Antigone.

La tragedia di Sofocle, tratta da un adattamento di Bertolt Brecht, per la sapiente regia di Adriana Trapanese, in scena al Teatro San Genesio di Roma, fino a Domenica 19 Febbraio.

Il Coro di Tebe e Valeria Cecere

La compagnia “Il Tirso” ha una sua grande peculiarità: mette in scena pezzi importanti, difficili, ‘sofferti’… di grande teatro. Opere classiche, uniche, irripetbili nel corso dei secoli, ma sempre attuali. E’ questa la cosa più sconcertante, leggere e vedere autori, risalenti anche agli anni prima di Cristo, di una modernità pazzesca. Dicevo, di questa Associazione, Il Tirso, che per la stagione in corso ha inscenato “Antigone” di Sofocle.

La sapiente regia di Adriana Trapanese, ha tratto quest’opera, non soltanto dalla tragedia di Sofocle, ma da un eccellente adattamento di Bertolt Brecht, che ha seguito soprattutto la traduzione dal greco in tedesco del poeta J.C.F. Holderlin. Adriana Trapanese, a sua volta, ha apportato alcune modifiche alla traduzione italiana di Mario Carpitella dal tedesco.

Problematiche e sensibilità di tempi nuovi evidenziano, così, ciò che nel testo antico era implicito.

Antigone  è una tragedia di Sofocle, rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 442 a.C.

L’opera appartiene al ciclo di drammi tebani ispirati alla drammatica sorte di Edipo, re di Tebe, e dei suoi discendenti.

La tragedia racconta la storia di Antigone, quì interpretata da Valeria Cecere, che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte (Paolo Della Rocca). Scoperta da una guardia (R. Khoji Giovinazzo), Antigone viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta. In seguito alle profezie dell’indovino Tiresia (Carla Iacuzio) e alle suppliche del Coro ( Daniela Boccardo, Carla Iacuzio, Roberto Giovinazzo, Mario Leante, Valeria Cecere) e di Corifea (Consiglia Nacci), Creonte decide infine di liberarla, ma troppo tardi, perché Antigone nel frattempo si è suicidata impiccandosi. Questo porta al suicidio il figlio di Creonte, Emone (Mario Leante) promesso sposo di Antigone, e poi la moglie di Creonte, Euridice, lasciando Creonte solo a maledire la propria stoltezza.

Al principio dell’Ottocento Hegel vide adombrato nel contrasto tra Antigone e Creonte il conflitto tra le esigenze della famiglia e quelle dello Stato. In realtà, del gesto di Antigone, Sofocle sottolinea soprattutto le motivazioni affettive e la dimensione religiosa: per Antigone l’amore per il fratello e il rispetto degli dei valgono più della sua stessa vita. Nello scontro con Creonte è lei la vera vincitrice e il re sconta con la perdita dei suoi cari e con l’angoscia della solitudine il rifiuto di tener conto proprio degli affetti familiari e della fede religiosa, che nella vita e nell’agire dei singoli individui hanno un’importanza fondamentale.

La fierezza e il carattere forte di Antigone, il suo amore incondizionato per il fratello, la nobiltà dei suoi ideali, il suo coraggio hanno affascinato generazioni di spettatori e di lettori della tragedia di Sofocle. In epoca moderna la sua vicenda ha ispirato, tra l’altro, le rielaborazioni di Alfieri e, nel 20esimo secolo, del drammaturgo francese Jean Anouilh, di Frazer, di Levi-Strauss.

Antigone è la coraggiosa eroina della libertà di coscienza che sfida il potere e sacrifica la propria vita. Le nobili motivazioni che la ispirano hanno fatto di lei un simbolo dell’emancipazione femminile e della libertà di coscienza contro ogni sopraffazione esterna. Antigone è un personaggio dalla grande forza d’animo, Creonte, che in greco significa  potente, signore, simbolo di arroganza e strapotere.

Attori davvero straordinari. Valeria Cecere ha rappresentato tutto il dramma, la tragicità, la veemenza, la forza di carattere di questa donna coraggiosa, il cui amore per il fratello va aldilà di ogni ostacolo.

Spettacolo di grande teatro! Intenso, non certo semplice, l’opposizione fra i due protagonisti rappresenta quella fra sentimento e ragione, fra legge morale e Legge dello Stato… riflettendo sull’essenza stessa del carattere umano.

Una menzione a parte meritano le ‘maschere’ utilizzate per il Coro di Tebe, realizzate da Marco Giammetti e Carol Hendrickson della Bottega Spiritree …… che ho trovate davvero incredibili! Seppur ‘rigide’, a seconda dell’angolazione da cui si miravano, sembravano, ora inquietanti, ora indagatorie, ora adirate o piangenti!

Densa di emozioni, la scena finale, in cui il Coro sembra quasi gettarsi negli inferi, con un pathos che segna l’apoteosi dell’intera vicenda, sottolineato da una magistrale ‘colonna sonora’ atta ad ‘abbracciare’ e portarsi via tutto!

Protagonisti davvero all’altezza! Complimenti a tutti voi!!!

Foto: Emanuele Pennucci

 

2 Commenti su Antigone.

  1. Carla Iacuzio // 15 Febbraio 2017 a 12:34 // Rispondi

    Grazie le sue parole sono un incoraggiante stimolo a continuare il nostro lavoro anche tra mille difficoltà.

    • Loredana Filoni Loredana Filoni // 16 Febbraio 2017 a 1:42 // Rispondi

      Dovete continuare!!! Assolutamente! Triste è quando il grande teatro dai talenti indiscussi, non riesce a trovare il giusto riconoscimento! Purtroppo oggi si propende per allestimenti approssimati e scadenti….questa è la cruda realtà! Abbiamo bisogno di livelli alti, di cultura, arte e professionalità! Evviva il buon teatro…Evviva Il Tirso…Evviva voi!!!

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