Come vivere (meglio possibile!) ai tempi del Coronavirus.

Diario da una quarantena annunciata.

Basta poco per vedersi crollare il mondo addosso, davvero poco! Questa volta, però, non si tratta di una cosa tanto leggera, da trattare con superficialità. Quì stiamo parlando di un virus che, nel giro di qualche mese, si è diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo, tranne che in Antartide!

Coronavirus! Questo il nome del nemico, ancora pressochè sconosciuto, che ci sta terrorizzando e tenendo chiusi in casa! Un virus minuscolo, dalla forma buffa, appunto, a corona. Vi scrivo dalla mia “clausura” forzata che, chi mi conosce, sà bene quanto sia faticosa e prostrante! Non che non ami starmene nel mio “nido” confortevole con micia a seguito, ma conducendo io una vita piena, soprattutto bella, di occasioni ed eventi esclusivi, tutto questo manca….! Mancano ancora di più gli abbracci, le risate, lo scambio amicale, la convivialità! Diamo tutto per scontato, alle volte ci lamentiamo delle futilità… Beh, credo che dopo questo tempo di quarantena, nulla sarà più come prima…. Sicuramente io assaporerò ancora di più le mie belle attività, non voglio più perdere neppure un minuto della mia vita, ma godrò di ogni cosa, anche il caffè del mattino al bar, un rito irrinunciabile per me!!!

Da giorni, ormai, senza libera uscita, reclusa agli “arresti domiciliari”, perché puoi essere la persona più importante del mondo o l’ultimo degli ultimi: cambia poco davanti a tutto ciò.

Einstein diceva che solo due cose, con certezza, sono infinite: l’universo e la stupidità umana. Nella lotta quotidiana al Coronavirus è del tutto inutile pensare all’universo, ma è invece fondamentale smentire Einstein sulla seconda voce: la stupidità umana. Quella che ci ha fatto vedere assembramenti ovunque, folle di gente sui campi da sci, bambini ed adulti nei parchi come se fosse Agosto, giovani a fare la movida come se non ci fosse un domani.

A volte basta poco, un paziente idiota invece di un paziente zero, per vedere le cose in modo diverso. Già, perché alcuni hanno pensato al 38enne di Codogno come ad un untore, ma lui non ha colpe. Hanno fatto peggio gli irresponsabili, chi non ha voluto accettare il fatto di modificare il proprio stile di vita, altri che hanno portato il Covid 19 in giro, lo hanno fatto proliferare, solo perché non ci si poteva fermare.

Perché il nostro stile di vita ci impedisce anche solo di immaginarla la lentezza o, addirittura, la stasi. Rimangono aperti i dentisti – ma una delle forme di contagio non riguarda proprio mettere le mani nelle bocche altrui? – o le industrie – magari dove si lavora a pochi centimetri uno dall’altro.

Tutti devono fare la propria parte, sacrificarsi per stare meglio.

Il problema è il paziente idiota: quello che sciava in questi giorni, quello che andava in ufficio con la febbre, quello che lascia aperta la sua attività nonostante i rischi, quelli che prendono i mezzi con il raffreddore, quelli che non concedono il telelavoro, quelli che si sentono fighi a fregarsene dei divieti.

Ecco perché la psicosi non mi sento di giudicarla, ma vorrei che i giornali, magari,  approfondissero di più l’aspetto medico e pure statistico di quelle cifre che ogni giorno alle 18.00 ci angosciano, invece di puntare ai titoli sul contagiato vip del giorno.

Ed eccomi quì, oggi, a scrivere (come la moltitudine del resto… tutti virologi, tutti scienziati ed esperti!!!) a chiedermi cosa ci stia insegnando tutto questo.

Il Coronavirus è una livella, direbbe Totò. E a noi una livella manca. Che ci faccia sentire tutti cittadini allo stesso modo, che ci smettesse di farci fare la guerra, avere rivalse, invidie, ripicche… non riusciamo più a parlarci, osservarci, senza giudicarci. Se ci sforzassimo di sentirci parte di una comunità, ora sarebbe diverso. Ora, forse, non avremmo permesso ai vari governi di regionalizzare la Sanità e vedere crollare dal 1980 il numero di posti di terapia intensiva. Perché allora c’era la questione morale, e di onestà neanche a parlarne, però quel sistema sanitario nazionale che massacriamo e che ora ci sta salvando, lo hanno demolito. Hanno tolto lavoro, sanità, soldi per l’istruzione (e quindi ricerca e ricercatori che ora ci sarebbero utili, sebbene rimaniamo tra i migliori, come dimostrano le tre dottoresse dello Spallanzani che hanno isolato il virus a tempi di record: una di loro da precaria è diventata a tempo indeterminato).

Nel 1980 i posti per casi acuti erano 922 ogni 100.000 abitanti, oggi sono 275, solo nel 2000 erano ancora il doppio. Ora i respiratori li compriamo in Cina, facciamo appalti, li andiamo a prendere nelle aziende con l’esercito. Li avevamo già, li abbiamo polverizzati.

E’ dura, più di quanto si creda… Cosa vorrei? Che ci parlassimo, tutti, per raccontarci cosa facciamo, cosa proviamo, in questo momento così delicato.

Personalmente lo sto facendo in questi giorni e settimane, perché ho bisogno del dialogo, di sentire, almeno al telefono, gli amici, le persone care… sapere che “tutto andrà bene”!

