Byron Rink: “Ogni persona ha dentro di sé il kit completo per comunicare, deve soltanto sviluppare le sue abilità per farlo”.

LF ha intervistato il cantante indie-rock nonchè regista e scrittore, in occasione dell'uscita, sul canale Youtube, della web serie "Fantasmagoria: fantasmi nella rete".

Il difficile periodo del lockdown, se per molti ha rappresentato la noia e l’inattività, per altri è stato un momento di riflessione, progettualità, realizzazioni artistiche e professionali.

Byron Rink, artista a tutto tondo, non è certo rimasto con le mani in mano, ma anzi, ha dato vita alla realizzazione di un originale prodotto “Fantasmagoria: fantasmi nella rete”, una serie web, che rimanda un po’ alle storie noir di Edgar Allan Poe, trasposte su video, in modo davvero magistrale, anche culturalmente parlando, trattando con dovizia le più popolari leggende urbane italiane in una chiave innovativa e irriverente. Grazie all’utilizzo di originali espedienti narrativi e visivi, capaci di alternare il linguaggio della finzione a quello documentaristico, la serie si presenta con un impianto tanto spettacolare quanto didattico. La modalità documentaristica, infatti, rende l’approccio storico affascinante e di facile assimilazione per lo spettatore.

L’eredità della tradizione gotica in Fantasmagoria è un aspetto essenziale. Questa, però, riesce a trovare proprio nella tradizione una forma analitica e narrativa nuova che consente originali spunti di riflessioni, recuperando e valorizzando il folklore italiano.

Byron Rink aveva appena ultimato la stesura degli episodi di una serie distopica che stava cercando di far produrre, non immaginando neppure che le vicende mondiali sarebbero andate proprio in un modo del tutto simile a quelle che stava presentando. Il resto lo sappiamo tutti: bloccati in casa, con l’ansia, il più delle volte, ad attanagliarci, e la paura dell’ignoto! L’idea di creare delle narrazioni svincolate dalla rigidità produttiva, era ben radicata nella mente di Byron. In passato aveva fatto dei reading e conosceva bene il potere della voce, una delle facoltà più vecchie del mondo, l’uomo all’interno della grotta racconta le storie per far passare il tempo, e se le storie sono spaventose, esorcizzano meglio le paure. La situazione nella quale ci siamo trovati tutti durante il lockdown, era esattamente quella dell’uomo chiuso nella grotta, così, Rink, si è messo alacremente al lavoro. Dopo aver proposto il suo prodotto ad Alessio Giorgi, si è deciso di far ospitare queste storie sul suo canale Youtube “Ore di Orrore” a cadenza mensile.

Fantasmagoria: fantasmi nella rete”, ha visto l’amichevole partecipazione di Tom Savini (Creepshow, George A. Romero, 1982; Django Unchained, Quentin Tarantino, 2013), la collaborazione del regista del fanta-horror Luigi Cozzi (Contamination, 1980; Hercules, 1983; I piccoli maghi di Oz, 2018) e la concessione delle musiche per l’ultimo episodio di Pino Donaggio (Carrie, lo sguardo di Satana, Brian De Palma, 1976; Vestito per uccidere, Brian De Palma, 1980; Non ci resta che piangere, Massimo Troisi e Roberto Benigni, 1984).

Interpretata, tra gli altri, da Byron Rink, Kira Ialongo, Simona Vazzoler, Simone Pulcini, Giuliano Di Giovambattista, Mauro Tiberi, Michele Grassini, Andrea Ceravolo, Stefano Diaferia, Andrea Salmeri, Alfredo Cantagallo, Daniele Zaccardo, la serie è un rapido susseguirsi di immagini, suoni, colori, oggetti e azioni che colpiscono vivamente i sensi e la fantasia dello spettatore.

Fantasmagoria parteciperà alla seconda edizione dell’Asylum Fantastic Fest.

