Baret Magarian: “Il mio ultimo libro, ‘Le Macchinazioni’, è una produzione davvero ambiziosa … Ne sono molto orgoglioso”.

LF ha incontrato lo scrittore anglo-armeno - che Jonathan Coe ha paragonato a Pessoa, Calvino e Kafka - in una chiacchierata vividamente emozionante e molto ironica, incentrata sulla sua ultima fatica letteraria, quasi un'epopea, "Le Macchinazioni".

Oggi, LF, ha incontrato uno scrittore dal piglio deciso, dissacrante, che sa dosare ironia a realtà, drammi della vita a farse grottesche, riuscendo a mettere in evidenza tutte le contraddizioni del nostro tempo.

L’autore in questione è Baret Magarian scrittore, poeta, regista teatrale, pianista, che risiede da anni a Firenze. Di origini armene ma londinese di adozione, è stato ampiamente elogiato dall’illustre “collega” Jonathan Coe, che ha apprezzato i suoi racconti, tanto da accostarlo a Pessoa, a Calvino e a Kafka.

L’ultima fatica letteraria di Baret Magarian, “Le Macchinazioni”, è stato pubblicato recentemente in Italia da Ensemble Editore. Un romanzo che rispecchia i nostri tempi tumultuosi, un originale mix di satira, amore e riflessione su sesso e identità. Nel 2021 vedrà anche una traduzione in tedesco con Folio Verlag.

Magarian ci porta in un mondo che ha abbandonato il realismo e ci guida in un viaggio pieno di pathos, umorismo e bellezza sovversiva, dando vita ad un’opera selvaggiamente inventiva, con un cast di personaggi abbaglianti e grotteschi.

Baret Magarian, come menzionato brevemente sopra, ama il teatro, ne ha vasta esperienza, si esprime attraverso una scrittura visiva – che potrebbe essere collegata agli aspetti visivi del teatro – che contiene un’intera moltitudine di mondi in miniatura, condensati, densi e belli. Sicuramente questo romanzo sarebbe un grande spettacolo teatrale, dato che vi sono contenute così tante scene di qualità drammatica.

“Le macchinazioni” è un’insolita creatura letteraria, un romanzo ricco di parole, fitto di dialoghi, di pensieri espressi ed inespressi, esuberante nella scelta del lessico, delle metafore e delle analogie, un’opera in prosa lussureggiante, eccessiva, temeraria, a tratti lirica, senza dubbio divertente. Al centro, troviamo il tema della costruzione della celebrità nell’era di Internet e dei Social network. Manipolato da potenze oscure e soverchianti, Oscar, – il personaggio principale – diviene, suo malgrado, il prototipo dell’influencer. Oscar è una burla vivente. La sua coscienza è però rimasta quella di un uomo sensibile. The Fabrications, questo il titolo originale del libro, è anche una storia di amicizia perduta e di amori complicati, di tradimenti dolorosi e di scoperte di sé.

“Le Macchinazioni” è la prima prova di narrativa “lunga” Di Magarian. Il romanzo ci regala uno spassoso ritratto dei circoli artistici londinesi, presumibilmente ispirato ad esperienze dirette. Le vicende di Oscar sono infatti incastrate nei luoghi e nei riti dell’arte contemporanea, gallerie, atelier, ridicoli premi annuali, dove tutti si conoscono e tutti si detestano, un ambiente governato dal narcisismo e sfigurato dal marketing mistificante. Il novello guru si innamora di Najette, pittrice legata ad un momento d’incanto, un’epifania vissuta nel negozio di fiori di Lilliana (l’amica di Oscar che, inutilmente, nel corso del romanzo, tenterà di recapitargli un regalo di compleanno). Alcune clienti, sbadate e distratte, fanno cadere un vaso che si frantuma. In quell’istante, una strana energia erompe dal nulla…

Il romanzo passa in rassegna i mostri del nostro presente: Ryan Rees, perverso demiurgo di un mondo mercificato, è il deus ex machina del fenomeno Oscar Babel.

