perchè Zanardi è stato rifiutato dalla F1? C’è chi dice che non faceva “audience” (a differenza di Montoya, proveniente da un’esperienza comune), che era troppo “pulito” e onesto per quel mondo: cosa c’è di vero?

“Zanardi non è stato rifiutato dalla F.1, Zanardi è andato molto piano in F.1 e di conseguenza è stato sostituito. Bisognerebbe entrare nel merito del perchè un pilota può offrire un anno prestazioni eccezionali che ne giustificano la scelta e poi cadere nell’incapacità di far funzionare suddetta scelta, ma finiremmo di nuovo nel campo delle opinioni dove, chi a favore, parla di boicottaggio per screditare la categoria nella quale il sottoscritto aveva dominato per due stagioni, chi contro, dice che in F.1 sono semplicemente tutti più bravi. La mia opinione è nota, ma può essere giudicata chiaramente di parte, comunque ritengo che pur essendo io il primo a non aver tentato ogni cosa per risolvere i miei guai, in Williams non si è remato contro, ma sicuramente hanno commesso gravi errori nell’impostazione del mio rapporto con i tecnici del team.”

 

Ad Autosprint lei ha dichiarato di non essere interessato a fare il giornalista o l’opinionista di F1: perchè allora la scelta di collaborare con Superabile.it?

“E’ vero, non mi vedo nei panni del giornalista a tempo pieno, tuttavia rispondo sempre con piacere alle domande che mi vengono fatte sull’ambiente dall’automobilismo. Fare un commento di poche battute ogni due settimane per il sito di superabile.it, è un impegno modesto che a fine stagione mi avrà preso meno tempo di quanto ne è servito oggi per risponderle con questo oggetto da me poco amato chiamato computer. (è una battuta!!!).”

 

 

 

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