Cosimo Alberti: “Ora ho intenzione di intraprendere la carriera cinematografica seriamente”.

LF ha incontrato uno dei volti più amati della soap "Un posto al sole" per raccontarci la sua lunga carriera attoriale, i suoi sogni e progetti, tra cui, quello di fare buon cinema.

Cosimo Alberti

Napoli: “tutto un sogno e la conosce tutto il mondo”, così Pino Daniele descrive il capoluogo campano in una delle strofe della celebre canzone Napul’è. Niente di più vero! Napoli non è bella solo per il clima, per la buona cucina, per le opere d’arte, per i monumenti, per i cantanti neomelodici, per l’arte di arrangiarsi, ma soprattutto, per il sorriso e l’allegria dei Napoletani.
Sempre vivo il ricordo di Sofia Loren che faceva la pizzaiola, nel rione Materdei, nel film “L’Oro di Napoli”, o l’acuta e straordinaria comicità di Totò, attore simbolo dello spettacolo comico in Italia, soprannominato “il principe della risata”.

Immergersi nel labirinto dei vicoli di Napoli, che a tratti la fa somigliare ad una piccola Istanbul, parlare con la gente del posto, sempre disponibile a raccontare qualche storia, lasciarsi trasportare dagli odori e suoni che provengono da ogni angolo, è una delle esperienze più suggestive che si possano vivere.

I napoletani sono orgogliosi della loro città e questo si rispecchia in ogni cosa: nello spirito napoletano, nei colori, nei profumi, nelle chiacchiere e nella musica. Le canzoni classiche napoletane, quelle da cui tutto ha avuto origine, le espressioni folk, la Tammuriata, resa celebre dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, l’arte della recitazione che scorre nelle vene sin dai primi anni dell’infanzia, rendono veracemente versatile l’artista che LF ha incontrato per voi: Cosimo Alberti. Cosimo non è soltanto un attore, o un cantante, o un ballerino, lui tiene alto il vessillo della napoletanità grazie ad un’esperienza ‘sul campo’ ormai trentennale, che racchiude le più svariate forme di arte. La Campania, appunto sua terra d’origine, è uno dei luoghi del cuore dell’attore, che molti conoscono per essere uno dei volti noti di “Un posto al sole” su Rai3 in cui interpreta il vigile Salvatore Cerruti. Personaggio entrato nel cast a partire dal 5 Gennaio del 2015, dapprima in sordina, ha sempre più preso piede nel cuore degli spettatori, divenendo uno dei personaggi più amati della nota soap. Ma Cosimo di esperienza ne ha da vendere! Una carriera straordinaria alle spalle. Ha iniziato a recitare nell’oratorio di San Carlo a soli 3 anni, comprendendo molto presto che quella era la sua strada… Cosimo prima ancora di diventare un volto della soap, era un attore teatrale e cantante specializzato nel genere musicale che a Napoli chiamano “A pusteggia”, genere tradizionale al quale l’attore racconta di essere molto affezionato. Un genere di musica popolare comica che Cosimo ama rielaborare in chiave personale.

Dai genitori, di origine salentina, ha inoltre ereditato la passione per il ballo popolare e le tarantelle, ma anche per pizzica e liscio!

Ha anche lavorato in televisione per parecchi anni, a Canale 21, conducendo, assieme a Gloriana, il programma “Napoli, parole e musica”, dove sono approdati parecchi artisti anche di fama internazionale.

Cosimo Alberti mi ha colpita per la modestia e per il grande cuore versato nel volersi raccontare, senza esitazioni o artifizi. La sua verve, il suo essere “partenope” fino al midollo, lo rendono squisitamente simpatico e di grande umanità, e mai colto da saccenza supponente. In fondo, un grande attore si vede dai moti dell’animo, dalla generosità mai ostentata e dalla semplicità nel parlare di sè, seppur con un enorme bagaglio di esperienza alle spalle!

