Dario Leone: “Teatro e cinema convivono felicemente nella mia agenda, non potrei mai stare senza uno dei due.”

Uno dei protagonisti del film "Le Guerre Horrende", uscito al cinema nel 2018 e ora disponibile sulle principali piattaforme in streaming, si racconta attraverso un bellissimo "viaggio" attraverso un emozionante ed intenso percorso artistico-professionale.

Dario Leone

Un attore di grandi sentimenti e felice sensibilità, quello incontrato oggi da LF: Dario Leone. Classe 1981, ha iniziato il suo percorso di attore nel 2001, prima a teatro e poi nel cinema.

In ambito teatrale ha lavorato in alcuni dei principali teatri milanesi e italiani, ed è stato finalista nel 2008 del “premio Hystrio alla vocazione teatrale”. Si specializza sia in campo teatrale che in campo cinematografico studiando con vari insegnanti e registi tra cui Sergio Rubini, Giovanni Veronesi, Carlo Boso, Daniele Salvo, Melania Giglio; e acquisendo importanti esperienze di palco con Corrado d’Elia, con cui ha lavorato per molti anni.

Nel 2009 le prime esperienze cinematografiche: inizia una serie di collaborazioni con la Scuola di Cinema di Milano, recita come protagonista in alcuni cortometraggi e nel suo primo lungometraggio “Qualcosa da Condividere”.

Nel 2011-2012 è tra i protagonisti della webserie “Faccialibro”, oltre che di vari spot pubblicitari. Nel 2013 di nuovo protagonista con il lungometraggio “Star System”. Nel frattempo ha sempre continuato con la sua attività teatrale, che lo ha portato anche sul palco del teatro alla Scala di Milano ad interpretare “Selim”, nel “Ratto dal Serraglio” di Mozart, nel 2016/2017. E’ interprete ed autore di un monologo teatrale sulla vita di Giovanni Falcone, con il Patrocinio dell’omonima fondazione.

Leone, è un attore poliedrico con due grandi amori, il cinema ed il teatro, e di entrambi non potrebbe fare a meno! Infatti, ha alle spalle cinque stagioni teatrali con lo spettacolo “Bum ha i piedi bruciati” che racconta, da un punto di vista intimo, intenso e giocoso, senza rinunciare alla drammaticità degli avvenimenti, la vita di Giovanni Falcone. Lo spettacolo è patrocinato dalla Fondazione Falcone, presieduta da Maria Falcone, sorella del Magistrato scomparso, di cui Leone ci ha raccontato le intere emozioni, forti, indelebili, immutate che gli hanno suscitato questo importante incontro.

Ma nell’intervista ho voluto dapprima dare risalto ad un’altra grande interpretazione di Dario Leone, quella del paracadutista interpretato nel film “Le Guerre Horrende” di Luca Immesi e Giulia Brazzale. Uscito nelle sale nel 2018, è ora disponibile su tutte le piattaforme streaming. Il film racconta la storia di tre personaggi molto pittoreschi: il soldato, il capitano e lo scudiero.

Dario Leone interpreta un giovane soldato paracadutista ferito e senza memoria che spezza il forte legame instaurato tra il Capitano (Pacella) e lo Scudiero (Giorgetti), in un crescendo di conflitti, tensioni e colpi di scena. Una vera e propria favola noir contro tutte le guerre, che ha per sfondo la prima e la seconda guerra mondiale.
Con “Horrende” Machiavelli descriveva le grandi guerre del suo tempo, sottolineando l’attrazione morbosa che l’uomo mostra da sempre per i conflitti.  Attrazione tuttora viva, sia nelle tensioni tra stati, sia in quelle interne alla nostra società.

