Andrea Giostra: “E’ stata mia nonna Vita a trasmettermi la capacità di raccontare storie in grado di rapire la mente di chi le legge.”

LF ha incontrato un uomo che ha fatto delle tradizioni della sua terra le proprie peculiarità, articolando nei suoi romanzi, un dialetto che non è tale, piuttosto un poutpourrì di cultura popolare palermitana e siciliana.

Andrea Giostra

La Sicilia, una terra di forti contrasti, di colori, di mare cristallino, di arte, di cucina dai mille sapori intensi, unici al mondo. Lacrime laviche, piane calcaree battute dal vento, lande assolate colore del bronzo, questa isola orna il Mediterraneo come un filo di perle orna il collo di una bella donna. Una terra che ho amato sin dalla prima volta che vi misi piede ed in cui torno, periodicamente, più che volentieri, quasi attanagliata da una sorta di romantica nostalgia. Una terra generosa, come lo sono i suoi abitanti. La natura sembra aver destinato a questa isola le sue maggiori meraviglie: monti, colline, e soprattutto il mare, che con i suoi incredibili colori, la trasparenza delle acque e la bellezza dei suoi fondali primeggia sugli altri mari, con un fascino arricchito anche dalle preziose testimonianze archeologiche che raccontano le antiche origini della Trinacria (antico nome della Sicilia), e dai tanti monumenti, testimonianza di un’arte che ha saputo forgiarsi nel corso dei secoli.

Il personaggio che ho incontrato oggi per voi, incarna per intero le caratteristiche sopra descritte, siciliano da “generazioni”, Andrea Giostra è un eclettico maestro di cultura. Descrivere in poche parole le sue peculiarità non è semplice… Appassionato di Arte e di Cultura si è laureato in Psicologia Clinica con lode, con gli ultimi quattro esami sostenuti all’Università di Gent (Belgio), dove ha preparato la tesi di laurea all’interno di un progetto di ricerca scientifica della Faculty of Psychology and Educational Sciences diretta dalla Prof.ssa Verhofstadt. Per cinque anni ha collaborato con la Cattedra di Psicologia Clinica dell’Università degli Studi di Palermo, diretta dallo psicoanalista Prof. L. Sarno. Ha partecipato ad un Corso Biennale di perfezionamento post-lauream in Psicoanalisi Freudiana, presso l’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo diretto dal Prof. Sarno. Ha frequentato un Master triennale in Criminologia, diretto dal Prof. G.V. Pisapia dell’Università degli Studi di Padova. Ha progettato e diretto diverse Mostre di Arti Visive e di Architettura, tra le quali: La Mostra su “Le dimore dei Viceré di Sicilia nell’età degli Asburgo” realizzata a Palermo nell’Aprile del 2013 presso palazzo Steri; Project Manager e Planner di importanti Opere di ricostruzione virtuale quali quella del sito archeologico di Noto Antica (SR), oggi Patrimonio dell’UNESCO, rasa al suolo dal terremoto del 1693; Project Manager e Planner del progetto di fruizione turistica attraverso le installazioni virtuali del Museo Geologico Gemmellaro dell’Università degli Studi di Palermo.

Ad un certo punto, forse proprio per la sua profonda conoscenza artistica, nel senso più ampio, e letteraria, ha mollato il campo criminologico per dedicarsi alle sue passioni che sono diventate la sua rinascita lavorativa…Non è facile re-inventarsi, è come una seconda, ma nuova opportunità, che la vita dona, solo a pochi eletti capaci e forti della competenza per riuscirci. Andrea Giostra ha vinto questa “sfida” e con grande successo, da dieci anni a questa parte, scrive libri, recensisce film, parla di musica e molto altro.

Gran bel personaggio! Ho letteralmente incamerato, incantata, i suoi piacevolissimi ed amabili ricordi della nonna Vita…in fondo i nonni non sono forse i “genitori indulgenti”!?! Chi non li ricorda con affetto sincero? … i suoi innumerevoli percorsi artistici, l’esperienza… Non saprei cosa aggiungere ancora…tanto poliedrico è Andrea Giostra…Mi dilungherei troppo e non voglio togliervi il gusto ed il piacere di scoprirlo attraverso le sue stesse parole…

 

Andrea, benvenuto tra le pagine di LF… Sei psicologo, criminologo, scrittore, esperto di arte e cinema… scrivi da quando sei bambino… Com’è nata la passione per la scrittura?

