Biagio Arixi, scrittore occulto, ha svegliato le streghe.

Intervista al grande romanziere e poeta italiano sull’ultimo romanzo, "Strega Borghese", edito da Milena Edizioni.

La copertina del libro di Arixi ritraente l'attrice Salomè da Silva

La poesia di Arixi e la sua scrittura hanno ammaliato, dalla fine degli anni settanta, il cinico mondo dello spettacolo, facendolo entrare, come cantore graziato, dalla porta principale di feste e salotti, come fosse un delizioso canarino il cui poetico canto ha alleviato le lotte di leoni e leonesse dello star system italiano.

Famoso per La trilogia scarlatta, Biagio Arixi con i primi romanzi: “Figlio di vescovo”, “Peccati scarlatti” ed “Il riflesso”, lascia un’imponente eredità letteraria all’Italia ed al mondo, designandosi come il Roger Peyrefitte italiano, mettendo alla berlina la Chiesa ed i suoi “ministri neri” nei loro aspetti più abbietti, senza rinunciare, però mai, alla sua spiritualità vera.

La bellezza, il peccato, la lussuria, nei suoi libri c’è tutto quello che avvelena ma anima la vita al tempo stesso.

Carmen, la protagonista dell’ultimo avvincente libro “Strega Borghese”, è una giovane fascinosa creatura di mistero, cresciuta da una zia, che scopre col tempo di avere delle doti arcane.

La chiamano strega, è molto bella ma è creata per ingannare. Nel pensiero comune si sarebbe data al Diavolo per mezzo di un patto e dunque è associata al male ed al peccato. In una donna e nella sua storia, lo scrittore racchiude le chimere e le tradizioni pagane del popolo di una terra magica e misteriosa: la Sardegna.

Carmen si rifugia nel misterioso castello Malaflores, dalla contessa Milly Lussu De Cardona, una sua benefattrice; ma la nobildonna ha anche lei molti segreti da nascondere. Carmen riscopre le sue pulsioni sessuali sopite.

Edgar Allan Poe è nell’aria in questo meraviglioso libro, dove le atmosfere gotiche incontrano i segreti arcaici e la matrice magica della cultura sarda.

Arixi si conferma un narratore sublime, capace di portarci nei tormenti dei suoi protagonisti e nelle loro brame erotiche ai confini dell’occulto.

Biagio Arixi è uno degli scrittori e poeti più controversi del panorama italiano; Moravia e Dario Bellezza, mostri sacri severi e bizzarri della cultura, lo hanno sostenuto nella sua arte e solo per la sua arte stessa. Lo scrittore, sempre umile ed affabile, ci ha concesso, in esclusiva, una intervista dove ci parla di Strega Borghese.

La bellissima Carmen del tuo libro, Biagio, è una strega o la vita l’ha resa tale?

“La natura e le proprietà delle piante affondano nella radice secolare, si sono sviluppate attorno a queste, delle figure che approfondivano le loro valenze. Inoltre vi erano nel passato persone che avevano delle doti medianiche ma che venivano giudicate, dalla gente, come esseri aventi a che fare col soprannaturale. Nel passato, soprattutto nei piccoli paesi, si mormorava di donne che avevano doti intuitive e facevano decotti di piante che, dicevano, avevano dei poteri magici. Era ancora là da venire il termine curativo o officinale abbinato alle piante.”

La protagonista è segnata dal sospetto della gente ma sopravvive a tutto; a chi ti sei ispirato?

“La protagonista è una donna di quelle del periodo della guerra, avevano la forza e la capacità di allevare i figli nel periodo fascista, esponendo anche un ideale contrario. La protagonista non ha una famiglia, ma la natura le ha dato degli aiuti. Ricordo che mia madre era vedova con sei figli, che ha cresciuto degnamente, lottando con forza e coraggio e camminava in epoche buie con l’Unità sotto il braccio.”

La magia e la Sardegna…che legame senti tra le due?

