Con “Hammamet” di Gianni Amelio si racconta il Craxi uomo.

Da oggi, in tutte le sale, l'attesissimo film di Gianni Amelio che vede protagonista un incredibile Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi.

Nelle sale cinematografiche di tutta Italia, a partire da oggi, “Hammamet”, film scritto e diretto da Gianni Amelio, che vede protagonista un Pierfrancesco Favino praticamente identico a Bettino Craxi. La storia narrata è proprio quella degli ultimi sei mesi di vita dell’ex Presidente del Consiglio. Alcune scene del film sono state girate a Marzo nel capannone ex Franco Tosi, uno dei simboli della versione industriale della città di Legnano. Una location ideale per ricreare un ambiente industriale degli anni Settanta, quello che queste scene raccontano proprio all’interno del film di Amelio.

Hammamet, fine del secolo scorso. Il Presidente ha lasciato l’Italia, condannato per corruzione e finanziamento illecito con sentenza passata in giudicato. Accanto a lui ci sono moglie e figlia, mentre il secondogenito è in Italia a “combattere” per riabilitarne l’immagine e gestirne l’eredità politica. Nel suo “esilio volontario” lo raggiungono in pochi: Fausto, il figlio dell’ex compagno di partito Vincenzo (Giuseppe Cederna), suicida dopo essere stato inquisito dal Giudice, e un ospite, non meglio definito, suo “avversario, mai nemico”. Sono gli ultimi giorni di una parabola umana e politica che vedrà il Presidente dibattersi fra malattia, solitudine e rancore: la sua ultima testimonianza è affidata alle riprese di Fausto che, nello zaino, oltre alla telecamera, nasconde una pistola.

Con Hammamet Gianni Amelio affronta una pagina della Storia d’Italia sulla quale persiste una lettura contrapposta: Craxi era un “maleducato, manigoldo, malfattore, malvivente e maligno”, o un uomo dalla statura fisica e politica imponente “circondato da nani”, bersaglio di una “congiura contro la sua persona” più che contro un sistema di cui “tutti facevano parte”?

Amato da molti ed odiato da altrettanti, Craxi è stato Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987. Non c’è da stupirsi, dunque, se attorno a questa pellicola sia nato un forte interesse. La speranza è anche che “Hammamet” possa aiutare a schiarire le idee su una diatriba che dura ormai da vent’anni: quello tunisino fu esilio o latitanza?

Hammamet riflette su uno spaccato scottante della nostra Storia recente. Sono passati vent’anni dalla morte di uno dei leader più discussi del Novecento italiano, e il suo nome, che una volta riempiva le cronache, è chiuso oggi in un silenzio assordante. Scava dentro memorie oscure, viene rimosso senza appello. Basato su testimonianze reali, il film non vuole essere una cronaca fedele né un pamphlet militante. L’immaginazione può tradire i fatti “realmente accaduti” ma non la verità.

La narrazione ha l’andamento di un thriller, si sviluppa su tre caratteri principali: quello di un ‘re caduto’, quello della figlia che lotta per lui, e quello di un terzo personaggio, un ragazzo misterioso, che si introduce nel loro mondo e cerca di scardinarlo dall’interno.

Naturalmente un articolo non basterebbe ad illustrare l’intera attività Politica di Bettino Craxi, che spazia dal referendum sulla scala mobile del 1985 all’atteggiamento possibilista nei confronti di una trattativa con le Brigate Rosse adottato durante la prigionia di Aldo Moro nel 1978.

Eppure ci sono due eventi in grado, più di tutti, di spiegare il motivo per cui il leader del PSI fu una figura scomoda, amata ed odiata.

Il primo, che rientra tra le cosiddette luci, è rappresentato dalla celebre crisi di Sigonella.

È il 7 Ottobre 1985 quando la Achille Lauro, nave da crociera italiana, viene sequestrata da terroristi palestinesi. Dopo la promessa dell’immunità per i terroristi, la nave approda in acque egiziane. A quel punto, però, avviene la scoperta dell’omicidio di un cittadino statunitense a bordo della nave. Gli USA decidono dunque di dirottare l’aereo che avrebbe dovuto portare i terroristi a Tunisi (negli accordi infatti era previsto che fossero portati in un paese arabo) verso la base aerea americana di Sigonella in Sicilia. Nasce dunque la crisi di Sigonella: atterrato l’aereo, uno schieramento di carabinieri accerchia il velivolo. Di conseguenza, membri della Delta Force americana accerchiano i militari italiani. Bettino Craxi, all’epoca Presidente del Consiglio, non è disposto a cedere agli USA i prigionieri, che devono essere processati secondo la legge italiana, avendo commesso il reato a bordo di una nave dello stesso paese.

