“Boccioli di rose”: il flusso di coscienza di Maria Cristina Pizzuto verso la rinascita.

Questo viaggio nella vita di una ragazza anoressica, che si mette a nudo narrando la lacerazione della sua anima e il dolore che dilania il suo esile corpo, è dedicato alle persone che soffrono di questa malattia, quasi a voler dare una mano a chi, come lei, una mano l’ha cercata per evitare di cadere precipitosamente nel baratro del dolore...

Non è affatto facile riuscire a parlare così apertamente di un disturbo alimentare quale è l’anoressia. Di certo, a Maria Cristina Pizzuto è costato molto ripercorrere questo periodo della sua vita in cui, pur di attirare l’attenzione su sè stessa, ha seviziato il suo corpo rendendosi, invece, ancora più invisibile. Ed è coraggioso anche da parte della casa editrice PubMe pubblicare un libro il cui tema, nonostante le vaste campagne di sensibilizzazione, i numerosi articoli e i servizi televisivi, è ancora difficilmente esposto ed è visto come una cosa di cui vergognarsi e di cui parlare sottovoce. “Boccioli di rose”, però, dimostra come, invece, sia veramente necessario trovare il modo di parlare, sfogarsi, cercare un appiglio a cui saldamente ancorarsi per riuscire a uscire da quella trappola che è l’anoressia.

I disturbi alimentari, purtroppo, stanno diventando sempre più una piaga che dilaga nella società, colpendo giovani, adulti, maschi e femmine. Le cause sono molteplici, le situazioni diverse da persona a persona, tutte però accomunante da uno stesso fattore: l’inadeguatezza. In questo caso, l’inadeguatezza dell’autrice nell’affrontare la crescita e il cammino verso l’età adulta; nel doversi confrontare con degli adulti, soprattutto con dei genitori che non la comprendono, ignorano e violano la sua privacy leggendo il diario: un amico fidato, segreto, al quale confidare i suoi stati d’animo, le sue preoccupazioni, la sua vita da ragazza con un disturbo sì alimentare, ma anche psico-fisico. Quello che, però, emerge dal racconto della Pizzuto è la volontà disperata di rinascere, di essere una ragazza di cui i genitori non si vergognano e di cui lei stessa non deve vergognarsi, di tornare alla realtà dalla quale la malattia l’ha fatta isolare.

Le parole dell’autrice sono un vero e proprio flusso di coscienza, che mostra come le sue giornate siano un continuo alternarsi tra sogni di rivalsa e incubi che la fanno sprofondare nel terrore e nella frustrazione. Si vede chiaramente come la lucida volontà di cambiare, di cercare delle soluzioni concrete per risolvere il suo problema, sia spesso annebbiata dalla disperazione e dal desiderio profondo di veder finire questo brutto sogno dal quale fuggire, rifugiandosi in un mondo immaginario nel quale nessuno, nemmeno i suoi genitori che tanto la fanno sentire inadeguata, possono penetrare. Momenti di disperazione che, purtroppo, fanno spesso pensare di porre fine alla propria vita, vedendo nella morte l’unica via d’uscita da questa morsa tremenda che stringe la ragazza, fragile e caduca, proprio come i boccioli di rose che cita nel titolo: una delle tante metafore che richiamano la natura, nella quale l’autrice vede l’unico motivo di pace per la sua mente confusa e sofferente.

Questo viaggio nella vita di una ragazza anoressica, che si mette a nudo narrando la lacerazione della sua anima e il dolore che dilania il suo esile corpo, è dedicato alle persone che soffrono di questa malattia, quasi a voler dare una mano a chi, come lei, una mano l’ha cercata per evitare di cadere precipitosamente nel baratro del dolore, ma alla quale non è mai stata offerta; e l’autrice vuole essere per queste persone l’appiglio sicuro, la voce amica che dice “non sei da solo”, la voce calda e rassicurante che chiosa “ce la puoi fare”. Questo romanzo, però, vuole essere anche un monito e uno stimolo per le persone che, invece, si trovano a dover stare a fianco e a sostenere chi soffre di anoressia: rappresenta una vera e propria richiesta di aiuto, di sorreggere, cercare di capire e supportare chi soffre, senza farlo sentire inadeguato, senza costringerlo a vivere nel modo in cui chi non è malato ritiene giusto, ma accompagnandolo mano nella mano in questo percorso di rinascita. E dovrebbe farlo indagando sulle cause che l’hanno portato a cadere in questo burrone, nel quale, più avanza il tempo, più precipita rovinosamente verso il fondo; chiedendo aiuto al di fuori della cerchia familiare, a persone esperte e competenti, senza vergognarsi di essere vittime collaterali di questo disturbo alimentare; e non ignorando il problema sperando che, prima o poi, si risolva da solo.

Il messaggio della Pizzuto è molto chiaro: le persone che soffrono di anoressia hanno bisogno di aiuto, non devono essere ignorate, hanno la necessità di trovare, soprattutto nelle persone a loro più vicine, un bastone saldo che sia loro di appoggio nel lento e doloroso cammino verso una nuova vita.

A cura di Giulia Paesavento

Maria Critstina Pizzuto

 

Titolo: Boccioli di rose

Autore: Maria Cristina Pizzuto

Genere: Romanzo breve

Casa Editrice: PubMe

Collana: Policromia

Pagine: 84

Prezzo: 12,00 €

 

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