Caterina Francavilla: “Con la FiFilm intendo promuovere un cinema d’autore capace di osare, incentrato sul rapporto diretto con le maestranze”.

LF ha incontrato la produttrice e fondatrice della FiFilm Production, Caterina Francavilla, che ha appena concluso le riprese del film "Fra due Battiti", diretto da Stefano Usardi. Tra i protagonisti, l'attore Remo Girone.

La FiFilm Production è una casa di produzione cinematografica indipendente, fondata nel 2016 da Caterina Francavilla. Nata con la volontà di promuovere un cinema d’autore capace di osare nella sperimentazione artistica, la Fifilm cerca sin dai suoi inizi di rendersi completamente autonoma nelle scelte, sia economiche che artistiche, e sviluppa una forma produttiva incentrata sul rapporto diretto con le maestranze.

L’incontro tra Caterina Francavilla e il regista Stefano Usardi consente alla Fifilm di intraprendere una fervente attività produttiva. Nel 2017, con il film “Luigo”, inizia infatti un percorso artistico che è proseguito nel 2019 con “Affittasi Vita” e che per il 2021 prevede l’uscita di Fra due battiti, tutti diretti dallo stesso Usardi. Il connubio tra la casa di produzione e il regista segna l’intenzione di fare cinema in modo libero e semplice, con una particolare attenzione ai rapporti umani e alla ricerca costante della possibilità di fare “cinema di strada”. Un cinema che ha, attualmente, nella ricerca di un linguaggio originale la sua prerogativa principale.

Nel corso degli anni la Fifilm non ha modificato l’approccio alla sua modalità di fare film. Nella sua forma prettamente tecnica la casa di produzione cerca di equiparare i compensi di tutti i reparti e le pose degli artisti, così da rendere la realizzazione del film un evento il più collettivo possibile. Nonostante i vari premi ricevuti in questi anni, e la professionalità delle maestranze coinvolte, per ora, la casa di produzione di Caterina Francavilla, ha avuto, nella sua pionieristica forma di investimento l’unica fonte di finanziamento, supportata esclusivamente da alcune piccole sponsorizzazioni.

La Fifilm sta inoltre preparando la produzione di due nuovi lungometraggi, che verranno realizzati nel 2022 e nel 2024. Ancora senza titolo, il primo racconta, attraverso una struttura da road movie che parte da Padova e arriva ad Almeria in Spagna, la storia di un amore tra un’anziana e un giovane ragazzo; il secondo sarà invece ambientato nel comune di Borgo Valbelluna ed è la storia di un cantautore degli anni ‘60, alcolista, che non riesce a staccarsi dal passato.

Come già espresso sopra, nel Settembre 2020 si sono concluse a Trento le riprese del film Fra due battiti, ultima fatica di Stefano Usardi, interpretato da Stefano Scandaletti, Maria Vittoria Barrella, Giulio Cancelli, Stefano Detassis, Federico Vivaldi, Remo Girone, Roberta Da Soller, Lara Balbo e la partecipazione, tra gli altri, di Massimiliano Varrese e Valentina Melis.
Giovanni (Stefano Scandaletti) è un giovane scrittore che vive a Trento nella villa lasciatagli in eredità dai genitori scomparsi. Passa le sue giornate girovagando in città alla ricerca di nuove avventure ed ispirazioni. Intanto, Mark (Giulio Cancelli), uno sceneggiatore “atipico”, gli crea a sua insaputa bizzarri ed emozionanti frammenti di vita…
L’intero meccanismo narrativo è sorretto dall’estroso maggiordomo di casa (Remo Girone), che passa invece le sue giornate a riscrivere spartiti di Schubert.
L’unica vera preoccupazione di Giovanni è scrivere un libro sulle emozioni per aiutare Tommaso (Federico Vivaldi) a riprendere in mano la sua vita ed a perdonarsi quel giorno che ha dimenticato la figlia in macchina mettendone a rischio l’esistenza.
L’arrivo di Rosa (Maria Vittoria Barrella), però, rompe gli equilibri e complica l’intreccio narrativo. Giovanni se ne innamora perdutamente e abbandona il progetto del libro a cui si stava dedicando tanto intensamente.
Con l’entrata in scena di Luca (Stefano Detassis), uno scrittore in crisi esistenziale, la continua alternanza tra realtà e finzione diviene preponderante, rendendo il confine tra le due sempre più labile. In fondo, nulla è come appare…

LF MAGAZINE ha avuto il piacere di intervistare la produttrice Caterina Francavilla, in una chiacchierata diversa, che và a sbirciare dietro le telecamere e tutto ciò che sul grande schermo non percepiamo ma sappiamo esistere. Il lavoro di grandi maestranze che al momento stanno patendo per intero, tutte le difficoltà scaturite dalla Pandemia di Covid 19. E’ importante dar voce a produttori e registi, macchinisti e responsabili del montaggio, quanto più possibile… un coro unanime di professionalità e grandi sogni.

La parola ora passa a Caterina…

Caterina, benvenuta in LF MAGAZINE! Innanzitutto com’è nata la FiFilm Production?

“La Fifilm Production è una casa di produzione indipendente, nata nel 2017. L’incontro con Stefano Usardi, che ci ha visti da subito legati da uno stesso filo conduttore, fatto di ideologie, passioni e sogni comuni nell’ambito cinematografico, ha rappresentato per me il punto di partenza che mi ha spinta a creare la FiFilm Production come esigenza, desiderio e voglia di dar voce a questa passione insieme a chi di cinema poteva arricchirmi.”