Magarian precisa, inoltre, i trascorsi professionali di Babel: copywriter nel campo delle auto di lusso, direttore di una rivista di gossip, agente di star televisive, falsificatore di documenti… Una volta preso Babel sotto le sue ali protettive, Rees confeziona per lui campagne virali, progetta spot da proiettare clandestinamente laddove nessuno aveva osato mai, conia un format, le conferegini, ovvero filmati simili a videoclip, in cui il profeta parla a ruota libera della vita, utilizzando un linguaggio criptico ed evocativo.

Una prosa molto ampia, che si dipana su 500 pagine in cui si sprofonda in una scrittura fluida, densa di trovate, sorrette da un ottimo ritmo, che Magarian sa raccontare come vuole… e lo fa egregiamente dall’alto della sua versatilità.

Benvenuto Baret su LF MAGAZINE! Parlaci un po’ di te… so che sei un personaggio davvero caleidoscopico: giornalista, poeta, musicista…

“Non so chi sono io. Lo so che sono complesso, e a volte ricco, credo… Vorrei dire che anche in alcuni sensi sono un po’ stupido, un vero asino… non so come funzionano le cose pratiche. Ma sono anche sensibile, generoso, poetico… Io prendo ispirazione dalle piccole cose, a volte: la luce tra gli alberi, un gesto interessante, il modo in cui qualcuno tiene la sigaretta. L’ispirazione è tutta intorno a noi. Dobbiamo solo essere svegli e vivi e non trasformarci in robot. Dobbiamo onorare il linguaggio e rispettare le parole e il loro vero significato. Dobbiamo vedere davvero, sentire davvero, odorare davvero, assaggiare davvero, sanguinare davvero, piangere davvero, ridere davvero. E dobbiamo essere onesti, dire le cose come stanno, includere tutto, il bene e il cattivo, il repellente e il gioioso, lo squallido e il divino. L’intero pacchetto, altrimenti è finto, è falso, è una bugia. Io ho cercato di vivere così, ma non riesco, ovviamente, o riesco solo qualche volta. Questo mi dispiace tanto.”

“Le macchinazioni” è il tuo ultimo lavoro letterario… ce ne vuoi parlare?

“È una produzione molto ambiziosa, con una vasta tela di personaggi folli: artisti, ciarlatani, giornalisti, ragazze squillo, un indovino, un milionario ungherese, uno spin doctor estremamente potente che non possiede assolutamente moralità … Il libro ha una forte componente satirica, in quanto è una dissezione dei media odierni, e anche più filosofica, in quanto si tratta di identità, ego e alter-ego. La trama è questa: Oscar Babel, il protagonista, vuole essere un grande pittore, ma non riesce a cominciare. Chiede al suo amico Daniel Bloch, un famoso romanziere, di aiutarlo… Bloch ha l’idea di scrivere una storia su Oscar, una finzione le cui invenzioni potrebbero galvanizzare Oscar e ispirarlo a prendere il controllo della sua vita. Invece i dettagli inventati iniziano a manifestarsi nella realtà. Alla fine Oscar ottiene un enorme successo, non come pittore, tuttavia, ma come una sorta di messia contemporaneo, grazie in parte allo spin doctor che ho citato, il cui obiettivo è distruggere e creare sistematicamente la verità … Nel frattempo, la vita di Bloch va in rovina. Il libro è una meditazione sull’arte, la fama, i media, l’identità, la sincronicità, il sesso e la follia. Ne sono molto orgoglioso.”

Com’è nata l’idea del romanzo?

“Una volta ho preso un pullman da London a Oxford quando all’ improvviso ho avuto un idea – due persone si scambiano energia e uno prende la vita dall’ altro. Sembrava interessante. La trama proprio mi è venuta quando ho iniziato a scrivere, ma è stato un processo lungo, difficile e intricato … piano piano altre sfumature e idee mi sono venute … poi volevo collegare l’idea principale dello scambio di energia con la costruzione di un guru tramite un altro personaggio – un guru del marketing, super potente e amorale. Alla fine tutto si è mischiato ed intrecciato. La morale della favola: prendi più pullman da Londra a Oxford!”

