“C’è sempre un’altra possibilità”.

La commedia di Sam Bobrick, che vede protagonisti Rita Forte e Pietro Longhi, in scena al Teatro Manzoni di Roma, racconta l'odierna complessità dei rapporti amorosi, in una società che sempre più tende all’individualismo.

Una telefonata rinviata troppe volte, una casualità, un appuntamento che si rivelerà piuttosto strampalato, una storia d’amore che certo non inizia con i migliori presupposti…Anche questo accade nell’era della digitalizzazione, dei social, dei siti di incontri… Protagonisti Rita Forte e Pietro Longhi, ormai collaudati al Teatro Manzoni di Roma, coadiuvati dai brillantissimi Antonia Di Francesco e Giusepppe Abramo.

Gli ingredienti per uno spettacolo divertente ma garbato, ci sono tutti.

Una commedia sulla vita di coppia del grande autore americano Sam Bobrick, quì adattata ad un contesto romano però, ed una serie di quadri vivacissimi sulle contraddizioni dei rapporti d’amore nella convulsa società contemporanea. Piena di spunti comici e di battute fulminanti, la commedia racconta la storia di Myra (Rita Forte), una donna dalla forte e complessa personalità che incontrando il riservato e introverso Leonardo (Pietro Longhi), decide immediatamente di volerlo sposare ad ogni costo. La nostra stravagante protagonista escogiterà delle pazzesche quanto strambe situazioni pur di arrivare alla meta! Leonardo, dal canto suo, travolto dal ciclone Myra, subisce inevitabilmente la sua energia ed i numerosi (e talvolta equivoci) parenti che si insinuano nella loro turbolenta vita di coppia. Ma l’uomo, dapprima incerto e distaccato, arriva ad innamorarsi poi di Myra, fino a rischiare quasi la propria incolumità fisica. Dopo alcuni mesi di complicata vita matrimoniale, Myra realizza però, che la parte più emozionante di un rapporto non è quella della monotona vita matrimoniale che, un tempo, le sembrava così desiderabile. Vera mantide religiosa, si libererà di Leonardo con estrema semplicità e a lui non resterà che leccarsi le ferite.

Si ride tanto, ma alla fine si riflette anche sul difficile mondo che abbiamo costruito attraverso la disintegrazione dei vecchi schemi e la liquidità dei rapporti odierni che spesso tendono a confondere virtuale e reale.

Commedia divertente, ricca di gag esilaranti, con un cast davvero bravo… Pietro Longhi incarna l’uomo pacato dall’indole ed umorismo tipicamente inglesi.

Rita Forte, ci ha abituati a queste commedie sagaci e dinamiche, e con il suo timbro vocale dà sempre vita a parentesi musicali davvero speciali…ieri sera i ricordi sono volati sulle note di Mina e di Celentano, per concludersi con l’allegria degli Abba… ed anche il suo compagno di scena, Pietro Longhi, sembra ormai esser stato rapito, cantando egli stesso, dalla musica trascinante del portento Rita, bravissima sia nel cantare sia nel recitare.

Particolarmente azzeccate le mimiche di Giuseppe Abramo, e le divertenti caratterizzazioni di Antonia Di Francesco. L’impeccabile regia è di Maria Cristina Gionta.

Alla fine della serata, rinfrancati e contenti, siamo usciti con la certezza che in “C’è sempre un’altra possibilità” vengono analizzati sentimenti, cangianti e fluidi, tipici di molte coppie il cui equilibrio non è brillante. Eppure lei, emblema della mantide, lui simbolo di chi si fa cannibalizzare, pur avendo molte ragioni per odiarsi, non riescono mai a staccare definitivamente la spina. Come in realtà spesso accade: una realtà dove le proiezioni personali confondono il vero e il virtuale, con ironica sapienza, per riderci sopra.

Uno spettacolo molto divertente, Pietro Longhi e Rita Forte sono chiaramente riconoscibili per un certo tipo di teatro e non deludono mai le aspettative del pubblico che li segue da anni. Il loro è un genere di teatro brillante, dove però, c’è sempre spazio per alcune riflessioni.

È una commedia che sta piacendo molto. Ricca di dialoghi brillanti, di equivoci e situazioni sorprendenti, mette a confronto un uomo ed una donna, per parlare d’amore in maniera originale, delle scelte da fare nella vita e delle relazioni fra gli esseri umani.

Scritta, come citato sopra, dallo statunitense Sam Bobrick (classe 1932) e rappresentata con grande successo in moltissime nazioni, sintetizza molto bene l’idea di teatro secondo lo stesso Bobrick: “Anche se sono convinto che nelle mie opere ci siano guizzi di autenticità e situazioni anche profonde, il mio obiettivo principale è quello di intrattenere il pubblico e di lasciargli la sensazione di aver assistito a del buon teatro. La vita è già di sé abbastanza dura. Perché mandare a casa lo spettatore con la voglia di suicidarsi? Inoltre questo ottiene il risultato di ridurre per il futuro la vendita dei biglietti.”

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