Byron è proprio il caso di dire che per lei il lockdown è stato molto produttivo…

“Lo è stato per molti creativi, non ho mai capito quelli che dicono di annoiarsi. Parafrasando Charles Bukowski posso affermare che “solo le persone noiose si annoiano”. Però non vorrei affrontare l’argomento con leggerezza, c’è chi ha sofferto parecchio e questo dispiace sempre.”

Fantasmagoria… come nasce?

“Con i ragazzi di Orefilm stavo sviluppando “Deathscreen”, una serie tv di fantascienza sociale, avevo scritto la prima stagione ed eravamo in trattativa per farla entrare in produzione. C’era persino un bel teaser, girato per presentare il progetto. Poi il mondo ha smesso di girare, solo che io ero già in corsa e non sapevo come fermarmi. Con gli altri ci stavamo allontanando, sopraffatti dagli eventi, chiusi in casa e in noi stessi. Per riprendersi in fretta era necessario controllare i processi mentali e razionalizzare. Così ho “inscatolato” la mia emotività e l’ho fatta trasfigurare nei ricordi di infanzia più piacevoli (che paradossalmente riguardano tutta la galassia del terrore o per esprimerlo meglio: “l’Orrore cosmico”). Realizzare il pilota di “Fantasmagoria” però non è stato troppo diverso dalle cose che facevo in precedenza, è in netta continuità con il mio percorso, che da sempre si rifà al DIY (Do It Yourself). Ogni persona ha dentro di sé il kit completo per comunicare, deve soltanto sviluppare le sue abilità per farlo e il taglia e cuci delle mie fanzine poetiche con gli assemblaggi pop-art, il cut-up letterario e il montaggio cinematografico sono i miei modi di comunicare, sono tecniche che hanno molto in comune.”

Climi noir…quasi a ricordare un po’ lo stile crittografico di alcuni racconti di Edgar Alla Poe, che trovo molto ben congeniati culturalmente parlando… Si è ispirato a qualcuno per la loro realizzazione?

“Sì, le influenze di Fantasmagoria sono innumerevoli e sarebbe anche difficile elencarle tutte, ma ce n’è una più importante di altre, ovvero i podcast di Aaron Mahnke. Il suo è uno storytelling moderno e fresco. Questa maniera di raccontare si era già vista nei migliori episodi di “The Simpsons” (e non è un caso che la serie sia stata un successo). La trama lineare ha perso il suo fascino, è emersa con più vigore quella che possiamo definire “attenzione interattiva”, ora siamo in grado di cogliere molteplici stimoli e di seguire dei salti narrativi più arditi. Rispetto alle vecchie storie è più difficile capire dove si voglia andare a parare e questo impedisce allo spettatore più smaliziato di anticipare il finale.”

Come sono stati accolti i primi due episodi sul web?

“Il secondo è uscito da pochi giorni, le persone sembrano entusiaste e partecipative ma è presto per tirare le somme, la serie non ha neanche un mese di vita. Sono considerazioni che faremo a Settembre, dopo il finale di stagione.”

L’ultimo episodio vede la partecipazione musicale di Pino Donaggio… com’è stato averlo in questa web serie

“Entusiasmante. Quando ho ricevuto la notizia avevo rivisto da pochi giorni “Omicidio a luci rosse” e non ci potevo credere. Per me l’accoppiata Brian de Palma/Pino Donaggio è una delle più riuscite della storia del cinema, sono quelle affinità che trasformano il prodotto finale e lo elevano all’ennesima potenza, così come fu per Leone/Morricone o Hitchcock/Herrmann. Avere con noi il maestro è anche una responsabilità. Bisogna cercare di fare il massimo per esprimere tutto il potenziale, è molto stimolante.”

C’è un messaggio che vorrebbe arrivasse con Fantasmagoria?