Quali finalità si prefigge?

“Fin dai primi progetti c’è sempre stato il tentativo di riuscire a raccontare qualcosa di particolare, incroci di vite, intrecci di storie fra realtà e finzione, di portare lo spettatore a riflettere, a farsi domande, a cercare risposte. Con la premessa che non sempre c’è bisogno di una risposta univoca.”

Di recente sono terminate le riprese di “Fra due battiti”, ultima fatica di Stefano Usardi, girato tra Trento e Riva del Garda, che vede anche, tra i protagonisti, Remo Girone…

“Sì, l’ultimo progetto, che mi ha vista ancora accanto a Stefano si chiama “Fra due Battiti”. L’aver avuto Remo Girone nel cast ci ha resi molto orgogliosi, perché aver potuto lavorare con un attore del suo calibro e con la sua esperienza è stato un momento di grande arricchimento dal punto di vista sia lavorativo che umano.”

Ci racconta del sodalizio con Stefano Usardi?

“Sei anni fa gestivo insieme ad un socio un cinema/teatro, ed è stato proprio in questo contesto che ho incontrato e conosciuto Stefano, che mi ha proposto la sceneggiatura del mio primo film (terzo per lui) dal titolo “Luigo” che poi ho prodotto nel 2017. Da qui è cominciato un vero e proprio percorso di ricerca, insieme a Stefano, che ha visto una sua continuazione con “Affittasi Vita” nel 2019, film girato a Trieste con un cast sempre più adatto alla nostra tipologia di progetti, che cerca il più possibile di coinvolgere realtà locali. E che nota un grande interesse da parte di attori internazionali che nonostante la loro fama si mettono in gioco per progetti indipendenti.”

Ci sono state delle difficoltà maggiori, in questo anno complicato, nel girare il film?

“Cercare di districarsi nel dedalo della regolamentazione non è stato semplicissimo, ma ci siamo riusciti. Inoltre vincere la paura di molti attori che, giustamente, erano spaventati, ha richiesto particolare intraprendenza. Ma la nostra voglia di fare cinema ha prevalso su tutto e tutti.”

La sua passione per il cinema quand’è nata?

“Ho sempre amato il cinema e in particolare il cinema d’autore, avvicinandomi poi all’Officinema di Feltre ho potuto entrare nel vivo dello spettacolo che solo l’illusione delle immagini può dare.”

Qual è la situazione del cinema che ha una grande tradizione, oggi in Italia?

“Per una casa di produzione piccola come la mia non è tutto rose e fiori, purtroppo non c’è ancora mai stato alcun tipo di aiuto e finanziamento pur avendo partecipato ai bandi delle varie Film Commission… ma la passione ed il credere fortemente in ciò che si fa, porta oltre gli ostacoli e li fa superare. Siamo fortemente convinti nel nostro percorso perché VIVIAMO quello che stiamo facendo.”

Quali sono gli elementi di una sceneggiatura o di un progetto che la convincono che sia la storia giusta da sostenere e produrre?

“Sicuramente che ci siano elementi surreali, che non presentino soluzioni scontate, che abbiano una parte di non-sense per capirci. Inoltre che escano dalle categorie commerciali e propongano soluzioni nuove a problemi scolpiti nel tempo.”

Questo ambiente è ancora quasi completamente dominato dal sesso maschile… come si riesce, nonostante tutto, ad affermarsi nel settore, da donna?

“Non mi sono mai posta il problema, proprio perché il sesso non dovrebbe creare discriminazioni.”

Cosa significa fare il produttore in Italia, oggi?

“Significa perseverare e dimostrare, l’unica via per farsi lentamente conoscere, pur sapendo che la strada sarà ancora lunga, ma è anche vero che è grande il lavoro che viene attuato per formare nuove competenze interne, sviluppare figure professionali e rendere sempre più strutturati gli aspetti più difficoltosi di una produzione come questa.”

Come si articola la distribuzione di un film?

“Prima di tutto cerchiamo la strada dei festival, poi pian pianino vediamo quale tipologia di distribuzione è più adatta al tipo di film e procediamo. Ad ogni modo è festival, cinema in sala, televisione e on-line.”

Cosa servirebbe per ridare smalto al cinema?

“Uscire dalle logiche dei finanziamenti e commerciali, trovare produttori che propongano film vari tra di loro e non standardizzati come alcuni grandi gruppi stanno imponendo al mercato. Ci vuole più libertà.”

C’è un film al quale è più affezionata?

“E’ il film tra i due film: quello appena girato e quello ancora da girare.”

Cosa consiglierebbe a chi oggi vuole fare cinema?

“Passione e determinazione, perché, come per ogni cosa, sono gli elementi base per realizzare i sogni. E, ovviamente, un pelo di sana follia.”

Progetti futuri?

“Nello specifico ci sono due lungometraggi che realizzeremo nei prossimi anni, nel 2022 e 2024 per essere precisi. Possono sembrare date lontane, ma costruendo i progetti dal piccolo è il tempo necessario. Il primo è un road movie che parte da Padova e arriva ad Almeria in Spagna. E’ la storia di un amore tra un’anziana e un giovane ragazzo. Il film del 2024 lo gireremo invece nel comune di Borgo Valbelluna ed è la storia di un cantautore degli anni ‘60, alcolista, che non riesce a staccarsi dal passato. Entrambi regia di Stefano a Usardi.”

Concludendo?

“La vita è una cosa troppo bella!”

Ufficio stampa

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