“Più che per la scrittura, che è venuta dopo, è la passione per la narrazione, per il raccontare cunti, come si dice in Sicilia. I cunti siciliani hanno una tradizione millenaria che si è tramandata di madre in figlio, di nonna in nipote. Scrivere i cunti è un passaggio che nella nostra cultura avviene dopo la narrazione a voce. E devo dire che un po’ è avvenuto così anche per me, prima i cunti di mia nonna Vita, poi, quando ho imparato a scrivere, raccontare le mie storie di vita quotidiana. Detto questo, oggi non ho alcun dubbio che un ruolo determinante l’abbia avuto mia nonna Vita, la stessa nonna di cui scrivo nella prima novella breve “Gli auguri di mia nonna ottantenne” e in altri racconti. Mi ricordo che da bambino, quando ancora andavo alle elementari, la mia famiglia abitava il terzo e il quarto piano di una palazzina nel centro storico del mio paese. Mia nonna, con mio nonno Andrea e mia zia Nina, abitava i primi due piani compreso il piano terra. Era una donna straordinaria, serafica, perspicace, intelligente, e di una cultura profonda e vera, quella cultura che si tramanda di padre in figlio, di madre in figlia da migliaia di anni nella nostra isola, nei nostri paesini, nelle nostre comunità. Mi ricordo… oggi sorrido molto di questo… che aspettavo che mi venisse l’influenza, la febbre o le classiche malattie che vengono ai bambini piccoli, perché sapevo che mia nonna sarebbe venuta a farmi compagnia, si sarebbe seduta accanto a me e mi avrebbe raccontato delle storie incredibili, fantastiche, incantevoli, che mi avrebbero ipnotizzato per ore e mi avrebbero rapito completamente la mente. Aveva una capacità narrativa straordinaria e spontanea. Non sono sicuro che fossero dei racconti che avesse imparato da sua madre, da sua nonna o dalle sue zie. Ho sempre pensato che avesse una innata capacità inventiva e istantanea, e costruiva le sue incredibili storie mentre le raccontava. Erano cavalieri, maghe, streghe, giovani innamorati e ragazze da liberare da rapimenti o da prigionie in torri irraggiungibili, principesse vittime di costrizioni, di soperchierie, di prepotenze rinchiuse in castelli incantati, che sarebbero state liberate da giovani principi temerari con l’utilizzo di vari incanti improvvisi creati con oggetti semplici come i gusci di noci, di mandorle, i temperini, le matite, i bottoni colorati, i fili di ferro, i gomitoli di lana, il carbone, i frutti secchi, le mosche, i ragni, insomma, tutti oggetti e cose della quotidianità della sua vita, della mia vita di allora, che diventavano subitaneamente magici e servivano per scampare al pericolo imminente o per vincere battaglie contro despoti e tiranni. Oggi penso che se mia nonna fosse nata a Londra, non avrebbe minimamente fatto rimpiangere Joanne Rowling per la genialità nel raccontare le sue storie fantastiche. Ebbene, credo sia stata mia nonna Vita che mi ha trasmesso questa fantastica capacità di raccontare e di narrare storie bellissime in grado rapire la mente di chi le ascolta o le legge.”

Ho letto da qualche parte che ti ispiri, in qualche modo, a Sigmund Freud, artisticamente parlando…

