Christian Marazziti: “Sconnessi”, un film socialmente necessario”.

LF ha incontrato il noto regista in occasione dell' ITFF Special Award che riceverà questa sera a Civitavecchia durante la serata di apertura del Film Festival.

Ritratto di famiglia in un interno di chalet in montagna, nevrosi diffuse e contrasti sopiti, poi il colpo di grazia: salta la connessione internet. E se la maggioranza dei familiari è social-dipendente, la situazione può diventare esplosiva. Che cosa significa essere sconnessi, in un’era che della connessione ha fatto un elemento imprescindibile del vivere quotidiano? E’ quello che ha provato, in maniera davvero frizzante, a raccontare il regista Christian Marazziti nel suo successo cinematografico “Sconnessi”, che proprio questa sera, a Civitavecchia, in occasione dell’ ITFF, riceverà lo Special Award, seguito dalla proiezione del film stesso. Ancora un attestato, meritato, per quello che trovo un regista dinamico, versatile, autentico, divertente sì, ma con senso.

Conobbi Christian in occasione di uno spettacolo teatrale messo in scena da Maurizio Mattioli, esilarante al punto tale che Marazziti mi colpì per la grande allegria, il suo modo di divertirsi con naturalezza, assaporando ogni istante della messa in scena, da diffonderli anche in coloro che gli erano seduti accanto!

Arrivato al successo, dopo una grandissima gavetta ed anche porte chiuse in faccia, Christian Marazziti ha frequentato diversi stage e laboratori di recitazione. Inizia la sua carriera come attore con “Italiani” di Maurizio Ponzi che viene presentato in prima mondiale al Festival di Berlino nel 1996. Recita poi in diversi lungometraggi e produzioni televisive per il mercato italiano.

È stato diretto da maestri del cinema italiano come Pupi Avati e Alessandro D’Alatri. Ha lavorato, inoltre, a fianco di Alessandro Haber e Alessandro Borghi, di cui, con grande lungimiranza, vide tutta la bravura, per giungere al suo primo film da regista, “E-bola”, una co-produzione ad alta tensione, selezionato dalla critica della Festa del Cinema di Roma, fra i migliori film di impegno sociale. Film in lingua inglese, nato per informare il grande pubblico, al fine di gestire e prevenire le pandemie del futuro, partendo dal drammatico racconto della lotta all’Ebola, e giungere al confronto ed alla necessità oggettiva di conoscere un problema che affligge non solo i paesi africani, ma ciascuno di noi. Un film nel quale, la viralità della malattia si ricollegava alla viralità di un mondo sempre più interconnesso, e che è stato considerato cinema di intrattenimento estremamente attinente alla realtà. Realtà che viene sempre ben delineata dalle geniali idee di questo moderno regista e che gli sono valse numerose gratificazioni in carriera.

Dei grandi successi, sia da attore che da regista, e del Premio che riceverà questa sera a Civitavecchia, lascio però parlare direttamente Christian Marazziti…

Parlaci dell’ITFF Special Award che riceverai il 3 Ottobre in occasione della serata inaugurale a Civitavecchia…

“Bè, ricevere un premio è sempre una cosa gratificante, anche perchè dietro ogni premio c’è un lavoro infinito….Basti pensare che per realizzare il mio film “Sconnessi”, ho impiegato più di due anni, e per arrivare a fare il film vero e proprio, quasi 27! C’è una lunga gavetta alle spalle, con un’infinità di delusioni alle quali ho sempre avuto la forza di rialzarmi e rimettermi in gioco. Finito spesso al tappeto, ho ripreso forza per andare avanti. Nasco come attore, sia di fiction, che di cinema e di teatro. Ho fatto anche un film con Alessandro Borghi che poi ha spiccato il volo, anche a livello internazionale….dicevo sempre che Alessandro ha un gran talento….Il mio primo cortometraggio, assieme ad Alessandro Haber, risale a 10 anni fa, e vinse il Cortina Metraggio, che mi venne consegnato da Paolo Genovese e Marco Belardi, e di lì, vinsi con altri sei corti…”Pollicino”, sull’Alzheimer, venne candidato al Globo d’oro ed un altro, sulla disabilità, che arrivò a Los Angeles, giunse tra i primi otto corti del mondo, rischiando di andare agli Oscar. Dopo poco, un produttore italo-inglese mi propose di fare un docu-film di 85 minuti, “E-bola”, girato tra Inghilterra, Germania, Los Angeles e ricostruito in Africa, che ha ricevuto un riconoscimento come miglior film di critica sociale 2015 al festival di Roma assieme a Gabriele Manetti.”