Lascio la parola a Cosimo Alberti…

Raccontaci com’è iniziato il tuo variegato percorso artistico…

“Io ho iniziato a fare teatro da piccolissimo, non avevo nemmeno 3 anni. Nel quartiere Ferrovia, dove sono nato e cresciuto, nei pressi di Piazza Garibaldi a Napoli, frequentavo la Parrocchia di San Carlo Borromeo alle Brecce, curata da Padre Roberto che era un artista a tutto tondo. Lui scriveva canzoni, aveva un coro di ragazzi e, con loro, metteva in scena tutti i sacramenti, come se fossero delle piece teatrali. A Natale realizzava il presepe vivente all’interno della chiesa dividendo le parti fra tutti i bambini. Il mio primo personaggio è stato San Giuseppe, me lo ricordo come se fosse ieri. Da lì compresi di avere la propensione per la recitazione. Trascorsi tutta l’infanzia in parrocchia. Padre Roberto scrisse anche canzoni per il Cardinale e per il Papa. Difatti andammo anche da Paolo VI, era il 1972! Io feci il contadinello che portava il grano, che simboleggiava il pane ed il corpo di Cristo, ed una ragazzina, l’uva, a simboleggiare il vino e il sangue di Cristo. Io baciai pure l’anello al Papa, un ricordo meraviglioso. Iniziai così, ma non pensavo che questa mia passione sarebbe sfociata in professione. Trascorsi la mia intera adolescenza assieme ai miei coetanei, tra balli ed animazione, altre cose per cui avevo predisposizione… poi, a 25 anni, partecipai ad un laboratorio teatrale, dopodichè frequentai l’Accademia del Teatro Totò… con Isa Danieli, Nino Marcelli, Mario Merola….”

Quindi davvero tanti anni!

“Nel 2023 saranno esattamente 30 anni di teatro. Li ho conteggiati perchè, con l’avvento del Covid, ho dovuto fare il calcolo dei contributi pensionistici per rivendicare il mio diritto all’indennizzo. La categoria degli attori e dei lavoratori dello spettacolo non è stata riconosciuta mai… Finchè non è arrivata un’emergenza come questa, tutti gli artisti venivano sostenuti dall’ Enpals, ma non c’era un vero e proprio albo degli attori, che è anche improprio chiamare tale, perchè nel caso di avvocati e medici, esiste in virtù del conseguimento di una laurea. Ora invece, con la spartizione degli indennizzi, dei sussidi e dei bonus, si è dovuta per forza creare una categoria per capire chi abbia diritto all’ndennizzo e chi no… Dato che il 50% degli attori italiani svolge un secondo mestiere, al momento del riconoscimento dei diritti, diventa complicato… così, uno di questi parametri è proprio quello della carriera che parte dal primo giorno di contributi all’Enpals. Io ho iniziato a pagarli dal 1994, quindi nel 2023 faccio 30 anni di carriera.”

Tu dirigi una compagnia “A tambur battente” dove proponi anche teatro folk… Ce ne parli? 

“Nel teatro folk, mi piace chiamarlo così, non faccio altro che prendere delle leggende dell’area campana, oppure musiche e canzoni anche in via di estinzione, e ‘cucirle’ come se fossero delle piccole operette. Facendo dei lavori teatrali con un piccolo canovaccio, racconto delle storie, tutte musicate. A volte trasformo a modo mio anche delle canzoni classiche delle falde del Vesuvio, quasi sconosciute a livello nazionale ed internazionale. Propongo lo spettacolo sempre sotto una forma recitativa, brillante, perchè non sono un cantante ma canto, non sono un musicista ma suono, non sono un danzatore ma danzo… Ne faccio svariati: “A tambur battente”, “Il sole nel pozzo”,  “Allegramente”…”

Li metti in scena solo a Napoli?

“Anche in giro per l’Italia, ovunque mi vengano commissionati. Va da sè che sono prevalentemente conosciuto a Napoli, come in tutta la Campania del resto. E’ uno spettacolo interattivo, durante il quale coinvolgo anche il pubblico. Fino a Gennaio avevo tanti spettacoli prenotati che, non solo sono stati disdetti, ma rimandati a data da destinarsi.”

Arriviamo al personaggio che interpreti in “Un posto al sole”, quello del vigile Salvatore Cerruti… Come sei approdato in questa felice soap tutta italiana?

“Io ero iscritto al database della Rai, e seppi che c’era un provino per un personaggio, così partecipai. Dopo poco mi chiamarono per interpretare un vigile che non aveva molto spessore sulle prime, anzi, era quasi anonimo, serviva più da appoggio per dare le battute agli altri due personaggi, Mariella e Guido Del Bue. Avrei dovuto partecipare solo a due puntate, invece, dopo qualche mese, mi hanno richiamato per farne altre due e man mano il personaggio è cresciuto, è piaciuto, in primis ai dirigenti della produzione, acquisendo una sua personalità, un nome, una sorella, un fratello, un padre, divenendo un protagonista a tutti gli effetti. Noi sappiamo che “Un posto al sole” abbraccia tematiche del quotidiano, si batte anche per i diritti sociali, con Cerruti è nata, dunque, una figura che rientra nelle categorie che vanno ancora difese, come gli uomini di una certa età che ricoprono un ruolo indossando la divisa, omosessuali che subiscono ingiustizie bullismo e discriminazioni. Gli autori hanno così individuato nel personaggio, una figura che potesse sensibilizzare una parte di pubblico ancora ostile alla tematica dell’omosessualità, ma anche delle coppie di fatto, dell’eventuale matrimonio, dei figli, e ci hanno visto lungo…!!! Io sono un attore comico, brillante, all’inizio ero relegato più in una sorta di linea comedy, salvo avere poi uno sbocco verso un altro tipo di messaggio, non soltanto di intrattenimento, ma sociale, che si è trovato in parallelo con la mia vita reale viaggiando sullo stesso binario.”