“No. Il discorso è un po’ diverso. Se vogliamo parlare dei miei autori preferiti… quelli che sicuramente hanno lasciato un segno profondo nel mio modo di pensare e di vedere le cose, potrei restringerli a tre… e rispetto alle letture che ho fatto da adolescente prima e da giovane universitario poi, sono Luigi Pirandello, Fyodor Mikhailovich Dostoevskij e Sigmund Freud. Come tutti sanno, sono grandissimi personaggi della scienza e della letteratura, e mi hanno dato gli strumenti per comprendere quello che accade dentro l’animo umano, o come si direbbe in psicologia clinica, leggere quelli che sono i moti pulsionali, i conflitti interiori, le dinamiche intrapsichiche, i meccanismi di difesa, le nevrosi e le psicosi che ogni essere umano vive nella sua vita quotidiana. Quelle dinamiche che Sigmund Freud, in un suo bellissimo saggio psicoanalitico ha definito “Psicopatologia della vita quotidiana”. È chiaro a tutti che Freud non è un romanziere, non è un novellista, e secondo me, alla luce dei miei studi, non è un autore che si può leggere come si legge un romanzo o un saggio qualsiasi. Non è un autore per tutti insomma. Il passaggio da Pirandello e Dostoevskij a Freud è notevole, romanzieri i primi due giganti, il più grande teorico della psicologia clinica il secondo. Le letture dei romanzi e dei racconti di Pirandello e Dostoevskij, e lo studio approfondito della psicoanalisi freudiana, che ho fatto seguendo quotidianamente il mio professore di psicologia clinica di allora, mi hanno fornito gli strumenti clinici e interpretativi per comprendere e leggere meglio l’animo umano, l’intimità delle persone, capire cosa succede dentro la nostra mente quando c’è un agito di un certo tipo, un comportamento apparentemente incomprensibile ai più, cose di questo tipo insomma. È chiaro però che Pirandello, Dostoevskij e Freud hanno in comune soltanto l’oggetto dei loro scritti, il profondo dell’animo umano, l’inconscio se vogliamo dirla in psicoanalisi, con tutto quello che genera nella vita relazionale, sociale e quotidiana. Ma mentre i primi due nei loro romanzi e racconti lo descrivono, Freud cerca di comprenderne la struttura e le dinamiche per poi intervenire clinicamente per modificare lo stato psichico delle persone in cura perché stiano meglio, perché guariscano dai loro traumi, perché risolvano i loro conflitti interiori. Sono due approcci di studio e di osservazione completamente diversi, ma certamente complementari. Se la mettiamo in questi termini, allora sì, c’è certamente questa influenza culturale.”

Parlaci del tuo ultimo lavoro “Mastr’Antria e altri racconti” contenente otto racconti che hanno tutti a che fare con tue dirette esperienze di vita…

“Mastr’Antria e altri racconti” l’ho terminato prima dell’estate di quest’anno, e ancora non è stato pubblicato. Cerco un editore importante per farlo! (sorride)… anche se al contempo non ho nessuna fretta di pubblicarlo. Sono otto storie che sento particolarmente mie perché sono corposi racconti che hanno tutti a che fare con mie dirette esperienze di vita, a partire dall’infanzia. Un paio sono racconti che vedono protagonisti i miei nonni paterni, Mastr’Antria, mio nonno, e nonna Vita. Racconti legati ad un periodo felice e spensierato, quello di me bambino, ma anche di educazione e di apprendimento della mia cultura siciliana, che mi è stata trasmessa con le loro narrazioni e soprattutto con l’esempio di vita quotidiana. Per questo amo molto questo libro che spero venga pubblicato a breve. Non so se piacerà a chi lo leggerà. Ma questa è un’altra storia. Io scrivo sempre e solo per me. Non ho mai scritto immaginando un potenziale lettore. Anche se poi chi legge quello che scrivo, almeno fino ad oggi, ha sempre molto amato i miei racconti e il mio modo di scrivere assai atipico.”

La narrazione, a mio avviso, viene resa molto efficace dall’utilizzo della “lingua” siciliana… come viene accolto questo dai tuoi lettori?

“Il mio stile di scrittura, se possiamo chiamarlo così, come dicevo prima, è un po’ atipico. Non ha nulla a che vedere con gli autori che mi hanno appassionato e che ho letto con curiosità ed interesse. Il mio modo di scrivere è quello del linguaggio delle strade di Palermo o della Sicilia, con le sue cadenze, con la sua armonia, con la sua musicalità, con i suoi ritmi, con le frasi buttate qua e là in dialetto siciliano che danno significato e pregnanza culturale a quello che sto raccontando. È il dialetto che si parla nelle case, nelle strade, nei mercati, dal barbiere. Il mio modo di scrivere è molto influenzato dalle cultura popolare palermitana e siciliana, che è la mia cultura, della quale sono orgoglioso e ne vado fiero. È un modo di scrivere, il mio, che i puristi della lingua italiana, a ragione secondo me, troverebbero orripilante! (sorride). Io al loro posto, dopo aver letto qualcosa, penserei: “ma questo qui in che lingua scrive?” (ride). In effetti avrebbero tutte le ragioni, perché non è italiano canonico, ma non è neanche siciliano, se non nella cadenza e nella musicalità. Per intenderci, per chi conosce Palermo, è la parlata scritta dei palermitani che parlano l’italiano traducendo quasi parola per parola i termini dialettali in italiano. Un bel poutpurri ma efficace direi. Che con mia grandissima sorpresa funziona come mi dicono fino ad oggi tutti quelli che hanno letto qualcosa di quello che scrivo… lettori che con mia grande sorpresa sono diventati tantissimi…”

