Daniela Carelli: “Scrivere è stata un’esigenza che è nata senza che nemmeno capissi come…”

La Vocal coach ha lasciato Napoli per Milano, ma porta la sua città sempre nel cuore, in attesa di tornarvi. E, per sentirla più vicina, la rende protagonista dei suoi romanzi. Dopo "Volevo fare la segretaria" e "Vado a Napoli e poi… Muoio", Daniela Carelli, anche compositrice e cantante, ritorna ad ambientare nei luoghi delle sue origini "Mosaico napoletano", coinvolgente e appassionante come lei.

Daniela Carelli

E’ stato meraviglioso intervistare la scrittrice e vocal coach Daniela Carelli che è stata di recente anche mia ospite nella mia trasmissione “Ritratti di Donna”.

Daniela, se esistono, quali sono i segreti per scrivere un bel romanzo che in qualche maniera può scuotere l’anima del lettore?

“Io in realtà non ho mai seguito corsi di scrittura, per carità non voglio dire che sia un bene, ma scrivere – in realtà – è stata un’esigenza che è nata senza che nemmeno capissi come… E’ stata una vocina interiore che mi diceva che dovevo incominciare a scrivere e il mio primo romanzo che io chiamo il romanzo inconsapevole. Sto parlando di “Volevo fare la segretaria” che è un romanzo che, in realtà è stato scritto di getto, con mia enorme sorpresa, perché io non avevo mai pensato di iniziare a scrivere. Sai, io leggo compulsivamente e non so vivere senza leggere, ma a scrivere non ci avevo mai pensato! Il primo romanzo è stato pubblicato grazie ad alcune amiche che lo hanno scovato e letto, perché io non avevo mai pensato di pubblicarlo: una volta scritto lo avevo messo in un cassetto. Era autobiografico, loro mi dissero che lo avrei pubblicato e hanno avuto ragione, perché poi è uscito il secondo ed anche il terzo… Quindi che ti devo dire Laura? Sono i piccoli miracoli della vita! Solo ora, col terzo romanzo, mi sto realmente sentendo una scrittrice, anche perché devo dire che ho una quarta di copertina veramente di grande prestigio grazie a Jean-Noel Schifanò, che mi ha scritto delle parole stupende, e Loredana Limone, che purtroppo a Gennaio ci ha lasciati: la tengo veramente nel cuore e di lei mi è rimasto questo ricordo concreto… C’est la vie!”

Beh, cara Daniela, mi verrebbe da dire meno male che in questo momento stai facendo la segretaria visto che ogni riferimento non è puramente casuale… Ringrazio e saluto caramente le tue amiche, senza le quali il tuo romanzo non avrebbe visto la luce, comunque io credo che un artista è veramente tale se emoziona, in primis, se stesso! Qual’è stata la prima emozione che hai provato quando è finita la prima bozza di “Mosaico Napoletano”, il tuo terzo romanzo?

“Ho pensato – Ma l’ho scritto io sto libro? – (ride n.d.r.). Perché veramente Laura, mentre il primo romanzo era autobiografico e quindi praticamente si è scritto da solo, le mani scrivevano compulsivamente quasi in maniera extracorporea, il terzo libro – invece – è il primo romanzo vero e proprio, tutto inventato, ma i personaggi sono talmente credibili che la gente mi chiede continuamente se li conosco e se esistono per davvero! Tanto che, ad un certo punto, c’è Giuseppe, uno dei personaggi, che è seduto di fronte ad una palazzina un po’ diroccata con un giardino incolto, dove però cresce un meraviglioso albero di ciliegio, pieno di frutti non raccolti. Poi accanto a lui si siede la madre che è appena ritornata dalla spesa… E io mi ritrovo a scrivere “…si apre la portafinestra ed esce l’inquietante signor Riccio” e io quì mi chiedo – E questo mo’ chi è? – Diciamo che è uscito questo personaggio ma io non sapevo chi fosse… Tanta gente che legge i miei libri mi dice che sembra di vedere un film, in realtà sono io che vedo il film! Ho fatto vivere il signor Riccio… ed è stato uno dei personaggi più amati, perché ha raccontato una storia incredibile bellissima. È un libro molto allegro e ci sono spunti di risate.  È un libro di ricordi; all’inizio Giuseppe si ritrova su una terrazza e comincia a ricordare: ogni ricordo è collegato ad un colore, e il primo colore che appare è il rosso, colore dell’infanzia, leggerezza, allegria, i ricordi sono dolci e scanzonati… Chiaramente man mano Giuseppe crescerà e diventerà amaro e forte in alcuni punti del libro e alla fine ci sarà un colpo di scena con il bianco, che è in realtà la somma dei colori, con una rivelazione inaspettata. Quando l’ho scritto ho pensato – Ma da dove mi è uscito sto’ libro? – è questa la magia della scrittura!”

Si parlava di libro cinematografico Daniela, il che mi ha richiamato alla mente un vecchio film di Alfred Hitchcock dove il protagonista guarda dalla finestra tutte le persone con le loro diverse storie… Ed è un po’ una metafora di noi scrittori! Che viviamo così – stiamo alla finestra e raccontiamo qualcun altro… Ma raccontarsi, quando devi raccontare te stessa alle presentazioni, raccontare la Daniela, in che modo riesci davvero a mostrarti come sei?

“Ti rispondo con una cosa che è stata detta dalla relatrice Giovanna Mozzillo, che io ho il piacere di avere come relatrice alla Mondadori di Napoli, che scriveva anche per il Corriere del Mezzogiorno, mi chiamò una sera e mi disse che stava parlando di me con sua figlia, e che era impressionata dal fatto che questa donna – cioè io – era esattamente quello che mostrava di essere, mi disse che non avevo filtri, mi fece sorridere, perché in realtà è quello che insegno nel canto – sono una vocal coach professionista – e ho creato un metodo del quale ho registrato il marchio, che si chiama VoicEmotion, proprio per connettere gli allievi con le proprie emozioni e far sì che cantino, e si esprimano attraverso la voce, quindi quello che ho fatto su migliaia di palchi è quello che cerco di insegnare, perché per me, ogni forma d’arte è tale quando esprime l’artista. Per cui sì, io credo di essere, non dico al 100%, ma di essere molto me stessa e senza filtri!”

 

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*