Con i “Brennero 66″… ‘chi fermerà la musica’ ???

LF ha intervistato il gruppo, eletto miglior Tribute band dei Pooh grazie ad un progetto realizzato da Red Canzian, per farci raccontare il loro bel percorso musicale.

Le luci che si abbassano, l’euforia, la gioia mista ad una elettrizzante adrenalina che scorre nelle vene e la serata può iniziare!

Ogni volta che ho il piacere di assistere ad un concerto dei “Brennero 66” sono letteralmente felice! A parte il piacere di ascoltare musica, buona musica, si aggiunge un elemento in più, i brani di un gruppo che ha fatto storia: i Pooh, che per 50 anni hanno scritto le più belle pagine della musica pop italiana!

Se chiudo gli occhi, mi sembra di sentirli vividamente…. poche sono le differenze tra la band ed i Pooh. Sonorità piacevoli, canzoni di qualità, artisti colmi di professionalità. I “Brennero 66”, però, non danno vita semplicemente a delle cover belle e pronte…. loro donano all’esibizione quel brio e quella freschezza del tutto originali.

Formatisi nel 2010 grazie a 4 amici, Fabrizio Di Marco, Andrea Pintucci, Mauro Pulvirenti, Antonio de Virgilio, che dalla loro comune passione per i Pooh, hanno iniziato, con successo, a calcare i palchi di tutta Italia. Un bel giorno sono stati anche notati da Roby Facchinetti in persona che li ha insigniti addirittura del titolo di Ambasciatori della Musica dei Pooh! Cosa volere di più!?!

Ebbene, quel più si è verificato: la band, dopo aver partecipato ad un concorso ideato da Red Canzian (altro componente dei Pooh…) è stata promossa come miglior Tribute band dei Pooh! Capite ora come il mio entusiasmo per i “Brennero 66” sia del tutto giustificato!?!

Non tutti, forse, conoscono l’origine del nome “Brennero 66”, però… si tratta del primo brano, scritto nel 1966, da Valerio Negrini per i testi e da Roby Facchinetti per la musica, interpretato da Roby Facchinetti, all’epoca, appena entrato nel gruppo insieme a Riccardo Fogli in sostituzione di Bob Gillot e Gilberto Faggioli.
Il brano trae ispirazione dai frequenti omicidi di militari della Guardia di Finanza che in quel periodo avvenivano in Trentino Alto Adige. Presentata al Festival delle Rose in coppia con Roby Crispiano, cantautore appartenente anch’egli alla scuderia Vedette, subì l’imposizione da parte della “Commissione Censura” della Rai del cambiamento del titolo in “Le campane del silenzio” (per evitare il collegamento ai sanguinosi fatti di cronaca che avevano ispirato la canzone) e della modifica del testo, con l’eliminazione della frase “t’hanno ammazzato quasi per gioco”. Il sacrificio, accettato pur di non perdere la “vetrina” del festival, non venne ben assimilato dalla casa discografica che perse interesse nel promuovere il singolo. Infatti, pare che la versione di Crispiano non sia mai stata pubblicata. Di questa canzone esiste un’alternate take, inserita nel 2006 in una delle ristampe su vinile dell’album “Per quelli come noi”.
Successivamente venne pubblicata anche su innumerevoli ristampe non ufficiali della produzione del periodo Vedette, divenendo un vero e proprio successo.

Che piacciano o meno, i Pooh sono stati grandissimi interpreti del nostro tempo, segnando la nostra vita, i momenti di gioia, di amore, anche di tristezza, scandendo alla perfezione armonie musicali senza tempo, che resteranno indelebili perchè la musica è immortale!

Così come resteranno indelebili le sonorità dei “Brennero 66” che LF ha avuto il piacere di intervistare durante una delle loro serate musicali di tributo ai Pooh.

Invito tutti i lettori a visitare il sito www.brennero66.it e anche a mettere like sulla pagina facebook Brennero 66 Tribute Band Pooh dove trovate tutte le date dei loro appuntamenti live in giro per l’Italia… e molto altro ancora.

Com’è iniziata questa avventura musicale come band Tributo ai Pooh?

“E’ nata nel 2010. Un gruppo di amici di Roma si è unito per questa comune passione per i loro beniamni, appunto i Pooh, passando per i veri Pooh, perchè nel 2013, Red Canzian, indisse un concorso per tutte le Cover band italiane dei Pooh, per partecipare al suo progetto, un doppio Cd, “Pooh tribute band Project”, prodotto anche da lui, con le migliori Tribute band… Da lì siamo diventati il gruppo di Cover ufficiale dei Pooh.”

Tra l’altro, il nome della vostra band, “Brennero 66”, è tratto da un brano scritto e composto da Roby Facchinetti e Valerio Negrini, se non sbaglio…

“E’ la prima canzone scritta da loro due, un’accoppiata vincente! Questa canzone venne proposta per il III Festival delle Rose, tra l’ altro venne censurata dalla Rai ma rivalutata, sempre dalla Rai, in un programma presentato da Don Manzi con loro come ospiti, dopodichè ebbe un grande successo! Dato che tutte le Cover band, per i loro nomi, traggono spunto da una canzone o da un album, ci è piaciuto e ce lo siamo portato avanti, grazie al cielo, ottimamente.”

Cosa ha rappresentato per voi la  musica dei Pooh?