La Sicilia è una regione di colori, forti contrasti… cosa possiedi, in particolare, della tua terra?

“Io sono un figlio della Sicilia. Sento la sicilianità che mi è stata trasmessa dall’educazione dei miei genitori e dall’esempio di vita dei miei nonni. Sento una identità sicula molto forte che oggi riconosco in tantissimi siciliani come me. Identità siciliana che, lo ricordo bene, non era d’orgoglio per moltissimi siciliani quando io ero ragazzo, bambino. L’essere siciliani allora era vissuto come avere una identità inferiore, di serie B, rispetto a quella del continente, rispetto a quella dei paesi del nord dell’occidente. Come una cosa di cui vergognarsi, quasi. Io non mi sono mai vergognato di essere siciliano, ma perché ho avuto degli esempi potenti quali quelli dei miei genitori e dei miei nonni che non abbassavano mai lo sguardo, anzi, per dirla con una battuta, testa alta e petto in fuori! (sorride). Poi universitario sono andato all’estero per finire i miei studi e ho sperimentato sulla mia pelle tutti i pregiudizi e i preconcetti che i miei colleghi universitari di altri paesi avevano nei confronti di Palermo, della Sicilia e dei siciliani. Lì ho capito che nel mio piccolo dovevo fare qualcosa per cambiare questi stereotipi in questi miei nuovi amici stranieri. La prima cosa che ho fatto è stata quella di andare fiero ed orgoglioso del mio essere siciliano trasmettendo questa identità con tutte le cose belle che possediamo nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni. E ti posso assicurare che è stato facilissimo “convincerli” e far apprezzare loro la nostra spontaneità, la nostra ospitalità, la nostra accoglienza, la nostra generosità. Lì mi sono reso conto che io, insieme ad altri miei colleghi siciliani, eravamo riusciti in pochissime settimane a conquistare, con il solo essere noi stessi quali siciliani, tutti i nostri colleghi stranieri di università, che al primo impatto si erano tenuti accorti e in difesa rispetto a noi. Uno dei segni di questo riconoscimento fu quello che tutte le sere venivamo invitati a partecipare a tutte le feste universitarie organizzate dai nostri colleghi… feste che venivano organizzate in case e in altri posti frequentati dai ragazzi di quella bellissima cittadina universitaria che è Gent in Belgio.”

Hai ricevuto la “Targa Milano International” per le “Novelle Brevi di Sicilia”, che esperienza è stata?

“La “Targa Milano International” è stato un premio fuori concorso, un concorso al quale non ho neanche partecipato. Questa piccola premessa è importante per capire come è successo. Quando i primi di Settembre del 2017 mi chiamò il Presidente della Giuria del “Premio Letterario Milano International”, il Dott. Roberto Sarra, pensavo fosse uno scherzo. Ho ascoltato la sua telefonata con attenzione, con il sorriso sulle labbra per capire questa voce dove volesse arrivare, poi gli ho chiesto come avesse avuto e letto questo libricino, visto che non lo avevo mai inviato alla Giuria del concorso milanese. In effetti, le Novelle si leggono da sempre gratuitamente online dal mio Blog. Non è un libricino che ho pensato di vendere. Il Dott. Sarra mi disse che lo aveva letto un membro della Giuria, al quale le Novelle erano piaciute, e che questa persona aveva chiesto a lui, in qualità di Presidente, e agli altri membri della Giuria, di leggerlo perché risultava una raccolta per certi versi destrutturante il modo ortodosso di scrivere novelle o racconti. A quel punto capii che non era uno scherzo, lo ringraziai molto e il 25 Novembre 2017 mi recai a Milano per ritirare il premio nella bellissima cornice della splendida sala Barozzi dell’Istituto dei Ciechi. Oggi posso dire che sono piacevolmente sorpreso di questo primo riconoscimento inaspettato (intanto ne sono arrivati altri… siamo arrivati a sei premi letterari in nove mesi dalla premiazione di Novembre delle Novelle, due per le Novelle, quattro per Mastr’Antria). La mia soddisfazione nell’aver ricevuto questi premi è però legata al riconoscimento andato alle “Novelle brevi di Sicilia” e a quello che scrivo, non tanto a chi le ha scritte. Penso che nel momento in cui un libro è stato pubblicato, questo appartenga a tutti i lettori che lo avranno letto e ne avranno condiviso le emozioni. Quel libro non appartiene più a chi lo ha scritto, ma appartiene a tutti coloro che lo avranno letto. Il significato del premio, lo proietto pertanto in una prospettiva di condivisione empatica con tutti i lettori del libricino, i migliaia di lettori delle “Novelle brevi di Sicilia”, che con mia grande sorpresa, con il passaparola virtuale, dai circa 5 mila del 25 Novembre 2017, oggi hanno superato i 10 mila lettori, solo dal mio Blog. Un numero per me davvero impressionante.”

