Danilo Donati: tra genialità e razionalità.

Allievo di Ottone Rosai, vincitore di due premi Oscar, una vera e proria leggenda, grazie anche al connubio artistico con la storica sartoria teatrale Farani. Imperdibili i costumi che ha realizzato per “Il Casanova di Fellini”, film del 1976.

La costumistica teatrale e cinematografica è, senza alcuna riserva, un comparto manifatturiero ed artistico dove l’Italia eccelle e si contraddistingue ormai da decenni. Sarebbe arduo citarvi tutti quelli che hanno contribuito a cotanta eredità in ambito artistico e sartoriale, l’unica certezza risiede nel fatto che tanto lavoro svolto in maniera pertinace ci ha permesso di splendere nel mondo. Un nome che però va necessariamente menzionato è quello di Danilo Donati.

Scenografo, scrittore, costumista, un artista a tutto tondo. Allievo di Ottone Rosai, vincitore di due premi Oscar, una vera e proria leggenda, grazie anche al connubio artistico con la storica sartoria teatrale Farani. Immaginate di poter toccare una delle sue creazioni, io ho avuto questo immenso privilegio nel breve stage che ho compiuto alla Farani e posso certamente affermare che si tratta di vere e proprie opere d’arte sapientemente studiate e confezionate. Imperdibili i costumi che ha realizzato per “Il Casanova di Fellini”, film del 1976, che gli è valso l’Oscar e, che a mio parere, rimane uno dei lavori più minuziosamente curati, demistificando un Settecento che si palesa, in ambito costumistico, come uno dei più ricchi e paludati. Vere e proprie opere d’arte, fanno da contorno o, addirittura, da protagonisti, nel susseguirsi delle scene, il più delle volte audaci, alcune tanto da esser censurate.

Altra pellicola che consacrò Danilo Donati all’Oscar è “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli, del 1968, dove notiamo vesti più classiche e meno estrose, forse in accordo con un regista molto meno eccentrico rispetto a Fellini. Celebre l’abito di Giulietta in rosso, adornato da splendide maniche asportabili, da cui fuoriescono i sontuosi sbuffi della camicia. Espediente molto comune nel Cinquecento, poichè le maniche erano una delle componenti della veste più sensibili all’usura, tramite l’allacciatura però, erano facilmente sostituibili con delle nuove, senza cestinare l’abito.

Capolavoro del costumista è anche il suo ultimo film, il “Pinocchio” di Roberto Benigni datato 2002. L’abito destinato al protagonista, rimane una delle sintesi più strabilianti della costumistica cinematografica, dei semplici fiori dipinti sulle nuance del rosso e dell’arancio ravvivano il completo bianco candido, adornato da un morbido collo smerlettato. Gli abiti destinati alla fata turchina, Nicoletta Braschi, sono un’acme di maestria, studiate sui colori del lillà e celeste polvere.

Impossibile menzionare tutti i capolavori del compianto Danilo Donati, ciò che rimane una certezza è il bisogno di investire nella formazione dei futuri costumisti teatrali, perchè è una vera e propria necessità mantenere alto questo ambito artistico italiano così invidiato nel mondo.

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