Immagino ci sia molto di te, infatti, nel personaggio…

“Moltissimo! C’è molto di Cosimo Alberti in casa Cerruti! Però di contro, c’è poco di Sasà Cerruti in Cosimo Alberti. Potrebbe sembrare un ossimoro, una contraddizione in termini, ma è così, perchè ho trasmesso molto di me stesso, grazie al consenso degli autori, in modo che il personaggio fosse più naturale, realistico e spontaneo possibile, però a volte è anche molto naif, ingenuo, remissivo. Cerruti le ha prese e ne prende sempre… in realtà, invece, io sono forte caratterialmente, mi batto e non mi tiro indietro… C’è stato un periodo in cui Cerruti si è occupato del figlio di Mariella, perchè si era affezionato al bambino e all’idea di essere padre, lì ho avuto difficoltà, ogni tanto, nel recitarlo, perchè mi sembrava quasi viscido per come cercava di convincere Mariella a non tornare da Guido e restare a casa con lui. Io non mi approprierei mai debitamente della paternità di qualcun altro. Ecco, lì ho dovuto recitare veramente! Non ero io!”

A te, invece, piacerebbe adottare un bambino assieme a tuo marito Cristian?

“Sono sincero, noi siamo insieme da poco! Prima sentivo di più questa esigenza, ma ora no, perchè mi prendo cura di lui! Non abbiamo una sicurezza economica e non posso rischiare di adottare un bambino e non riuscire a portarlo avanti e assicurargli un futuro finquando non cresce, non me la sento proprio. Ne abbiamo parlato anche con Cristian e con gli amici, nemmeno lui sente questa esigenza. Ora che ci siamo sposati ho accantonato l’idea, come se Cristian avesse compensato questo desiderio… Mi preoccupo che in casa ci sia sempre il necessario, che ci sia la spesa fatta, che lui stia sempre bene.”

Sono nate delle amicizie sul set?

“Assolutamente sì. Le mie amicizie sono nate quasi tutte con i componenti della mia story line, con Germano Bellavia che vado, o meglio, andavo (a causa della pandemia), a trovare spesso in pasticceria, facendoci un sacco di risate. Con Antonella (Mariella in TV) è divenuta talmente profonda che è stata anche la mia testimone di nozze, e poi con il dottor Vincenzo Sarpi, interpretato da Giovanni Caso, è nata una grande amicizia, e stavamo iniziando a fare teatro insieme… Ho sempre stimato Luisa Conte, la nonna di Lara Sansone (mia sorella Bice in TV), che da ragazzo andavo a vedere al teatro San Nazzaro. Proprio in virtù di questo, ti posso dire che la produzione di “Un posto al sole” mi ha fatto un regalo fantastico, perchè mi ha dato come parenti tutti attori di teatro: mio padre è il grande Benedetto Casillo, mia sorella, appunto, Lara Sansone, mio cognato è Francesco Procopio un altro grande attore del teatro napoletano, e anche mio nipote, Antonio Aversano, è un giovane talento, Antonella Prisco, viene dal teatro, siamo tutti attori teatrali. Sono diventato anche molto amico con Nina Soldano e Riccardo Polizzi Carbonelli, una persona squisita ed un bravissimo attore. Con Luisa Amatucci (Silvia in TV), invece, ero già amico da oltre 25 anni, facevamo teatro assieme durante i miei anni di esordio.”

Tu sei un attore poliedrico appunto, teatro, televisione, ballo e cinema… Ma c’è una di queste espressioni artistiche che ti rappresenta maggiormente?