Il concetto chiave del film è che ogni guerra nasce da un conflitto interiore. Risolti questi, cesserebbe di esistere il senso di ogni guerra e di ogni violenza. Se non hai la guerra dentro, non la fai neanche fuori… Quindi un film molto attuale, quasi necessario in questo momento storico pieno di violenza, caos e atmosfera da fine del mondo. Ed è proprio in un non-luogo isolato, a tratti apocalittico, che si svolgono le vicende dei personaggi del film, intrappolati da tempo immemore in una “selva oscura” in cui mettono in scena i loro ricordi di guerra, amore e dolore. Grazie alla recitazione teatrale degli attori e alla scelta della poesia come elemento narrativo costante, il bosco diventa un palcoscenico, in cui, oltre ai ricordi sconnessi, Fernando Pessoa, Guillaume Apollinaire, gli anonimi pavani, Teofilo Folengo e Angelo Beolco (il Ruzzante) prendono vita, in un’atmosfera circense e tragicomica. Ad accompagnare il viaggio onirico dei personaggi, alcuni brani di musica classica di fine Ottocento e inizio Novecento, che rimandano a un’atmosfera gloriosa e trionfale, e la colonna sonora elettronica di Michele Menini, insieme ai brani della cantante veneta Patrizia Laquidara.

Un’opera che fa difficoltà a inserirsi in un vero e proprio filone italiano, ma fa riferimento agli art film europei e al cinema di poesia in generale.

Un film di forte impatto emotivo, di conflitti interiori di cui Leone ci racconta dettagliatamente…

Dario benvenuto su LF MAGAZINE! Intanto parliamo di questo “Le Guerre Horrende” in cui tu, nello specifico, interpreti un soldato paracadutista che ha perso la memoria….

“Grazie per l’invito! Sì, “Le Guerre Horrende” è un film uscito al cinema nel 2018 ora disponibile sulle principali piattaforme in streaming. E’ un film a cui sono molto affezionato, in cui sono co-protagonista assieme a Livio Pacella e Desirèe Giorgetti, che interpretano rispettivamente “il Capitano”, un “ragazzo del ’99” che si è fatto entrambe le guerre mondiali, e il suo “Scudiero”. Loro vivono serenamente in un bosco, fino a quando il mio personaggio, un soldato italiano della seconda guerra mondiale, precipita tra loro senza memoria dopo un incidente.
Ne nasce un viaggio onirico nel rapporto tra conflitti interiori e conflitti esteriori. Ogni conflitto esteriore, ogni guerra, ogni violenza, nascono da un conflitto interiore. Se si sapessero risolvere i conflitti interiori, sparirebbe il senso di ogni guerra. Se non hai la guerra dentro, non la fai neanche fuori.”

La storia non ha insegnato molto, dato che periodicamente continuano ad esserci guerre tra i popoli…Perchè, secondo te, l’uomo, sembra nutrire una forma di morbosa passione per i conflitti, soprattutto interiori…

“Mi piacerebbe avere la risposta a questa domanda. Probabilmente varrebbe il Nobel per la Pace definitivo. E’ la stessa domanda su cui poggia il film: il titolo stesso, con l’H davanti a “Horrende” (si pronuncia “orrende”), è una citazione di Machiavelli, che con “Horrende” indicava le grandi guerre del suo tempo, indicandole come “orribili” e “maestose”, sottolineando appunto questa attrazione morbosa.
E’ vero, sembra una vera e propria passione irrinunciabile, fatale. L’esistenza dei conflitti interiori fa parte della natura, ma il fatto che troppo spesso non si sappia risolverli porta appunto a farli sfociare in conflitti esteriori. Quindi in guerre. Ma anche senza andare troppo lontano dalle cronache recenti, in violenza cieca e immotivata.
Eppure sembrerebbe così facile, no? Ma non è tanto più bella una vita vissuta in pace e serenità?
Lo cantava già John Lennon. Immaginalo: è facile, se ci provi.
E invece sembra proprio non entrarci in testa.
Per questo credo siano necessari film come questo che ricordano cos’è l’orrore della guerra, e cosa lascia. Non tanto sui campi di battaglia ma nei cuori delle persone.
La cosa che mi piace sempre sottolineare è che “Le Guerre Horrende” parla di guerre ma senza avere scene di guerra. Da molti critici è stato definito “una bella favola pacifista”. “

In questo periodo stiamo vivendo un altro tipo di battaglia, quella al Covid! Gli artisti, forse, sono stati quelli maggiormente danneggiati, lavorativamente parlando. Tu come la stai affrontando?