Quanto c’è di ‘finzione’ nel mondo dei media ed in quello virtuale in genere? E tu che rapporto hai con essi?

“E’ tutto finzione temo. Io odio i social media e credo che internet abbia rovinato il mondo in gran parte, soprattutto i rapporti tra le persone. Mark Zuckerberg è l’incarnazione del diavolo.”

Possono ‘andare d’accordo’ mistificazione e realtà, leggenda e verità… e in che misura?

“Sì, nel mondo dell’ arte, certamente … ma non nel mondo reale intorno a noi…. è pericoloso non conoscere la differenza tra leggenda e verità, falsità e verità. Ora abbiamo dimenticato che sono cose assolutamente separate. Questo non va bene per niente. Io dò colpa ai social e anche ai politici come Johnson, Salvini, Trump. Sono banditi e bugiardi.”

Tu sei di origine armena (una terra per cui nutro grande curiosità) e vivi a Londra… cosa hai conservato di quelle terre e cosa ti manca di più?

“Sono nato a Londra ma la mia crescita è stata essenzialmente influenzata dalla componente armena. I miei genitori mi parlavano in armeno, andavo regolarmente alla chiesa armena a Kensington, mia madre preparava cibo armeno – davvero delizioso! Mia madre è nata in Siria e si è trasferita a Cipro quando era bambina, e a suo padre fu stato offerto il posto di prete armeno di Nicosia. Mio padre è nato a Nicosia dove lavorava nel settore assicurativo. I miei genitori si incontrarono lì ed emigrarono nel Regno Unito a causa della minaccia di un’invasione turca dell’isola, avvenuta in realtà nel 1974. Però… la mia educazione è stata tipicamente britannica, il che significava morire congelati sui campi da gioco durante il brutale inverno, scrivere righe in detenzione con sadici maestri di scuola che non avrebbero mai trovato un lavoro al giorno d’oggi. Ero uno scolaro molto infelice a cui non piacevano le docce comuni con gli altri ragazzi e che non era bravo nei giochi o nell’esercizio fisico. Forse tutto ciò ha contribuito a far nascere in me il desiderio di diventare uno scrittore. “

La situazione in Armenia, da tempo, non è delle più serene… come vedi tutti i conflitti che la affliggono da decenni ? L’uomo sembra proprio non riescire ad imparare dagli errori del passato?

“La recente guerra tra Armenia e Azerbaigian, è stata un tragico e terribile segno che le forze turche dello sciovinismo non sono rimaste a lungo dormienti. Nonostante gli sforzi eroici e incredibili dei soldati armeni, e il loro straordinario coraggio e forza, l’Azerbaigian, il “barboncino” della Turchia, è riuscito a prendere il sopravvento nella guerra, grazie alle risorse militari, in modo schiacciante, a sostegno della Turchia. Ancora una volta abbiamo visto che Turchia e Azerbaigian non si fermeranno davanti a nulla nel loro tentativo di terrorizzare, distruggere e sradicare un popolo pacifico. Hanno torturato, mutilato, decapitato e ucciso gli armeni del Nagorno-Karabakh. Hanno deturpato un’antica cultura spirituale che si trova all’estremo opposto delle loro eredità culturali, segnate come sono da lunghi periodi di ferocia. La Turchia dovrebbe essere immediatamente espulsa dalla Nato in quanto si è dimostrata assolutamente incapace di seguire le regole di una società civile. Gli armeni sono stati nuovamente derubati della terra, massacrati sistematicamente e le loro anime sono state lacerate in modo schiacciante. In tutto il mondo gli armeni hanno espresso la loro opposizione a questa guerra ma la loro voce è stata ignorata: dal Regno Unito, dall’America, dalle potenze europee e dai politici che erano troppo ipocriti, troppo deboli e troppo mendaci per intervenire e fermare un illegale e malvagia guerra progettata per gonfiare l’ego demente di Erdogan e sostenere il nazionalismo tossico del nuovo impero turco che spera di forgiare. L’Armenia non dimenticherà mai questa atrocità e questo attacco alla sua gente, alla sua cultura e alla sua identità. E lo sciovinismo turco non se ne andrà. Europa, fai attenzione.”

