Azzedine Alaïa: scultore della moda.

La particolarità del suo operato fu sicuramente quella di ideare e progettare l'abito esclusivamente su misura, rifiutando l'idea odierna di lavorare su un sistema di sviluppo taglie, concependo quindi capi estremamente meticolosi e scenografici.

Impossibile colmare il vuoto lasciatoci dal grande couturier tunisino Azzedine Alaïa, scomparso all’età di 82 anni il 18 Novembre 2017. Un vuoto incolmabile, per il genio, l’estro, la creatività misurata di cui era grande fautore, esempio di come volumi iperbolici, intrecci complessi e tagli astrusi possano esaltare le silhouette più disparate.

Personalità generosa Alaïa, era noto per la statura lillipuziana, per l’immensa bontà d’animo, sostenendo l’astio verso i ritmi forzatamente serrati del fashion system e autodefinendosi “sarto” e non stilista, anche se facilmente eleggibile come vero e proprio scultore.

L’incontro che cambiò la vita del couturier avvenne nel 1979 a Parigi, grazie ad uno speciale per Vogue redatto dalla grande Carla Sozzani, che era incentrato sulla considerevole dote del sarto di lavorare la pelle. Incontro che lo porterà, nel 1985, a ritirare il prestigioso “Oscar della moda”, accompagnato da una fantastica Grace Jones inguainata in un abito color prugna adornato da un’allacciatura sul lato sinistro del corpo ed uno scenografico cappuccio volto ad incorniciare il viso della cantante.

La particolarità del suo operato fu sicuramente quella di ideare e progettare l’abito esclusivamente su misura, rifiutando l’idea odierna di lavorare su un sistema di sviluppo taglie, concependo quindi capi estremamente meticolosi e scenografici. Rifiutò il posto di Gianfranco Ferrè alla direzione creativa di Dior, poichè questo avrebbe significato l’addio definitivo alla sua casa di moda, all’avventura intrapresa con solitario coraggio e incosciente sfrontatezza.

La sua tumultuosa carriera venne poi celebrata nel 2015, con una grandiosa mostra all’interno della Galleria Borghese a Roma. Esposizione di quaranta abiti in diretto dialogo con le opere del Bernini e di Canova circostanti, pezzi unici, iconici, che percorsero le tappe della storia della moda dagli anni Settanta sino al contemporaneo.

Iconica è sicuramente la giacca in pelle di coccodrillo nera, anticipatrice di tendenze o le gonne magistralmente tagliate a sbieco. Un maestro, la cui carriera può considerarsi come l’ultimo atto e l’ultima battuta di un fashion system in crescente crisi per l’enorme quantità di linee che vengono presentate annualmente.

 

 

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