CHI E’ IL PIU’ FICO DEL REAME?

Un fenomeno che sta prendendo sempre più piede nella nostra superficiale società!

Ormai è un fatto acclarato, un fenomeno dilagante e inarrestabile. I presuntuosi, nell’accezione di “fiducia eccessiva nelle proprie capacità, alta ed esagerata opinione di sé, con riferimento a un comportamento particolare e determinato”, sono ormai scesi sul sentiero di guerra diventando sempre più numerosi e aggressivi, disperatamente incontrollabili. Potremmo azzardare una suddivisione di questi in due grandi sottogruppi: i presuntuosi tout court (quelli per intenderci che confondono continuamente la presunzione con l’autostima) e quelli che presuntuosi lo sono fino al midollo ma rifuggono l’aggettivo, negano fino al martirio di esserlo, anzi, criticano con veemenza i primi  sventolando la bandiera della consapevolezza di sapere di non sapere. E omettiamo, per pietà, le dotte citazioni attinte ad un passato di studi ovviamente ‘classici’ che i finti presuntuosi adorano seminare qua e là con fintissima – appunto – nonchalance.

E’ uno scontro tra titani. Sì, perché alla fine il mondo si divide in due: tra chi la sua presunzione te la sbatte in faccia con fierezza e audace prosopopea e chi, un po’ da beghino missionario, te la propone subdolamente vestita da stucchevole e rivoltante modestia. A chi andrà la palma del più insopportabile? Probabilmente consegneremmo il trofeo ai secondi, perché cosa c’è di peggio dell’ipocrisia e dei sepolcri imbiancati di evangelica memoria? Già è intollerabile sopportare il presuntuoso, ma farlo con il buonista acculturato che ti cita Socrate in continuazione è devastante. E i primi? Quando si dice l’educazione. Una volta si era soliti dare retta agli insegnamenti delle nonne e delle mamme. Non stava bene dirsi da soli che eravamo belli, splendidi e scintillanti. Avemmo dovuto aspettare che fossero gli altri a dircelo e noi, da bravi bambini, futuri gentleman e signore comme il faut, dovevamo solo sorridere graziosamente, ringraziare doverosamente e scivolare leggeri e ‘distratti’ sui complimenti più o meno velati, più o meno arditi. Ancor di più vigeva il detto ‘chi si loda si sbroda’ e quindi mai e poi mai vantarsi della propria intelligenza, bravura, delle proprie doti scolastiche – a quel tempo – e professionali in seguito. Erano sempre gli altri a doverlo riconoscere e a dirlo e noi, nuovamente, a ringraziare con elegante distacco, magari dovuto alla consapevolezza che sì, eravamo belli, bravi e preparati ma che non spettava a noi rivelarlo. Non era, appunto, elegante. Quando si dice lo stile. Oggi più che mai, il grande assente.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*