Antonio Saccà, intervista a sè stesso.

Il Professore, che sempre alacremente, tratta saggi e personaggi, in una insolita intervista per LF.

“Fammi capire, ti fai un’intervista da te stesso?”
“No, sei tu che la fai”.
“Ma tu sono io cioè tu”.
“No, tu sei tu, io sono io”.
“Impossibile, tu ed io siamo la stessa persona”.
“Siamo la stessa persona ma siamo due”.
“Perché siamo due?”.
“Perché una parte di noi giudica e parla con l’altra parte”.
“Vale a dire?”
“Io penso, agisco e tu, dentro di me consideri il mio agire, il mio pensare. Credimi, finché siamo vivi siamo sempre due”.
“È questo il senso del tuo ultimo libro, QUEL CHE RESTA DEL NULLA?”.
“Anche questo”.
“Spiegami”.
“In ciascuno di noi vi sono due entità”.
“Quali?”.
“L’entità esistenziale, l’entità sociale”.
“Continua”.
“L’entità esistenziale è destinata ad un nulla radicale, la morte, personale, la morte della specie, dell’Universo”.
“Complimenti! E l’entità sociale?”.
“Anche essa sparirà, ma finché esisterà, l’uomo può lasciare una traccia…”.
“Quale traccia?”.
“La civiltà: l’arte, l’amore per la vita…”.
“Ma se tutto finisce nel nulla vale la pena suscitare la civiltà?”.
“Assolutamente vale la pena, è più arduo non fare che fare, quindi finché siamo vivi, viviamo meglio che possiamo”.
“E quale è la migliore vita?”
“Te l’ho appena detto, la civiltà”.
“Siamo imbestialiti?”.
“Notevolmente degradati”.
“In che senso?”.
“Crediamo che stare insieme, stare in società esaurisca il compito della società, dello stare insieme”.
“Ed invece in che consisterebbe il compito della società?”
“Nel fare civiltà”.
“Che differenza esiste tra società e civiltà?”.
“La società si limita a stare insieme rassicurati e con la sopravvivenza, la civiltà è una meta superiore che esalta lo stare insieme”.
“E cioè?”.
“L’arte, la scienza, la conoscenza, l’ammirazione per chi fa opere egregie, l’amore, l’onore per la Patria e la volontà di accrescerla nell’accrescimento dell’umanità…”.
“Non ti sembrano tali i nostri scopi?”.
“Non sono tali! Il culto, l’onorare la Patria vengono considerati retorica mentre sono stati la pulsione dominante degli antichi, un universalismo intercambiabile pervade le nostre a società quasi che un popolo può costituire un altro e, per dire, un’Italia con popolazione mussulmana, induista non ha differenza da un’Italia sopra tutto italiana. Ma se l’Italia italiana non è italiana ma un semplice stare insieme certo che è indifferente al venire sostituita, si è già annientata da sé!”.
“Ma aiutare chi vive nella miseria, chi fugge guerre e tirannia non ti sembrano degni scopi?!”.
“Degnissimi, purché non degradino le nostre società e le nostre civiltà. Ritenere l’accoglienza un fatto in sé valido, è distruttivo, puoi accogliere chi ti rovina, ti abbassa, chi ti sostituisce la popolazione… Quest’ultimo evento è apocalittico. Ti ripeto, popoli e civiltà non sono intercambiabili”.
“Ma se non generiamo figli!”.
“Generiamoli, non sostituiamoli!”.
“Ed allora, se l’uomo esistenziale è destinato al nulla, alla morte e l’uomo sociale europeo declina e rischia la sostituzione o mescolanze confusionarie, non resta che il Nulla? Resta il Nulla raddoppiato, esistenziale e sociale?”.
“Mai! Appunto perché vi è il rischio del doppio nulla, esistenziale e sociale, dobbiamo replicare con la volontà della civiltà, dare a ciascuno la possibilità della sopravvivenza favorendo anche imprese di lavoratori, imprese per l’occupazione, ma poi tendere alla civiltà in modo perentorio, arte, conoscenza, al massimo livello, la democrazia non deve essere accondiscendenza ma possibilità a tutti di venire, però, selezionati, secondo le qualità, la cultura non deve venire incontro ma far salire. Far conoscere ai giovani specialmente l’arte immensa del nostro Paese e l’opera lirica. Auspico una Europa unitissima, ben difesa, nella varietà delle diverse nazioni. Ci unisce l’invenzione dell’individuo e della libertà come molteplicità di scelte e la garanzia dell’individuo dalla comunità, possiamo essere credenti e non credenti, liberali e socialisti. Fondamentale è salvare lo spirito, l’impulso alla qualità. L’egualitarismo ammassato disastra il mondo. Suppongo una repubblica presidenzialista negli stati, sia per l’Unione Europea e soprattutto capi carismatici, individui di grandi mete traenti per il popolo e che diano via di salvezza. La paura del “Capo” purché democratico e nella libertà ci riduce a non avere mete collettive, ad un individualismo di massa. Ricostruire élite è il compito dell’Europa, élite che attraggono non attratte dalla massa…”
“Parli di tutto ciò nel tuo libro?”.
“Anche di altro”.
“Va bene così”.
“Posso aggiungere…”.
“Prego…”.
“Questo libro è pubblicato da Armando, con cui ho di recente pubblicato il romanzo: “Il Professore, la Morte e la Ragazza”, e il saggio: “La memoria dei ricordi”. Le copertine sono, molto espressive, del pittore Carmelo Crea. Grazie dell’intervista”.
“Grazie a te, anzi a noi, anzi a me, anzi ad io”.

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