Sei anche un bravo pianista da quanto ho appreso… la musica ‘salverà’ il mondo?

“Non credo. Noi dobbiamo salvare noi stessi. Dobbiamo ricominciare a leggere, ascoltare di nuovo, reclamare la nostra innocenza. Dobbiamo riconnetterci con la natura, trascorrere del tempo in essa. Dobbiamo staccarci il più possibile dai cellulari, dal narcisismo, dalla tecnologia. Dobbiamo trascorrere il più possibile del tempo con l’arte, nelle chiese, con gli alberi, nei campi e nei giardini. Dobbiamo essere gentili con gli animali, con i bambini, con la natura, con noi stessi. Dobbiamo essere eroi, superuomini e donne, dobbiamo prima essere tutti i nostri salvatori, per salvare gli altri, per guarire il pianeta che abbiamo distrutto così arbitrariamente. L’importanza di questo momento storico non può essere sopravvalutata. Il compito che ci attende è colossale, ma l’umanità non è nulla se non è adattabile, piena di risorse, creativa e bella. Dobbiamo tutti riconoscere la gravità della situazione. La pandemia offre un’opportunità per ricalibrare e liberarsi della nostra stupidità, della nostra avidità e della nostra vanità. Il momento è adesso. Possiamo farlo. Ma dobbiamo combattere, dobbiamo amare, veramente, disinteressatamente, senza aspettarci nemmeno un piccolo grazie in cambio. Dobbiamo essere santi, ognuno di noi. Questo è ciò che servirà per combattere le forze dell’oscurità, dell’ignoranza e dell’odio che hanno attualmente intrappolato l’umanità. Ma il cambiamento sta iniziando, ci sono lenti segnali di luce e di vita, come la scomparsa di Trump, l’avvento del vaccino, il rilancio della natura grazie al calo delle emissioni e dei viaggi. Dobbiamo essere positivi ma non stupidi. Gli effetti di positività creano il cambiamento, il pensiero è sinonimo di vita, come dimostra il mio libro!”

Che musica ami ascoltare?

“Io ascolto tutto: jazz, rock, musica classica, opera.. la musica è l’arte più perfetta, più pura. Soprattutto sono un grande ammiratore di Keith Jarrett. Per me lui è Dio. Una volta l’ho sognato. Parlavamo di musica e ridevamo a crepapelle. È stato un sogno fantastico!”

E i libri… che autori prediligi?

“H.G. Wells, Milan Kundera, Roberto Bolano, Stefan Zweig, Anna Kavan (una nuova scoperta), Alberto Cioni, William Gaddis, Clarice Lispector, Sarah Kane.”

C’è in cantiere un nuovo romanzo… se sì, di che genere?

“Spero di finire un altro romanzo, ambientato in America e molto diverso da “Le Macchinazioni”. Ho qualche difficoltà con il finale ma spero di riuscire a risolverlo. Sto anche scrivendo un altro libro di racconti e ho un’idea per un racconto di fantascienza. Ovviamente sto ancora cercando di promuovere i miei altri libri, che è una specie di lavoro a tempo pieno. Mi piacerebbe davvero lavorare di più in teatro, forse dirigere qualcosa, come ho fatto in passato. Tutto quello che devo trovare è la pace, che, come tutti sappiamo, non è la cosa più facile da avere al mondo in questo momento.”

Progetti futuri?

“Vorrei presentare un spettacolo a Londra che si chiama “Oxygenation” – molto strano, sperimentale, attuale. O forse a Reykjavik…”

Concludendo?

“Per vivere dobbiamo prima amare, ma per amare dobbiamo dare senza aspettare niente in cambio. Tutto quì.”

1 Commento su Baret Magarian: “Il mio ultimo libro, ‘Le Macchinazioni’, è una produzione davvero ambiziosa … Ne sono molto orgoglioso”.

  1. Baret Magarian e un artista a 360°. Regista, scrittore, attore, poeta anglo-armeno che ha appena pubblicato il suo ultimo libro intitolato

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