“La Sardegna è una terra magica con mille sfumature, il vento suscita sensazioni diverse come in pochi altri posti. Io, da bambino, avevo paura del buio e all’angolo di una strada vi era una pietra grande per proteggere gli angoli  dei carri al loro passaggio, dicevano che era un uomo pietrificato che mordeva chi passava davanti. Io da bambino non son mai passato in quella strada. Semplici pietre che creano una leggenda, come i nostri Nuraghi.”

La ricchezza e l’avidità fanno parte del tuo libro come di altre opere, paiono echi moraviani dovuti all’insoddisfazione esistenziale dei personaggi; ma perché dominano?

“La ricchezza e l’avidità sono valide tutt’oggi, come lo era l’avidità dei grandi proprietari terrieri. Nel castello di Siviller si diceva che anticamente avessero orci pieni di monete d’oro che le domestiche lucidavano. Io la ricchezza l’ho data al diavolo come supremazia demoniaca. Quello che oggi succede col caporalato è la stessa cosa. Ricordo, da bambino, dei signori benestanti di un panificio vicino a casa, che avevano appeso una mortadella intera nel loro locale; per me bambino era segno di ricchezza. Io la desideravo e la figlia rubava delle fette di mortadella per portarmele, intuendo il mio desiderio. Son dei ricordi che sono venuti trovarmi.”

Le figure religiose maschili nei tuoi libri sono avvezze sempre alla lussuria, ce ne parli?

“A parte la Trilogia Scarlatta, da bimbo ricordo che i chierichetti erano un po’ i raccomandati delle famiglie bene. Da grande ero un giovanotto moro e solare e sono venuto in contatto con queste realtà sacerdotali; alcuni miei fratelli lavoravano in un convento. Ricordo un Monsignore che quando mi guardava gli brillavano gli occhi; ecco, lui usava la suggestione, parlava spesso di intrighi arcani che poi si rivelavano come umane tentazioni. Una volta mi disse “non ti preoccupare io sono il più potente, io ho il libro dei comandamenti e”, mi diceva, “uso la magia”. Vicino a lui, mi assicurava, che avrei avuto fama e ricchezza; faceva delle pozioni magiche per far realizzare dei desideri. Allevava colombi e ricordo che una volta li comandò tutti di tornare nelle gabbie e loro lo fecero. Ricordo ancora che una sera ventosa disse “smettila di fischiare vento” e il vento cessò per tutta la sera. Sono ricordi obnubilati, confusi…. mi suggestionò forse, dico forse. Di una cosa son certo questo, Monsignore rubava i soldi.”

Nel mondo dello spettacolo hai mai conosciuto una strega?

“Ci sono persone che sono leggere, come Sandra Milo, ma capaci di leggere dentro e portarti fuori il bene. Lei è una strega buona, lei stessa dice che parla coi fantasmi. Veramente lei prevede anche il futuro. Il mio libro di favole “Il mago innamorato“  lo prese vicino al seno e disse ”le favole son per i bambini poveri non per i figli dei miliardari”. Fece lei stampare il libro. Ed è tutt’oggi il mio successo più grande.”

La solitudine e il mondo parallelo alcuni dicono siano vicini. L’hai mai percepito?

“La solitudine, essendo io rimasto a casa con mia madre vedova, giovanissimo, l’ho condivisa con lei, casalinga a Cagliari, essendo il più piccolo dei fratelli, le sono rimasto accanto. Una volta mi disse “scegli la tua solitudine perché tu stai bene cosi..” Io non ne ho mai sofferto davvero e Milena Milani, che era una solitaria e mi amava molto, mi disse “Biagio la solitudine è una conquista che solo pochi sanno apprezzare”. Oggi ne capisco il senso.”

 

Grazie Biagio è sempre un’emozione intervistarti.

“Grazie a te Antonello.”

 

https://www.milenaedizioni.org/

 

 

 

 

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