“In un certo senso sì, mi piacerebbe che venisse dato maggiore spazio alle opere inconsuete invece che rincorrere ogni volta la moda del momento saturandola fino al grottesco (attualmente trovo insopportabili le serie criminali nostrane). Ritengo inoltre che l’Italia sia un paese talmente ricco, in ogni sua sfumatura, che permettere che questa abbondanza scompaia nel silenzio sia delittuoso. Purtroppo nel cinema molti creativi non hanno coraggio e sono messi in condizioni di lavorare male. Queste considerazioni sono già state fatte da Vendruscolo, Ciarrapico e lo scomparso Mattia Torre, con la loro maniera caustica, in “Boris” che fu un prodotto incredibile. Da allora è cambiato poco, però qualcosa si sta muovendo e io sono fiducioso.”

Il primo episodio lo ha girato totalmente da casa. Quali sono stati i problemi maggiori che ha avuto?

“Il problema più grande è stato il sonoro. Un tempo per registrare avevo la sala prove della mia band, ma dopo averla dismessa non mi ero accorto che in casa non avevo preparato un luogo adeguato. Inoltre gli appartamenti erano parecchio rumorosi, perchè molti di noi sono polli d’allevamento e perchè la vita era stata rinchiusa dentro e voleva esplodere. Così ogni tanto entravano nelle registrazioni urla di bambini, poltrone trascinate da vicini molto più assordanti dei poveri poltergeist, cani che ululavano inquieti, applausi dai balconi. Tutto molto pittoresco.”

Come nasce questo suo interesse per le storie dell’orrore?

“Difficile rispondere, certe cose te le porti dentro. E’ una questione che deve avere a che fare con i tuoi primi passi, oltre che dal carattere. Da bambino ero incredibilmente introverso, timido fino al patologico, e gli altri, bambini o adulti, non sembravano troppo simpatici. C’è un aneddoto che i miei amano raccontare: mi portarono in qualche sagra della campagna laziale, probabilmente in Sabina, e ad un certo punto il paese doveva dare inizio ad una sassaiola contro una gallina legata al palo. Era il premio in dono a colui che l’avrebbe uccisa…ma a quanto raccontano diedi di matto e mi misi in mezzo urlando e strepitando. La “competizione” quindi si interruppe. Avevo tre o quattro anni e non ho ricordi nitidi dell’evento ma secondo me questo è il finale perfetto per uno dei primi film di Tim Burton. Il linciaggio si ferma, il mosto è salvo ma ti resta una domanda: chi sono i veri mostri in questa storia?”

Lei è anche musicista piuttosto apprezzato nonchè scrittore di racconti e poesie… Come concilia le tre “arti”?

“Credo esista una sola “Arte” ma vari linguaggi artistici. Ognuno vuole esprimere se stesso per comunicare. Io però non mi ritengo un artista nella sua accezione classica, sono più un artigiano dell’underground, un artière. Faccio piccole cose e mi arrangio. L’uomo con le sue mani è quanto di meglio possa esistere. E sarebbe meglio se tutti oggi, politici in prima fila, anteponessero il fare bene al dire male. Hai notato come sembra ovvio questo concetto? Eppure…”

Progetti futuri?

“Direi una seconda stagione di Fantasmagoria sempre più ricca e poi vorremmo tornare al lavoro su “Deathscreen”, perchè sarebbe davvero un prodotto atipico per il nostro mercato ed è una scommessa che vorremmo vincere.”

Concludendo?

“Comunque vada la stagione posso dire che il percorso di Fantasmagoria è già stato positivo e gratificante. Abbiamo avuto modo di lavorare con persone straordinarie che stimiamo molto e umanamente siamo già più ricchi. Posso suggerire a coloro che non hanno ancora visto gli episodi pubblicati, di dare uno sguardo, perchè è un prodotto che abbiamo realizzato con cura e perchè il “mosaico” fantasmagorico è sempre capace di stupire.”

INFO E LINK PER VEDERE LA SERIE

 

 

 

 

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