Camorra e moda: quando il malaffare si insinua avidamente tra l’alta moda.

In un contesto culturale arretrato, nella maggior parte dei casi, la macchina da cucire rappresenta l’unica via di uscita per una vita dignitosa già martoriata dal numero crescente di tumori ad organi vitali, avvelenati dai terreni.

Se la mafia alla fine dell’Ottocento ha intuito l’enorme potenziale dell’estorsione e l’ha palesato come uno dei capisaldi dell’organizzazione; la camorra ha puntato su tecniche certamente più innovative. Non è un mistero che Paolo di Lauro, il boss dei boss detto Ciruzzo ‘o Milionario, ha abbozzato le prime linee guida della sua notevolissima carriera criminale, all’interno dell’ambito tessile. Una delle sue prime occupazioni era infatti quello del “magliaro”, un venditore ambulante che proprone merce tessile, alludendo a qualità di cui però, la mercanzia è sprovvista.

Un film che esplica in maniera esaustiva questa professione è certamente “I magliari” di Francesco Rosi, pellicola del 1959 che definisce in toto le attività legate a questo traffico illecito.

Tra le azioni criminali che distinguiamo negli anni ’80 in ambito camorristico, notiamo gare di appalto truccate, il contrabbando di sigarette, l’innovativo business della droga e l’importantissimo comparto manifatturiero tessile. Ad oggi, la speculazione sul falso, è uno dei punti fermi della camorra che gestisce l’intera filiera, dalla produzione sino allo smercio. In accordo con altre organizzazioni malavitose come la mafia e la ‘ndrangheta, invadono il mercato mondiale, danneggiando in primis il Made in Italy e il più delle volte anche la salute, poichè le materie prime sono di scarsissima qualità. Qui sorge però un quesito, gli stilisti che si affidano a produzioni il cui contesto non è facilmente decodificabile, sono secondo voi ignari o semplicemente in tacito accordo?

E’ innegabile che Saviano con “Gomorra” abbia dischiuso ai più un mondo quasi ignoto alla massa, dove l’alta moda si contamina con il malaffare. Miriadi di immigrati, assoldati per vendere merce contraffatta nei mercati e sulle spiagge, il più delle volte borse molto simili alle originali. L’Italia ancora una volta vanta due primati, il primo è quello di cui andar fieri: la pelletteria d’eccellenza germina quì. Il secondo è il punto debole, il triste primato di paese europeo che produce più merce contraffatta e il più proprio nel napoletano, controllato da organizzazioni camorristiche. Un ambito in cui moltissimi aspetti artistici comprenetrano all’interno; la musica, come vediamo con la costante escalation dei cantanti neomelodici, il mondo televisivo sempre più accondiscendente nei confronti di programmi che promuovono “energumeni”, implicati nel mondo criminale e infine nella moda. In questo contesto culturale arretrato, nella maggior parte dei casi, la macchina da cucire rappresenta l’unica via di uscita per una vita dignitosa già martoriata dal numero crescente di tumori ad organi vitali, avvelenati dai terreni. Giornate di lavoro massacranti, pagate 15 euro, per produrre abiti da pochi spicci ma che verranno rivenduti sino a sei-sette volte tanto.

Vorrei potervi fornire nozioni su acquisti che possano essere discordanti con questi traffici, la realta è però davvero avversa. Vorrei almanaccare un mondo del fashion nettamente più positivo.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*