Come ti definiresti?

“Chi sono? Questa è una bella domanda alla quale ho sempre avuto molta difficoltà a rispondere. Faccio tantissime cose e mi appassiono ad altrettante tantissime cose, scusa il bisticcio di parole. Restringerei il campo ad una delle mie passioni, la cultura e l’arte, la lettura e la scrittura, per dirti che sono sempre stato appassionato alla conoscenza e al sapere. Per me questo percorso, della conoscenza, è sempre avvenuto attraverso la lettura di saggi, monografie, fumetti, racconti, romanzi… iniziato alle elementari con letture adatte ai bambini ovviamente e poi alle medie e alle scuole superiori. Restringendo il campo su chi sono rispetto a questo mondo, potrei dire che sono una persona che ama l’arte e la cultura e che ne ha fatto una professione.”

Ti diletti anche in cucina? Te lo chiedo, perché mi capita di leggere proposte di ricette sul tuo profilo Social…

“Non mi diletto in cucina e sono un pessimo cuoco, anche se ho imparato a fare un po’ tutto per necessità, vivendo da solo dall’età di 18 anni, dopo aver terminato il liceo e dall’inizio dell’università. In quei casi o impari a cucinare qualcosa, o muori di fame! (sorride). Ma detto questo, il fatto è che la Sicilia è una terra che trasuda cultura, storia, tradizioni da ogni sasso, da ogni edificio, da ogni pietanza, dalla lingua dialettale parlata della quale per molti anni la piccola e media borghesia siciliana si è vergognata di utilizzare. La Sicilia, negli ultimi duemila e cinquecento anni, ha avuto sedici dominazioni, ognuna delle quali ha lasciato segni profondi che sono stati poi contaminati dalla dominazione che l’ha sostituita. Tutto questo lo puoi vedere benissimo nell’architettura, nella lingua dialettale e soprattutto nei cibi. Ecco, i cibi siciliani hanno una varietà che non trovi in nessun’altra regione del mondo, proprio perché le sedici dominazioni che si sono succedute negli ultimi duemila e cinquecento anni hanno lasciato anche questo interessante elemento, la varietà culinaria. I siciliani sono portatori inconsapevoli di tutto questo, di questa cultura millenaria. Non lo sanno perché ne fanno parte sin dalla nascita. Lo capiscono quando emigrano all’estero per lavoro o per studio, come ho fatto io ventenne per un breve periodo, e si rendono conto di avere una marcia in più rispetto a tutti coloro che incontrano nella loro vita fuori dalla Sicilia. Tutto questo non può che catturare chiunque e conquistarlo inesorabilmente alla nostra terra. Questo per dirti che la cultura per la cucina siciliana, quella tradizionale, dei paesini, della campagne, delle colline della nostra isola, è straordinariamente ricca. Allora un giorno ho pensato di iniziare a filmare mia mamma Anna mentre preparava le sue liccunarie per far felici i suoi figli e mio papà Pino, e qualche volta gli amici o i parenti invitati a pranzo o a cena. Questi piccoli video, fatti senza alcun filtro e senza nessun particolare montaggio, filmando e raccontando le procedure per preparare dei piatti siciliani, una volta postati nelle mie pagine Facebook, ho visto che hanno avuto in pochissimo tempo migliaia e migliaia di visualizzazioni. E allora ho capito che diffondere e far conoscere la cultura della mia terra, può certamente avvenire anche attraverso le ricette preparata da mia mamma che ha imparato dalla sua nonna, dalla sua mamma e dalle sue zie. Ecco qual è il motivo, condividere la cultura della mia terra con più persone possibili e nelle sue varie declinazioni, anche quelle culinarie.”