“Sì, senza dubbio il teatro, anche se ultimamente ne sto facendo poco per via del Teatro folk. Il vero teatro che ho fatto negli anni ’90, purtroppo, adesso non si fa più, è quasi morto. Dopo il teatro, ho fatto tanta televisione già prima di “Un posto al sole”. Sono stato per 10 anni a Canale 21, una emittente locale molto famosa, in un programma televisivo “Napoli, parole e musica”: verteva sulla canzone classica italiana che poi non è altro che quella napoletana, strano a dirsi, ma tutti i caposaldi della musica taliana provengono da quella napoletana. Conducevo assieme a Gloriana e sono venuti ospiti tantissimi cantanti di fama nazionale ed internazionale. Dopo questi 10 anni sono approdato a “Un posto al sole” in Rai, però ho fatto tante altre esperienze in varie emittenti e fiction. Il cinema, invece, è il mio cruccio, perchè ne ho fatto davvero poco. Questa quarantena mi è servita a studiare di più il cinema, mi sono fatto arrivare, tramite Amazon, libri sulla storia del cinema, biografie su Vittorio Gassmann, volumi su come realizzare un film, sui cento film più belli della storia del cinema italiano, ho cominciato ad approfondire per entrare meglio in questo mondo che ho un po’ trascurato. Ho intenzione di intraprendere la carriera cinematografica seriamente.”

Com’è stato il rapporto con tuo padre e cosa ti ha insegnato?

“Il rapporto con mio padre in realtà è stato sempre conflittuale, è stata un figura severa e molto retrò. Nato nel 1930, tra la prima e la seconda guerra mondiale, ha vissto in piena epoca fascista, ha sofferto la fame, ha vissuto gli stenti, proveniva dalla Puglia, una regione martoriata da quella tragedia. Non ho avuto mai un conflitto sulla mia identità sessuale, perchè non ne abbiamo mai parlato. Però magari se lo sarà immaginato, ma non avevamo un dialogo così intimo da potergli dire qualcosa del genere. Non so neppure se glielo avrei detto, perchè sono sempre stato molto discreto, quasi timoroso, a mettere a nudo i miei sentimenti, la mia natura. Con mio padre non è stato un rapporto facile. Soltanto in vecchiaia, quando si è ammalato, mi sono preso cura di lui, nonostante la rabbia che ho sempre nutrito nei suoi confronti. Ha avuto un ictus, si è ammalato di tumore, e di tante altre malattie… mi sono occupato di lui fino all’ultimo istante, sempre. Non ho mai smesso di essere il figlio di un padre severo che qualche volta è stato anche violento.”

Tu come reagisci, invece, ai pregiudizi delle persone?

“Negli ultimi tempi, non solo ho avuto il coraggio di mettermi a nudo, ma addirittura, sono diventato uno dei militanti nelle battaglie contro l’omofobia ed in favore dei diritti sociali. A volte mi imbatto in alcuni commenti poco edificanti sui Social, perchè sono molto esposto e molto social… – non tanti però, – cerco di instaurare una sorta di dialogo con l’altra persona, ma se vedo che non si cava un ragno dal buco dal confronto, volto pagina, smetto di dialogare e vado oltre.”

Progetti futuri?

“All’inizio della pandemia avevo in programma tre commedie teatrali che avevo abbozzato negli anni passati… Ho depositato alla Siae una decina di miei lavori e ne volevo depositare altri tre. Mi sono fermato a metà Marzo, intuendo che il teatro sarebbe stato fermo per mesi. Ora si dice che dovrebbe riaprire il 15 Giugno, ma è inutile che riaprano perchè la stagione è chiusa, e le numerose condizioni, come l’obbligo di recitare con le mascherine, lo rendono praticamente impossibile, un teatro in queste condizioni non si può fare. Ho messo così da parte le commedie dedicandomi ai libri sul cinema. I miei progetti futuri ora sono quelli di trovare un agente che possa propormi delle cose, in cantiere ho già un soggetto per un cortometraggio che devo proporre ad un mio amico regista per iniziare a fare qualche film artigianale. Anche il cinema realizzato senza grandi produzioni alle spalle è altrettanto valido. Ora voglio mettere a frutto gli studi di questi tre mesi.”

Concludendo?

“Che cosa mi resterà di questa quarantena? Il tre piede che avevo allestito per fare le dirette su Instagram! (Ride n.d.r.) Il grande evento, la grande scoperta di questo lungo periodo sono state le dirette sui Social e le video conferenze. Mi ero allestito un tre piede che usavo per la macchina fotografica: con un morsetto, ho assemblato il portacellulare che tenevo in auto al cavalletto, e di lato ho posto una lampada da tavolo che fungesse da spot per illuminarmi. Di dirette ne ho fatte “a pacchi”… con Nina Soldano abbiamo creato la rubrica “Quarantella show”, una cosa divertentissima.”

 

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