Carmen Giardina: “Il mio desiderio più grande? Quello di portare avanti i miei progetti da regista.”

LF ha incontrato l'eclettica artista genovese in occasione dell'uscita del film "Il Contagio", di cui è protagonista assieme ad un nutrito gruppo di attori noti, tra cui Vincenzo Salemme e Vinicio Marchioni.

LF quest’oggi incontra un’attrice dalla forte personalità interpretativa, che si muove con spiccata disinvoltura sia sul palco che davanti alla cinepresa: Carmen Giardina. La versatile attrice è reduce dal recente successo del film “Il Contagio”, diretto dalla coppia di registi Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, un film ‘corale’, drammatico, intenso, in cui ogni singolo attore, dal protagonista a quello minore, apporta un importante contributo all’ottima riuscita finale… Tra questi, appunto, Carmen Giardina. Capelli rossi ricci, volto dal grande carattere, personalità rilevante, mi ha colpita per la sua recitazione-non recitazione…Attraverso Lucia, il personaggio da lei interpretato, si vivono le sue stesse emozioni. La donna in carriera, volitiva, ambiziosa che tuttavia, di fronte al sentimento, si traforma in una donna vulnerabile, per certi versi anche buffa, quasi inesperta. Ho amato molto questo personaggio. Del resto la competenza di Carmen non è certo casuale. Attrice, sceneggiatrice, regista, Carmen Giardina è nata a Genova e si è diplomata presso la Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova.

Si è trasferita a Roma, dove, dopo una fitta attività di attrice in teatro ed al cinema (tra gli altri con Cristina Comencini, Marco Risi, Peter Greenaway, Giancarlo Sepe, Umberto Marino, Marco Puccioni, Manetti Bros., Alessandro Di Robilant), ha debuttato nella regia teatrale con il monologo “A mia madre”, tratto dalle lettere di Sylvia Plath.

Nel 2008 ha ideato, dirigendolo, “God save the punk!” (il teatro racconta il punk), per il Teatro Vascello di Roma, spettacolo in cui tre attori interagiscono con suggestive videoscenografie.

E’ stata inoltre regista di due cortometraggi pluripremiati: “Turno di notte”, prodotto da Cinecittà Holding nel 2003, protagonista Leo Gullotta, e “La grande menzogna” (2007), con Gea Martire e Lucianna De Falco.

E’ stata co-sceneggiatrice di “Sleeping around”, film di Marco Carniti, che l’ha vista anche tra i protagonisti, insieme all’attore argentino Dario Grandinetti (“Parla con lei”) ed Anna Galiena.

Per AMREF nel 2008 e 2009 ha collaborato con il musicista Giovanni Lo Cascio alla realizzazione di “Juakali Drummers”, spettacolo musicale con i ragazzi di strada degli slums di Nairobi.

Al momento Carmen Giardina si sta dedicando maggiormente alla sua attività da regista, settore purtroppo ancora non facile per una donna…Ma siamo sicuri che la sua caparbietà e competenza professionale vinceranno…

