Chi ha paura degli ufo?

Umberto Visani, nel minuzioso saggio,"Mondo Alieno", parte da documentazioni raccolte, per arrivare a toccare la tesi che la specie umana non sarebbe l'unica a dominare la terra.

Il termine “oggetto non identificato” ha nutrito fantasia, scienza e terrorizzato molti. Umberto Visani, dalla sua misteriosa Torino, in questo minuzioso saggio,”Mondo Alieno”, della casa editrice Arethusa parte dalle documentazioni raccolte, per arrivare a toccare la tesi che la specie umana non sarebbe l’unica a dominare la terra. Ma mentre i governi di tutto il mondo hanno sempre voluto smentire questi eventi, molte persone ne sono fermamente convinte. In questa intervista con Visani studioso si parla di come gli “extraterrestri” possano risultare a seconda del diverso contesto storico in cui si presentano.

I cerchi di grano più complessi come li vede? Opere umane? Enigmi?

“Il tema cerchi nel grano è sicuramente enigmatico. Fino a quarant’anni fa nessuno parlava di cerchi nel grano. A poco a poco, però, il fenomeno è aumentato come quantità e complessità, passando da semplici “cerchi” a formazioni ben più complesse. Notizie di cerchi nel grano possono essere rintracciate procedendo molto a ritroso.

Nelle tradizioni di area celtica, infatti, il tema dei “cerchi delle fate” o “anelli dei fairies” è presente in maniera massiccia. A inizio Novecento, un famoso antropologo statunitense, Evans Wentz, incontrò alcuni anziani di Howth, paesino irlandese nelle vicinanze di Dublino, e discusse di fairies. Costoro gli mostrarono un “anello dei fairies” e gli dissero che i fairies esistono e che spesso danzano nei campi, formando cerchi all’interno dei quali l’erba viene schiacciata, per poi non ricrescervi più. Egli apprese anche di casi, in Cornovaglia, relativi a fairies giunti la notte per devastare il grano dei contadini.

Questo filo rosso si intravede anche nel Cinquecento, in Svezia, quando il vescovo Olaf Magnus analizzò formazioni circolari nel grano e nell’erba e giunse alla conclusione che fossero da attribuirsi alla danza degli elfi i quali avrebbero lasciato dei segni nel terreno così profondi e delle bruciature così gravi da impedire la ricrescita dell’erba.

Il primo caso ufficialmente noto è quello del cosiddetto “mowing devil”, il diavolo mietitore. Esso risale al 1678 e ne viene data notizia in un pamphlet inglese di quell’anno, intitolato appunto “Il Diavolo Mietitore”, dove si vede il disegno di un campo sul quale un essere diabolico munito di falce taglia il grano, producendo una formazione circolare. Nel pamphlet si legge che un agricoltore facoltoso, irritato per l’aumento richiesto dal suo bracciante, rispose che avrebbe preferito che venisse il diavolo in persona a mietergli il terreno, piuttosto che essere costretto a riconoscergli simile aumento. La notte stessa, come testimoniato da molte persone, il suo campo andò parzialmente in fiamme e il giorno dopo l’agricoltore notò che il grano era stato tagliato e piegato come nessun uomo avrebbe potuto fare in una sola notte. La presenza di fiamme e luci può consentire parallelismi con la casistica più recente, per quanto manchino elementi conclusivi dovuti al fatto che il pamphlet stesso non spiega in maniera dettagliata quanto accaduto.

Otto anni più tardi, nel 1686, il celebre naturalista inglese Robert Plot riporta di una formazione circolare con un quadrato all’interno, comparsa nottetempo in un campo vicino a Oxford. Egli, non sapendo quale potesse essere l’origine, l’attribuì a un fulmine che avesse colpito il terreno, schiacciando in maniera anomala le spighe.

Nel 1880, John Rand Capron, un naturalista inglese, scrisse alla rivista Nature per raccontare di aver notato una serie di cerchi comparsi dopo una notte di tempesta nel campo di grano di un suo amico. Esaminando le formazioni rilevò le medesime caratteristiche presenti nei cerchi moderni (spighe abbassate, treccia al centro del campo, perimetro interno delle spighe rialzato).

Ecco, negli ultimi trent’anni il fenomeno è diventato sempre più geometricamente complesso. Sicuramente esistono artisti, ma quando scienziati come Eltjio Haselhoff si esprimono a favore dell’esistenza di cerchi di origine non spiegabile con l’operato di burloni e/o artisti, allora ritengo occorra indagare in altre direzioni.”

Che opinione ha sulle storie sul Monte Musinè?

“Mi piace ricordare la celebre frase che Carl Gustav Jung disse in merito al fenomeno UFO globalmente inteso: “La gente ha indiscutibilmente visto qualcosa”. Ecco, per quanto concerne gli avvistamenti sul Musiné il mio pensiero è sintetizzabile in siffatta maniera.”

L’evento scherzoso dell’assalto all’Area 51 come lo classifica?

“L’evento è sorto come scherzo nella mente dell’ideatore, ma poi molte persone hanno colto il pretesto per andare realmente a “vedere” di persona vicino agli ingressi dell’Area 51. Purtroppo si sono presentati in pochi e non si è sortito l’effetto voluto, però quantomeno se ne è parlato, il che in questi campi è sempre utile.”

In ambito letterario e di fumetti cosa consiglierebbe sulla materia?

“Penso che siano fondamentali le opere di John Keel e Jacques Vallée, entrambi fondatori della teoria parafisica in ossequio alla quale il fenomeno UFO  varierebbe al variare dei secoli, mutando quadro di riferimento a seconda dell’osservatore. Elfi, fairies, demoni, creature angeliche, fratelli dello spazio, djinn, alieni grigi, ecc. Tutte maschere dietro le quali si nasconderebbe il medesimo fenomeno, in grado di apparire come “uno, nessuno, centomila”.”

Da sempre si parla di tipologie di alieni grigi, qual è per lei il modello che si avvicina di più alla realtà?

“A mio giudizio la tendenza attuale è quella di compilare veri e propri “bestiari” moderni con varie razze sulla cui esistenza non si ha uno straccio di prova certa. Solamente il caso Roswell, con tanto di comunicato ufficiale, spinge in una direzione di oggettività, per cui stando alle testimonianze dell’epoca ipotizzo che la raffigurazione canonica del grigio possa avvicinarsi a qualcosa di esistente. Su cosa poi sia quel “qualcosa”, si apre un ventaglio estremamente ampio, dato che l’entità LAM apparsa ad Aleistair Crowley ha caratteristiche fortemente parametrabili.”

La vita sulla terra per alcuni è stata opera di extraterrestri che idea si è fatto su questo concetto?

“Penso che da un punto di vista meramente teorico sia una possibilità, ma ritengo altresì che da una quarantina d’anni sia sorto un filone letterario che cavalca l’onda di questa ipotesi di lavoro e che va a “forzare” a proprio piacimento testi antichi. Uno dei primi fu certamente Sitchin, che qualsiasi assirologo contesta fortemente proprio da un punto di vista di forzatura delle traduzioni, dato che sarebbe andato a tradurre in maniera fantasiosa per corroborare i proprio assunti di partenza. Questa moda è continuata nei decenni e anche oggigiorno vediamo interpretazioni personalissime spacciate come traduzioni letterali, ma tali non sono. Sono figlie della nostra epoca e del tutto irrispettose e “ignoranti” (nel senso etimologico della parole, cioè “che ignorano”) degli aspetti intrinseci che caratterizzavano le civiltà che hanno prodotto quei testi.”

Umberto Visani

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*