“Io sono cresciuto in provincia di Lodi, da dove è partito tutto. Quindi la prima fase è stata quella della preoccupazione per gli affetti che ho da quelle parti.
Dopodiché è iniziata la fase della pazienza (perché ne è servita e ne serve tanta, soprattutto per i tantissimi lavori persi), e della riorganizzazione. Ho approfittato del lockdown per dare una forma a un’idea che avevo per il nuovo spettacolo teatrale, anche se per scrivere ho bisogno di camminare, quindi farlo chiuso in casa è stato particolarmente complicato. Per il resto stiamo cercando di ripartire, consapevoli delle infinite difficoltà. E sperando che dopo tre mesi in cui chiunque, per vivere meglio la quarantena, ha aumentato il suo utilizzo di “prodotti artistici” (film, dischi, serie tv, eccetera), si possa arrivare finalmente a una maggior considerazione generale del nostro lavoro.”

La tua carriera di attore quando e come è iniziata?

“Dopo la maturità mi iscrissi contemporaneamente all’Università e alla mia prima scuola di recitazione. Quando qualche anno dopo mi laureai (in biologia), avevo già terminato il primo percorso di studi di recitazione e avevo già scoperto, lavorando in diversi spettacoli, che recitare mi faceva sentire più vivo che mai. Quindi il giorno in cui mi laureai mi dissi: “ok. Adesso, teatro”.
Sognavo di recitare nel “Cirano” di Corrado d’Elia, che avevo visto da ragazzino. Qualche mese dopo partecipai al concorso teatrale nazionale “Hystrio” per giovani attori. Fatalità, in giuria c’era Corrado. Il concorso andò molto bene, anche se non vinsi, ma pochi giorni dopo Corrado mi cercò, e memore di quello che proposi a Hystrio mi propose un ruolo in “Cirano”. Da lì iniziò tutto. Ho lavorato in quello spettacolo per 8 anni, centinaia di repliche passate in quinta ad osservare persone che facevano questo lavoro da 20, 30, 40 anni, cercando di “rubare” il più possibile. Nel frattempo continuavo a studiare, ci sono state – e ci sono tuttora – altre decine di scuole e corsi, altri spettacoli, e i primi lavori al cinema. Le Guerre Horrende è appunto il mio terzo film da protagonista.”

Che esperienza recitativa è stata quella di “Bum ha i piedi bruciati”, monologo che tratta temi importanti, in modo anche ‘leggero’ ?

“Fortunatamente devo rispondere al presente. E’ un’esperienza meravigliosa.
Girare l’Europa rappresentando un testo che hai scritto tu stesso è un’emozione enorme, e lo è ancor di più quando ti fai portatore di un messaggio in cui credi fermamente.
Trattare quel tema in modo a tratti “leggero” è stata una scelta automatica, dopo aver conosciuto (ovviamente indirettamente) il carattere di Giovanni Falcone. Lui era un uomo allegro, ironico, innamorato della vita e della libertà. E noi la sua storia la raccontiamo partendo da qui.
Diverse persone che lo hanno conosciuto hanno confermato e apprezzato questa impostazione.
Uno su tutti Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che è venuto a vederci una sera e a fine spettacolo ci ha lasciato un bellissimo video, che chiunque può vedere cercando su youtube “Salvatore Borsellino Bum ha i piedi bruciati”. “

E della sorella di Falcone cosa ti è restato nel cuore?

“La persona meravigliosa che è. La forza e la determinazione con cui porta avanti la lotta di suo fratello dopo una vicenda devastante come quella di Capaci.
E la gioia sincera che mi ha mostrato quando mi diede per telefono la notizia della concessione del Patrocinio della Fondazione Falcone. Volle dirmelo di persona.
Ovviamente non la conoscevo se non per fama. Le mandai il manoscritto con i miei riferimenti. Pensando “chissà se lo leggerà mai”. Mi chiedevo anche se qualcosa potesse darle fastidio: dopotutto io raccontavo una storia che per tutti noi è una vicenda pubblica ma che per lei è privata e delicata. Inoltre sapevo perfettamente che quel patrocinio era una cosa più unica che rara. Invece una sera mi squillò il telefono. Era una sua collaboratrice: “le passo la professoressa Falcone”. Immaginatevi la mia strizza.
Non dimenticherò mai la sua voce quando mi disse “mi è piaciuto! Ti do volentieri il Patrocinio!”.  Io ero entusiasta, ovviamente per il patrocinio, ma soprattutto perché mi sentivo utile alla sua causa. Poi andai a trovarla ed ebbi la conferma di quanto sia straordinaria. Non si può non volerle bene. Le sono enormemente grato.”