Con queste premesse si svolge dunque una lunga notte di braccio di ferro tra Craxi e Reagan. Alla fine, Craxi l’avrà vinta e gli americani lasceranno che i terroristi finiscano in mani italiane. Da parte di molti questa è ricordata come una delle poche volte, forse l’unica, in cui l’Italia si impuntò e fece valere le proprie ragioni con gli Stati Uniti e Craxi è giustamente ricordato come l’artefice di quell’atto di coraggio ed orgoglio (in una scena del film,  la questione viene rappresentata dal nipotino di Craxi mentre gioca con dei soldatini su una spiaggia tunisina).

Il secondo, l’ombra, è rappresentato dal ruolo assunto da Craxi nel contesto di Mani Pulite. A cavallo tra il 1992 ed il 1993, il pool milanese, guidato da Antonio Di Pietro, pone di fatto fine alla Prima Repubblica con l’inchiesta sulle tangenti alla politica.

Il PSI risulterà essere il partito più colpito dall’azione del pool. Craxi verrà condannato per corruzione e finanziamento illecito per un totale di 10 anni di reclusione, che non sconterà mai a causa della sua fuga ad Hammamet dove sarebbe poi morto nel 2000. La fine della sua avventura politica sta interamente nella contestazione subita dal leader socialista presso l’Hotel Raphael di Roma il 30 Aprile 1993. Uscito dall’albergo, Craxi venne ricoperto da centinaia di monetine, lanciategli addosso da altrettanti manifestanti.
La speranza, condivisa da molti, è che il film possa fare chiarezza su quale giudizio storico e politico si debba dare a Bettino Craxi.

È un film senza nomi: Bettino Craxi è semplicemente “il Presidente”, la figlia Stefania (Livia Rossi) è Anita, come la moglie di Giuseppe Garibaldi, figura a cui era molto legato: ce lo ricorda la scena che lo sorprende a intonare “Garibaldi fu ferito”. Rimangono anonimi i vari volti che andranno a fargli visita nella villa di Hammamet: dall’amante (Claudia Gerini) all’ospite inatteso, un vecchio democristiano (Renato Carpentieri). Si chiama invece Fausto (Luca Filippi) il misterioso ragazzo che piomberà negli ultimi mesi di vita del leader, figlio di un compagno di partito morto suicida; un personaggio di fantasia, alla cui ambiguità il regista affida il registro del thriller.

L’atmosfera tutto intorno viene cadenzata sullo sfondo da alcuni programmi in voga all’epoca, o dagli spari e dalle voci dei western in bianco e nero, che arrivano dalla tv perennemente accesa… il resto lo fa una colonna sonora che segna la prima collaborazione di Nicola Piovani con Amelio.

Ma, consentitemi di dire che Hammamet sarebbe nulla senza Pierfrancesco Favino, che forte di un trucco di ore ed ore, regala al personaggio l’interezza del leader socialista che dalla camminata ai piccoli tic, ai gesti, perfino al respiro ansimante, va oltre la pura imitazione. Perfino la voce di Favino risulta magistrale, perfetta, identica oserei dire! Vedendo il film ho visto Craxi, nulla traspare dell’attore, fisionomicamente parlando! Eccezzionale!!!

Nel film viene dato ampio spazio al Craxi padre, nel suo rapporto con la figlia, che combatte strenuamente per riabilitarlo.

Bravissimo anche l’intero cast: con Livia Rossi che rende bene l’idea della figura di una figlia che stravede per il padre, pur consapevole delle debolezze di questa figura impnente, alla caratura di Renato Carpentieri, passando per la fragilità di Alberto Paradossi (il figlio Bobo), a Luca Filippi nei panni di Fausto.

Che piaccia o meno, Bettino Craxi, ha segnato un’epoca ed era giusto dedicargli un film! Amelio delinea ottimamente, attraverso scene vagamente retrò, uno spaccato politico importante, quasi doveroso!

Pierfrancesco Favino, quì, in un vero stato di grazia, realizza una delle sue migliori interpretazioni, non tradendo assolutamente la memoria visiva di Craxi, ma anzi, comprendendone l’intimità, l’uomo più che il personaggio politico, le sue motivazioni, le sue paure e la sua coscienza…. Un attore che personalmente reputo tra i migliori del nostro panorama cinematografico!

Lasciatemi spendere un elogio a parte ai due truccatori, Andrea Leanza e Federica Castelli, che dopo un lavoro certosino, assieme a Favino, di oltre un anno, hanno trovato la soluzione perfetta direi, atta a rendere Favino un Craxi più che credibile! Grazie ad un trucco giornaliero di circa 5 ore, il corpo di Pierfrancesco si è andato via via trasformando totalmente in quello dell’uomo politico! Magistrali!

Un film da vedere… anche da criticare, magari, che ho trovato, sì, romanzato (ma in fondo i film a questo servono!), ma ben congegnato!

Foto: Maurizio Romani

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