Hai mai paventato un ritorno al campo criminologico e psicologico?

“Mai! Per tutto il periodo dell’università e post-universitario, ho studiato psicologia, psicoanalisi, psicologia clinica e psicologia dinamica, poi criminologia, e tante altre discipline psico-sociali e socio-sanitarie… poi li ho perfezionati e approfonditi con diversi corsi di perfezionamento e master post-universitari. Sono rimasto dopo la laurea per altri 5 anni a collaborare con la cattedra di psicologia clinica diretta dal mio professore di allora, un notissimo e importantissimo psicoanalista freudiano, il prof. Lucio Sarno, che voglio qui ringraziare per tutto quello che mi ha insegnato e per tutto quello che culturalmente, osservandolo, mi ha lasciato che gli “rubassi” della sua professione di psicoanalista e delle sue brillanti capacità di cura e di comprensione delle dinamiche della mente umana. Poi ho avuto la fortuna di studiare e di collaborare per altri 5 anni con un notissimo e grandissimo criminologo, il prof. Gianvittorio Pisapia dell’università di Padova, dal quale, attraverso la sua genialità culturale e operativa, ho avuto modo di scoprire un approccio alle dinamiche della mente umana molto diverso da quello della psicoanalisi, ma certamente complementare e utilissimo per comprendere come il nostro cervello, rispetto alla violazione dell’interdetto e al compiere il crimine, funziona e poi agisce. Tutto questo “sapere” l’ho poi messo in pratica per quasi 15 anni nelle attività che allora ho creato a Palermo, insieme a tantissimi altri miei colleghi, con decine di strutture di accoglienza e di presa in carico per diverse tipologie di persone affette da varie problematiche psicopatologiche o psichiatriche. Dopo tutto quel periodo, circa dieci anni fa, ho deciso che dovevo fare altro. Ho mollato tutto e ho iniziato ad occuparmi di un’altra delle mie passioni che avevo sempre coltivato nel mio tempo libero, ovvero l’arte e la cultura che adesso sono il mio lavoro. Questo per dire che non tornerei mai sui miei passi, anche perché non l’ho mai fatto in tutta la mia vita. Guardo sempre avanti, mai indietro.”

Progetti futuri?

“Sto lavorando a tantissime cose che mi stanno molto appassionando, ma un po’ per scaramanzia un po’ perché ho imparato dall’esperienza a dire le cose sulle quali sto lavorando solo dopo che le ho realizzate, ne parliamo un’altra volta! Tanto, quando questi progetti partiranno, chi sarà curioso di sapere di cosa si tratta, avrà modo di conoscerli dalle mie pagine social e da quelle di lavoro.”

Concludendo?

“Concludendo posso dire che se qualcuno dei tuoi lettori fosse curioso di leggere le “Novelle brevi di Sicilia”, potrà cliccare qui e le leggerà gratuitamente online:

https://andreagiostrafilm.blogspot.it/2017/09/novelle-brevi-di-sicilia-mia-nonna-vita.html

Se invece volesse sapere qualcosa di più della raccolta “Mastr’Antria e altri racconti”, potrà visitare la pagina ufficiale Facebook di lancio del libro, che è questa:

https://www.facebook.com/MastrAntria/

Le mie pagine social sono invece queste:

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://business.facebook.com/AndreaGiostraFilm/

 

1 Commento su Andrea Giostra: “E’ stata mia nonna Vita a trasmettermi la capacità di raccontare storie in grado di rapire la mente di chi le legge.”

  1. Se dicessi che Andrea Giostra è un vulcano di idee,passerei per una
    scontatissima lettrice,che sapendo la sua origine siciliana ne fa una semplice battuta.
    Tutt’altro è entrare in contatto seppur virtuale con un artista poliedrico e avvincente,una scoperta in divenire.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*