Parlaci, innanzitutto, del tuo personaggio nel film “Il contagio”, in questi giorni nelle sale…
“IL CONTAGIO è tratto dal romanzo omonimo di Walter Siti; oltre a me ci sono Anna Foglietta, Vinicio Marchioni e Vincenzo Salemme. Lucia (che interpreto nel film) è una donna appassionata del proprio lavoro, indipendente, affidabile, ma nei rapporti con l’altro sesso è ingenua e immatura. Perde la testa come un’adolescente per un uomo diversissimo da lei, Mauro (interpretato da Maurizio Tesei), che viene dalla borgata e traffica nello spaccio della cocaina, mentre Lucia è borghese e benestante. La loro storia ha momenti di involontaria comicità, ma finirà con una delusione amarissima per Lucia. E’ un personaggio ricco di sfaccettature, che ho amato moltissimo, e penso di averci messo molto di “mio”… (anche se io nella vita reale ho un compagno da tutta la vita!)”
Tu ti dividi tra cinema, teatro e regia, quindi sei un’artista a tutto tondo…com’è iniziato questo tuo percorso?
“Ho iniziato frequentando la Scuola del Teatro Stabile di Genova, una delle migliori d’Italia, poi mi sono trasferita a Roma.”
Tu sei l’autrice, inoltre, di due cortometraggi “Turno di notte” e “La grande menzogna” sull’incontro tra due grandissime come Bette Davis e Anna Magnani…
“Mi è sempre piaciuto scrivere, e mentre lavoravo come attrice ho mandato una mia sceneggiatura ad un concorso di Cinecittà, vinsi il concorso e Cinecittà produsse il mio primo cortometraggio, TURNO DI NOTTE, con Leo Gullotta. E’ un thriller grottesco con un improbabile serial killer ambientato nella periferia di Roma. Gullotta è strepitoso, e per il corto vinse un Nastro D’Argento. Poi ho girato LA GRANDE MENZOGNA, scritto da Gea Martire, che lo ha anche interpretato con Lucianna De Falco. Gea aveva immaginato un incontro surreale tra Bette Davis e Anna Magnani, e il risultato è un corto che posso definire ormai un piccolo “cult”, premiato in moltissimi festival e acquistato per la tv da Mediaset e Studio Universal. Dopo un altro corto, FRATELLI MINORI, dedicato a Peppino Impastato con Paolo Sassanelli, ora sto lavorando per realizzare il mio primo lungometraggio. Sarà la storia di due sorelle con un legame fortissimo tra loro, a causa di un terribile trauma vissuto nell’infanzia.”
Hai debuttato a Genova con “Io, Fabrizio e il Ciocorì”…ce ne parli?
“Anche a teatro (che è il primo amore) ho fatto bellissime esperienze da regista; l’ultima, ha debuttato proprio in questi giorni a Genova, IO, FABRIZIO E IL CIOCORI’. E’ il racconto in prima persona dell’amicizia tra un giovane giornalista alle prime armi, appassionato di musica rock, e Fabrizio De André. L’autore è il giornalista di Repubblica Flavio Brighenti, e non si tratta di un testo teatrale, lo definirei più un concerto con tre voci narranti, lo stesso Brighenti, Laura Monferdini, custode della memoria di De André nel bellissimo Museo di Via del Campo, e Vittorio De Scalzi, che con Faber realizzò due dischi e che quì interpreta molti dei suoi brani più belli. E’ un ritratto inedito, affettuoso e spesso divertente, per la ricchezza di aneddoti legati al De André capace di ironizzare anche nei momenti più difficili, come quello del suo famoso rapimento in Sardegna. Per me che sono una genovese ormai adottata da Roma, è stato come tornare alle origini, il primo album che acquistai da ragazzina era di De André, “Non all’amore, non al denaro ne’ al cielo”.
L’attore in Italia, soprattutto teatralmente parlando, è ancora penalizzato…vive momenti difficili?
“Quello che stiamo attraversando è un momento molto difficile per tutti, la crisi ha impoverito tutte le categorie di lavoratori, ma per gli attori c’è l’aggravante che per l’opinione pubblica facciamo gli artisti per passione, o per la gloria, come se anche noi non dovessimo pagare l’affitto! Oppure, peggio ancora, che tutti gli attori vivano tra alberghi di lusso e red carpet… beh, la realtà è che questo vale solo per pochi famosi e benestanti, il resto della categoria sopravvive a fatica. Tanto che, insieme a Elio Germano, Claudio Santamaria, Neri Marcoré, Michele Riondino e Cinzia Mascoli abbiamo creato una cooperativa per tutelare gli interessi di tutti gli attori,  che abbiamo chiamato ARTISTI 7607. Chi vuole saperne di più può consultare il sito www.artisti7607.com
Cosa si potrebbe fare per fronteggiare questa situazione secondo te?
“Ma un miglioramento delle condizioni degli attori si raggiungerebbe anche con l’approvazione del nuovo contratto nazionale, ormai fermo da tempo immemore. Bisognerebbe anche superare il sistema di raccomandazioni vigente da sempre nella fiction tv. I bravi attori raramente riescono ad arrivare ai provini, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.”
Progetti futuri?
“Nei miei progetti futuri, oltre al film, c’è anche il desiderio di portare in scena un bellissimo testo sulla guerra scritto da un drammaturgo iracheno. Una gran parte del mondo vive la realtà della guerra, così apparentemente lontana da noi, e questo testo è stato scritto sotto le bombe durante la guerra in Irak, sorprendentemente in una chiave comica, da teatro dell’assurdo.”
Concludendo?
“Concludendo, oggi in Italia per un attrice i bei ruoli da interpretare al cinema sono pochi, quindi mi auguro di riuscire a portare avanti i progetti che ho come regista (anche se questo ruolo continua ad essere una dura battaglia per una donna). Certo però che se qualche regista spuntasse con una proposta come quella di Botrugno e Coluccini di interpretare Lucia ne Il Contagio, non direi mai di no!”

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