“La musica dei Pooh ancora rappresenta ogni momento della nostra vita. Ogni canzone ci ricorda un periodo o un fatto. E sono tutti ricordi che alla fine inducono sensazioni di benessere. A volte ci ritroviamo a sorridere da soli perché ci è venuta in mente una canzone che ci ha fatto pensare a una cosa. E da lì parte il film! E’ sempre così quando si tratta della musica dei Pooh. Tutto va sempre a finire al “buono” e al “bello”.  Lo ripetiamo perché siamo convinti sia importante! Oggi la musica dei Pooh è quello che ci tiene uniti e che ci fa macinare chilometri per andare a tenere accesa la voglia che ha il pubblico di cantare o magari solo ascoltare la loro musica. Sempre e ovunque andiamo troviamo Tanta voglia di… Pooh e siamo felici di poterla soddisfare. Ci teniamo a dire che suoniamo tutto dal vivo senza ausilio di basi o parti pre-registrate. Riteniamo sia una forma di rispetto nei confronti del pubblico, ma soprattutto verso noi stessi che abbiamo faticato molto per imparare il “mestiere”. Purtroppo non tutti la pensano così e alcune Tribute Band preferiscono affidarsi alla sicurezza delle basi registrate limitando al minimo quello che realmente danno sul palco. Speriamo che questa tendenza venga a breve termine rifiutata da agenzie e impresari o in futuro assisteremo a tristi esibizioni di fenomeni da Karaoke. Sarebbe avvilente. Viva la musica e viva l’impegno anche se costa fatica.”

Nelle vostre performances, quanto c’è dei Pooh e quanto della vostra personale interpretazione?

“Noi quattro siamo diventati musicisti grazie all’esperienza dell’esempio dei Pooh, di conseguenza, tutto quello che facciamo nella musica ha sempre un imprinting che è quello. Inoltre, provenendo noi anche da estrazioni musicali differenti, ha incentivato ancora di più in noi, non solo la collaborazione, ma anche la fantasia e la creatività, basandoci su uno schema che è quello dei Pooh, un vero e proprio linguaggio ormai. Ascoltando la radio, basta sentire qualche secondo di una canzone dei Pooh, che sia degli anni ’60 o degli anni 2000, per accorgersi che c’è un vero e proprio stile. Esattamente come in altri generi musicali che hanno fatto la storia della musica! Esiste un linguaggio nella musica che non è soltanto quello delle parole ma anche del suono. I Pooh hanno un suono e quindi, mentre eseguiamo i pezzi, cerchiamo di ripetere un suono, non di copiare, perchè noi siamo musicisti, quello che facciamo lo facciamo perchè conosciamo i nostri strumenti, veniamo da una storia musicale, uno studio musicale, quello che c’è dietro non è soltanto la riproduzione di una fotografia, bensì cerchiamo di far capire e comunicare quello che c’è durante e dietro la fotografia.”

Avete avuto modo di conoscere di persona i Pooh?  

“Sì, poi ciascuno di noi ha avuto delle emozioni personali con loro, quindi è stata una bella esperienza. Ad oggi manteniamo ancora questa conoscenza diretta e abbiamo realizzato anche un nostro Cd di loro brani riarrangiati da noi di cui il maestro Culturenti è autore. La cosa bella è che Roby Facchinetti ha voluto fare una sorpresa a tutti i fan presentandosi, a Verona, alla seconda reunion del Gran Popolo dei Pooh e, in quell’occasione, ci ha insigniti del titolo di Ambasciatori della musica dei Pooh… come diciamo tutte le sere, avere 4 Corpi diplomatici sul palco… quando vi ricapita!!! Una cosa meravigliosa. Siamo stati feliccissimi di questo riconoscimento che non ci aspettavamo ma che ci significa quanto bene stiamo lavorando.”

A che punto è la musica italiana?

“In questo caso vorremmo aprire una parentesi: fino a qualche tempo fa, oltre ai Pooh ovviamente, c’erano grandi interpreti nel campo musicale italiano…De Gregori, Baglioni, De Andrè e molti altri….artisti di pregio, preparati… Noi proveniamo da basi musicali precise, tutte basate su un grande studio e professionalità… quando vediamo, ad esempio, che ad un Festival come quello di Sanremo, che dovrebbe dare spazio alla Musica intesa con la M maiuscola, arrivano giovani rapper o come si voglia definrli, a promuovere, in una sorta di istigazione, brani che trattano la violenza alle donne, la droga e quant’altro, sfruttando inoltre anche il fatto che i nostri figli vanno a cliccare il video su Youtube, facendo incassare pure, ai suddetti, fior di soldi, forse qualche domanda dovremmo porcela. E’ quasi un’offesa per chi la musica la pratica seriamente, con grande fatica e sudore, giorno dopo giorno! Non è proprio tollerabile tutto questo, non è giusto nei nostri confronti e nei riguardi di chi davvero ne capisce di musica!”

Progetti futuri?

“Quest’anno partiamo con il nostro primo decennale, festeggiamo i nostri dieci anni con varie serate invernali in programma ma anche quelle estive che sono sempre abbastanza. Il 28 Marzo, inoltre, torneremo a Verona per il terzo raduno del gran popolo dei Pooh, ci sarà la moglie di Valerio Negrini, che, per chi non lo sapesse, è il fondatore e l’autore di tutti i testi delle canzoni dei Pooh… Siamo molto contenti ed onorati di questa cosa! Invitiamo tutti a Verona, forse, ci sarà anche qualche altra sorpresa!”

Concludendo?

“Auguriamo a tutti una buona vita e ci raccomandiamo… seguiteci in questi prossimi dieci anni, perchè con i “Brennero 66″ chi fermerà la musica!?!”

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