Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe.

Il regista Salvador Simó porta sul grande schermo la trasposizione cinematografica della graphic novel a opera di Fermín Solís “Buñuel in the Labyrinth of the Turtles”.

Il film d’animazione segue le orme di Luis Buñuel, cineasta spagnolo, dopo lo scandalo che lo travolse a causa del suo lungometraggio d’esordio, “L’âge d’or”, realizzato in collaborazione con il celeberrimo Salvador Dalì.

Dopo questa burrasca, infatti, Buñuel finisce per distanziarsi dal suo collaboratore ed accettare invece l’offerta dell’amico Ramón Acín per lavorare a un documentario sulle miniere intitolato “Las Hurdes”.

Grazie all’uso misto di animazione tradizionale ed elementi estratti direttamente dall’opera originale, “Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe” riesce ad affrescare uno spaccato della vita quotidiana di un regista dilaniato dai rapporti conflittuali con Dalì, dalle pressioni sociali della società fascista e clericale e da un padre incapace di comunicargli affetto.

Nel 1930, il giovane regista Luis Buñuel si trova a Parigi ad affrontare gli scandali che la proiezione del suo secondo film (nonché suo primo lungometraggio), “L’âge d’or”, suscita tra gli spettatori, celebrando con quest’opera, da una parte, il culmine, ma anche la fine, per l’autore, del suo periodo prettamente surrealista, vissuto sotto l’influenza di artisti ed avanguardisti del calibro di Salvador Dalì.

Rimasto senza soldi, il cineasta è costretto a mettere da parte il suo progetto di realizzazione di un documentario incentrato ad indagare e testimoniare le condizioni di vita e l’arretratezza che contraddistinguono alcuni villaggi presso Las Hurdes, una regione aspra e montuosa situata vicino al confine col Portogallo, e a non molta distanza dalla capitale, Madrid.

Turbato dalle difficoltà che Buñuel sta vivendo, il suo amico scrittore e letterato anarchico, Ramon Acìn, promette solennemente al suo compare che, qualora dovesse vincere alla lotteria di Natale un premio, questo sarà devoluto a beneficio della produzione del film, nella cui lavorazione verrà coinvolto pure l’artista stesso.

Caso vuole che Acìn vinca per davvero un premio alla lotteria, e che questo venga utilizzato interamente per la causa cinematografica in questione.

Il film, bellissimo, di animazione, girato da Salvador Simò, ripercorre le travagliate condizioni lavorative occorse per concepire e portare a termine l’opera, ambientata, in particolare, tra le viuzze di un paesino in pietra i cui tetti poco spioventi lo fanno assomigliare, nel suo insieme, al carapace di una immensa tartaruga. Difficoltà lavorative causate anche dalle condizioni impervie del luogo, che diventano pure l’oggetto centrale ed il fulcro di cui è imperniato lo splendido documentario del regista messicano. La lavorazione estenuante del film, porta alla luce il condizionamento che la figura paterna, temuta e vista come una sorta di tabù contro la possibilità di lasciarsi andare nel vortice di una fantasia visionaria che tanto caratterizzava la mente del regista ancora bambino, esercita ancora sul regista; ma anche la sincerità d’animo di un uomo che, solo in apparenza, si mostra incline verso la violenza in qualche modo gratuita (si pensi a quella sugli animali filmata dal vero e mostrata nel documentario), ma che poi, a conti fatti, si prodiga a favore di una popolazione relegata ad uno stato di vita primordiale che ne condiziona non poco le aspettative di vita (toccante il momento in cui Buñuel si preoccupa per una bimba malata distesa in strada!), ostaggio di malattie ereditarie e di epidemie che, poco distante, il progresso dei primi decenni del ‘900 stava già debellando o ponendo sotto controllo, specie nelle grandi realtà cittadine.

Il film alterna, nei momenti topici, la tecnica dell’animazione, con frammenti originali del documentario, fondendo due tecniche separate dal tempo e dallo stile, ma indirizzate verso una continuità narrativa esemplare e sorprendente.

Un omaggio sincero e prezioso ad un Buñuel intimo e quasi privato, che in qualche modo riesce così a mettere da parte il suo carattere difficile e non troppo conciliabile, mostrando finalmente quel lato umano altrimenti così poco accessibile ed interpretabile.

Ma anche un doveroso riconoscimento all’opera del letterato Ramon Acìn, rimasto vittima, tramite fucilazione, del colpo di stato organizzato e portato avanti da Francisco Franco, e il cui nome, tra i crediti del film, fu rimosso per decenni, salvo essere reinserito per volontà dello stesso Buñuel, a fine dittatura.

Questo film d’animazione su Buñuel è sorprendente per il tatto e la profondità con cui riesce a cogliere e rendere lo stato d’animo insofferente e anche complessato di un artista sensibile ed inevitabilmente influenzato dai propri ricordi e traumi infantili, dalla instabilità politica che avrebbe causato, di lì a poco, il colpo di stato, e da una incertezza stilistica che vede l’autore spingersi oltre i confini apparentemente infiniti di quel surrealismo che cominciava forse a stargli un po’ stretto. Bellissima la scelta di alternare l’animazione a stralci di Las Hurdas, che inevitabilmente ho visto con grande passione. Quello che il regista ha cercato di fare nel film “Buñuel-Nel Labirinto delle tartarughe”, è interpretare quel giovane artista, non come il famoso regista che sarebbe diventato, ma com’era all’inizio della sua carriera quando quasi nessuno lo conosceva, solo un ragazzo di nome Luis. Al fine di avvicinarsi ad una dimensione personale del personaggio, è stato anche di grande aiuto contare sul figlio di Buñuel, Juan Luis, con il quale Simò ha avuto lunghe conversazioni nella sua casa a Parigi, una serie di incontri pieni di dettagli, risate ed affetto. Questo film ci offre anche l’opportunità di conoscere meglio un altro artista, amico di Luis, appunto, Ramòn Acìn. Una persona con un grande cuore , grande come la sua terra natale, Huesca. Un produttore per caso, così come un pittore, uno scultore, un poeta e un uomo estremamente devoto agli altri.

Salvador Simó può già vantare una carriera avviata per quel che riguarda il mondo della regia, ma “Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe” rappresenta il suo trampolino di lancio verso un pubblico meno localizzato e più globale.

La pellicola infatti è stata insignita agli EFA del premio per la Miglior Animazione Europea 2019 e ha mietuto successi anche in altre kermesse, tra cui l’Annecy International Animated Film Festival.

La scenografia è stata curata da Salvador Simó, in collaborazione con Eligio Montero, mentre per quel che riguarda la produzione al film, hanno lavorato Sygnatia, The Glow, Submarine, Hampa Studio, Telemadrid e Canal Extremadura Tv.

Sul territorio italiano la distribuzione è gestita da Draka.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*