Ora siamo noi quelli di cui hanno paura, “che portano le malattie”. Ma questa epidemia potrebbe diventare una seconda possibilità, perchè ne usciremo di sicuro diversi, torneremo ad essere umani, o precipiteremo definitivamente là dove eravamo già piombati. Verso il fondo, e poi ancora più giù.

L’emergenza coronavirus ci ha colti impreparati psicologicamente, diciamolo… ha toccato corde profonde come il nostro bisogno di salute, sicurezza e protezione, ma anche di condivisione e fiducia. Ci trova inoltre impreparati perché scenari simili non li avevamo mai visti se non tramite uno schermo e ci lascia addosso quasi un senso di incredulità, la certezza di stare vivendo un incubo, qualcosa di irreale, attivando una serie di atteggiamenti di negazione e di panico.

Ma è il momento di andare oltre gli atteggiamenti di sopravvivenza e mettere in atto comportamenti adatti e adeguati per agire e non reagire per il bene comune.

Iniziare conversazioni. Possibilmente con persone non ansiogene e che ci conoscono bene. Alla fine di questa storia faremo molti bilanci, non ultimo le riflessioni sui comportamenti che stiamo osservando intorno a noi. Nei momenti più faticosi iniziamo una conversazione con coloro che sappiamo essere realmente di supporto e non con persone inutilmente ansiogene, allarmistiche paranoiche o complottiste. Abbiamo bisogno, soprattutto nei momenti più difficili, di nutrirci di relazioni sane e di parole che possiamo digerire e accogliere. Confrontiamoci con chi vive la stessa situazione ma stacchiamoci dal monitor: facciamo una telefonata in più e un messaggio in meno, che arriva a tutti e non tocca nessuno.

Dobbiamo trovare il modo di esprimere le nostre emozioni soprattutto se siamo in compagnia dei nostri figli. Dedicarci alla cucina, alla casa, alla scrittura od anche alla sola lettura, testimoniano non solo la nostra curiosità e creatività, ma anche l’effetto benefico che queste attività hanno su di noi… creare in generale ci aiuta a concentrarci, ad esprimere le emozioni e a placare l’ansia.

Seguire le indicazioni che sono state date negli ultimi giorni non è un optional, è un preciso dovere. Per i nostri figli, per i nostri famigliari, per i nostri amici, per noi stessi.

I nostri balconi, tristemente lasciati al loro destino e alle intemperie, oltre che al nostro proverbiale pollice nero, dallo stato di avvizzimento triste e sconsolato, fruiranno della nostra presenza e amorevole azione di cura: sfruttiamo l’aiuto dell’incipiente primavera e potremo regalare colore e allegria ai nostri palazzi resi un poco più tristi dall’assenza del nostro quotidiano andirivieni.

Vediamo, inoltre, il lato positivo dello smart working che servirà quale fortissima azione di contrasto ai furti in casa. La presenza delle anime alla scrivania o nel letto, o mentre passano lo straccio in cucina, saranno più efficaci del più efficace degli antifurti!

E se il nostro girovita si dovesse allargare? Nessun problema: prendiamo in mano quel manubrio, quei pesetti, quella corda da salto che avevamo comprato pensando di diventare come Rocky Balboa, o anche bottiglie di acqua minerale in sostituzione dei pesetti, o la cyclette con il contacalorie, e regaliamoci tutto il tempo per recuperare il tempo dell’inezia e della staticità, magari iscrivendoci ai vari canali YouTube, o le pagine Facebook, che gli istruttori di fitness stanno dedicando ai numerosi fruitori: Gyrotonic Fleming alleniamoci insieme,  oppure Attilio Volpe Boxe che ogni sera, alle ore 19.00 realizza video in diretta Facebook, o ancora i Personal Trainer Eleonora Marrone & Francesco Giuliani che, con il loro canale Youtube “Move Healthy”, danno vita a sessioni complete di esercizi da praticare comodamente in casa vostra.

Finalmente è giunto il momento di poter terminare la nostra serie Tv preferita in streaming oppure vedere i grandi film d’azione, le commedie o quant’altro! Questa è la grande occasione: con le nostre pantofole più comode ed il nostro amico pelosetto, niente e nessuno ci terrà lontano dallo scoprire il “Segreto del castello senza nome”. Anche i social finalmente stanno trovando la loro posizione nella Storia: non saranno solo mezzi di stalking e cicaleccio parossistico e privo di senso, ma ci permetteranno di tenerci a contatto con la realtà, per qualcuno un aiuto per lavorare da casa, per altri un collegamento concreto con le famiglie lontane, quell’altro chiuso in quarantena seria potrà non sentirsi abbandonato. Tutti scopriremo che i social possono essere roba buona se usati con criterio e con coscienza. Al bando dalle nostre amicizie coloro che perseguiranno ancora l’abitudine della notizia falsa e dell’offesa, perché, in stato di necessità, non si gradisce mica chi sparge fiele, vento e tempesta, ma si cerca il bello, il buono, l’allegria colorata e positiva.

Ma soprattutto sarà il momento per rallentare il nostro tempo, per guardarci un po’ dentro e capire meglio quale strada intraprendere quando arriverà il momento di ricominciare. Sappiamo che qualcosa sarà cambiato. Molto dolore per i morti, tanta paura e tanti dubbi sul futuro. La certezza di sapersi riprendere forse stavolta è meno certa, ma i figli del Coronavirus che nasceranno ed ogni piccola cosa positiva che dalle nostre esperienze verrà tratta, saranno un premio per tutti noi.

Buona vita a tutti!

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