Come ti rivolgeresti ad un giovane per spiegargli la legalità?

“Quando ho scritto “Bum” pensavo ad uno spettacolo su più livelli, che potesse essere coinvolgente sia per chi nel 1992 era già grande e si ricorda tutto, sia chi non era ancora nato.
Ci siamo accorti di esserci riusciti quando abbiamo visto le prime reazioni tra i giovanissimi. C’è chi si è iscritto a Giurisprudenza dopo aver visto lo spettacolo, chi ha portato Falcone alla maturità, chi semplicemente mi ha trattenuto per un’ora di domande…
Quindi non serve niente di particolare per comunicarlo ai giovani. I giovani, anche i giovanissimi, sono in grado di capire tutto. Basta trasmettere loro Passione.”

La recitazione teatrale è una componente predominante della tua carriera artistica…mi sembra di capire!

“E’ sicuramente una parte molto importante: su un palco teatrale è iniziato tutto, il teatro mi ha insegnato tanto, del mio mestiere e della vita, e mi ha insegnato anche tante cose che uso sui set cinematografici, che per fortuna non mancano. Negli ultimi anni teatro e cinema convivono felicemente nella mia agenda, non potrei mai stare senza uno dei due.”

Hai ricevuto vari premi, ma qual è stato quello davvero importante per te?

“Le ultime date di Bum prima del Lockdown sono state a Bruxelles, alla Scuola Europea. Un’insegnante ci aveva visti l’anno prima al Consolato Italiano, e saputo del nostro ritorno in Belgio ha voluto portare a teatro anche una classe delle elementari. Io ero preoccupatissimo, erano troppo piccoli. Ero convinto che non avrebbero capito nulla.
Invece il giorno dopo ci hanno fatto avere delle lettere bellissime. In una di queste, due bambine scrivevano “le promettiamo che saremo sempre dalla parte del giusto”.
Quella promessa  di Giustizia di due vite al loro inizio mi ha commosso. Forse è stato questo il premio più bello.”

Nel 2016 hai interpretato, come unico attore del cast, il ruolo del Pascià Selim ne “Il Ratto del Serraglio” di Mozart, al Teatro alla Scala di Milano… Cosa si prova a poter calcae il palco di un simile teatro?

“Prima ancora di arrivare sul palco sono state emozionanti le prove (una fase del lavoro che amo). Ero l’unico attore ma ovviamente non l’unico personaggio: gli altri erano interpretati da bravissimi cantanti lirici, è stato bellissimo cercare un amalgama efficace tra i nostri linguaggi. E poi svegliarsi la mattina per andare a provare uno spettacolo con un’orchestra che ti suona Mozart attorno, beh è davvero tanta roba.
Poi ovviamente salire su quel palco con quattromila occhi addosso pensando a quanta Storia hanno visto quei muri fa impressione. Ci si sente in un tempio, e si fa di tutto per onorarlo.”

Progetti futuri?

“Oltre a Le Guerre Horrende in questi giorni sta uscendo anche un cortometraggio che ho girato subito dopo il lockdown, con Angela Finocchiaro e Erica Del Bianco, dal titolo “Verdiana”, diretto da Daniele Lince e Elena Beatrice e con la supervisione artistica di Silvio Soldini.
Quanto al teatro, sto lavorando alla nascita del nuovo spettacolo e cercando di capire quando possiamo ripartire con Bum.”

Concludendo?

“Concludendo: Guardate Le Guerre Horrende! Lo trovate su Rakuten, Itunes, Chili, Google Play, CG Digital.
E se i lettori di LF Magazine fossero curiosi di vedere “Bum ha i piedi bruciati”, sui miei canali social pubblicherò le date non appena la situazione ci consentirà di ripartire.
Per il resto teniamo duro e portiamo pazienza. Continuiamo a fare attenzione e ne usciremo presto!”

 

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