…per arrivare a “Sconnessi”…

“Eh già. L’idea di “Sconnessi”, è partita in maniera molto divertente. Ci incontrammo con i due co-autori del film, Michela Andreozzi e Max Vado ed un giornalista, ad un certo punto, vedemmo una vignetta sul telefonino in cui c’era scritto: “Sono rimasto per qualche ora senza connessione internet. Ed ho conosciuto, quì a casa, delle persone bellissime, dicono di essere la mia famiglia!” Ci fece molto ridere che pensammo di farne una storia, un film di una famiglia che si ritrova isolata all’interno di uno chalet di montagna ed è costretta a comunicare senza l’uso della rete. Così, in tre settimane, scrissi l’idea, ma mi mancava il titolo…. memore di un episodio che mi era accaduto 4 mesi prima, a Lisbona, quando, in occasione del giorno del mio compleanno ricevetti centinaia di auguri sul telefonino che, improvvisamente, si bloccò…Panico totale, nomofobia, ansia, tremori, dramma, il pensiero che le persone mi ritenessero poco carino perchè non rispondevo…. Feci di questa prostrazione un punto di forza! Così decisi di chiamare il film “Sconnessi”, nato appunto da una piccola tragedia privata.”

Cosa ne pensi di questa dipendenza dal virtuale, dallo smartphone, dal Pc?

“Il senso del film vuole essere proprio quello di non demonizzare la tecnologia, perchè non si può vivere senza, ma credo, nel mio piccolo, che ci sia la necessità di tornare a relazionarci, a comunicare, a guardarci negli occhi e vivere il momento. Ormai le persone non si sfiorano più, non si toccano, non vivono la realtà…la maggior parte dei ragazzi si cela dietro il proprio Avatar. Cambiano umore attraverso un like, trovo tutto questo paradossale! Faccio parte di una generazione che ha vissuto una parte della vita senza telefonino, e l’altra, con il telefonino…è l’evoluzione della vita, ben venga…una mail arriva in pochi secondi dall’altra parte del mondo, non si spreca tempo, ma d’altro canto si viene travolti dai social e si finisce per non fare altro. Ci vorrebbero delle regole. Un mio amico che è anche co-produttore del film, Massimo Tortorella, Presidente di una mega azienda che si occupa di formare il personale medico-sanitario, ha lanciato, durante l’uscita del film, il 22 Febbraio, un’iniziativa: Sconnessi day per un giorno. Torniamo a comunicare in famiglia, al dialogo tra padri, figli e madri, la gente non si parla più… Stiamo perdendo i valori umani, fondamentali nella vita. Il mio era un film necessario a livello sociale.”

La tua passione per il cinema origina sin dalla tua infanzia con una grande passione per Sergio Leone, mi sembra…

“Sì esatto. “C’era una volta in America” è uno dei più grandi capolavori del cinema! L’accoppiata Robert De Niro e Sergio Leone è inattaccabile… un capolavoro assoluto, per giunta musicato da Ennio Morricone, tre sommi apici! Diciamo che io sono un autentico cinefilo, vedo tutto…sono amante del grande cinema, da Frank Capra a Stanley Kubrick, a Rossellini, Germi, Vittorio De Sica, Fellini, il cinema a tutto tondo insomma….mi piacciono anche Francis Ford Coppola, Ridley Scott, Steven Spielberg e via dicendo….tra i giovani Christopher Nolan, secondo me, è tra i migliori del panorama attuale. Tra gli italiani attuali, secondo me, Paolo Genovese con “Perfetti sconosciuti”, ha realizzato un capolavor, un’idea geniale che ha cambiato generazioni. Tra l’altro con Paolo siamo molto amici, è il mio mentore, il mio maestro….Paolo oltre ad essere un caro amico è una grande persona e grande professionista che mi ha sempre dato consigli saggi ed importanti! Un altro grande, a cui mi sono anche un po’ ispirato, è stato Carlo Vanzina con cui ho fatto alcuni film da attore, “Vacanze di Natale”, “Sapore di sale”, sono stati film storici per me. Stimo molto Alessandro D’Alatri, Sorrentino, Matteo Garrone, Muccino de “L’ultimo bacio”. I capolavori di quest’anno, a mio avviso, sono stati “A shape of water”, “Tre manifesti”….Mi piace il cinema, mi piace l’effetto che la sala di un cinema ha su di me, quello di emozionarmi sempre!”

Progetti futuri?

“Durante l’estate, appena trascorsa, mi sono dedicato a scrivere il mio nuovo film di cui non posso parlare, è top secret…c’è un’idea nuova, che ancora non ha mai proposto nessuno, molto intrigante, interessante, un progetto molto ambizioso che ho sempre sognato di mettere in scena, nel mio piccolo ci provo, vediamo cosa riuscirò a fare.!”

Concludendo?

“Spesso mi chiedono la differenza tra attore e regista….Certe volte ancora continuo a chiedermelo anche io, l’ultimo film che ho interpretato da attore risale al 2017, “Quando corre Nuvolari”, in cui interpretavo Enzo Ferrari da giovane, per la regia di Danilo Zangardi. Indubbiamente l’attore ha una grossa responsabilità. Quando invece sei dall’altra parte della macchina da presa, ne hai tantissime in più: non dormi la notte, hai una super visione su tutto, costumi, scenografia, audio, attori, scrittura…per cui è un impegno a 360 gradi che deve essere gestito da una persona armoniosa, capace, perchè altrimenti si rischia di mandare tutto a carte 48. Ribadisco, una grossa responsabilità, perchè ci sono persone che investono su di te e devi cercare di essere attento a tutto ed avere le idee chiare, non essere improvvisato.”

 

 

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