Dario Socci: “La boxe non è solo una questione di ‘pugni’… ci vogliono testa e disciplina”.

LF ha incontrato il pugile egregiamente inserito nel professionismo mondiale, dopo aver disputato il suo 'primo' match italiano per il Titolo Italiano FPI dei Pesi Welter contro Tobia Giuseppe Loriga.

E’ iniziato un po’ per caso il percorso sportivo di Dario Socci, con la voglia che neppure c’era più di tanto, piuttosto un passatempo, un caso… di quelle cose che inizi e non sai neppure per quale motivo, ma che poi ti prendono e coinvolgono totalmente. Questo, in sintesi, l’esordio del noto pugile internazionale che ha inizio alla Metropolis Boxe del centro sociale di via Guido Vestuti, a Salerno, palestra che ospitava gratuitamente ragazzi “difficili”.

Inserito nel professionismo mondiale, lontano dall’Italia, ha il cuore che appartiene alla sua città natale, appunto Salerno, dove torna appena gli è possibile.

Dario è riuscito, attraverso la boxe e la sua disciplina, a canalizzare il proprio temperamento piuttosto vivace ed irruento. E proprio dal ring è iniziata la sua escalation.

Dopo aver trionfato in tre match da dilettante, Socci ha avuto l’opportunità di partecipare a un campionato interregionale del Sud Italia, vincendolo. Il primo passo per delineare il suo percorso pugilistico con ottimi risultati, culminato con la carriera da professionista: ha iniziato vincendo un titolo internazionale in Germania. Ha combattuto per il titolo intercontinentale dei pesi welter IBF in Sudafrica col campione mondiale IBO Tkiso. Tra gli eventi più importanti, si ricorda la sua partecipazione al Radio City Music Hall, negli Stati Uniti. Per un periodo ha indossato i guantoni in Giappone, spesso va a Singapore e in Brasile, dove si allena per le arti marziali miste, tra le sue passioni, lui si allena davvero a 360à, dall’atletica, alla pesistica, alla corsa fino alla sua amata pugilistica… è questo che di stingue un campione da un dilettante! Il suo è un mondo fatto spesso di pugili che hanno sofferto da giovanissimi, magari estremamente poveri e con disagi familiari che, con la boxe, hanno trovato un riscatto, fino a toccare le vette più alte. A lui la boxe ha dato tutto, mettendolo nella condizione di costruirsi una vita migliore. Gli sport da combattimento, non dimentichiamolo, aiutano ad autocontrollarsi o ad acquisire sicurezza, oltre che a scaricare stress, non è una pura questione di… pugni… vi è tutta una disciplina dietro.

Nel corso della carriera, Dario, ha cambiato più volte il suo punto di riferimento:il suo idolo è Floyd Mayweather, un pugile partito dal basso, che con la dedizione e il sacrificio è diventato il più forte al mondo… ma non dimentica neppure le sagge citazioni del grande George Foreman.

Un modo di boxare, quello di Dario Socci, sempre composto e preciso, questa resta la sua sfida migliore.

LF lo ha incontrato a pochi giorni dalla sua prima sfida in Italia, il 13 Novembre scorso, per il Titolo Italiano FPI dei Pesi Welter… Ne è scaturita una bella chiacchierata dove molto si è parlato proprio della dedizione, del rigore e del rispetto insiti nell’antica disciplina pugilistica.

Dario benvenuto su LF MAGAZINE! Com’è iniziato il tuo percorso nel mondo della boxe?

“Ho iniziato a 15 anni in una palestra che fungeva un po’ da ritrovo per i ragazzi di strada… Avevo la possibilità di trascorrere lì la giornata senza dover pagare iscrizione! Una cosa che occupava gran parte della mia giornata. Non avevo altro da fare… Ma poi iniziò a piacermi tantissimo la boxe, e mi sono affiliato con la pugilistica ed iniziato a combattere.”

Tu sei conosciuto, a livello internazionale, con il soprannome di “The Italian trouble”… a cosa è dovuto?

“Esatto. E’ il mio manager americano che mi definisce così, perchè dice che ero problematico, nel senso che voglio fare spesso di testa mia, non che io sia problematico per altro, ribelle dal punto di vista pugilistico ed atletico. Tutto quì.”

Tu hai appena disputato l’incontro per il Titolo Italiano FPI dei Pesi Welter contro Tobia Giuseppe Loriga… purtroppo perdendo! Cosa non è andato per il verso giusto?

“Sicuramente i giudici (ride n.d.r.). L’incontro è stato avvincente per tutti i 10 round. Nella prima parte del match sono riuscito ad esprimere un buon pugilato, poi nella fase centrale ho avuto una sorta di black out che ha fatto calare quel livello, per risalire nella parte finale. Dopo mi sono seduto con il mio team a riguardare il match, ed effettivamente ci trovavamo con qualche punto in più rispetto all’avversario… con questo non voglio dire che la colpa non sia stata mia nella fase centrale in cui sono calato, non è una scusante, però tutto sommato è stato un bell’incontro in cui gli spettatori hanno apprezzato molto.”

Mi sembra che tu vivi e ti alleni all’estero dove vuoi continuare la tua carriera…

“Sì, il mio primo contratto da professionista l’ho firmato a New York dove sono rimasto per tre anni e mezzo, poi mi sono trasferito a Berlino per un anno e mezzo, poi sono stato due anni in Messico, e poi un anno tra Giappone, Singapore ed Hong Kong, in giro per l’Asia… Sì, ho disputato tutta la mia carriera all’estero, ed ho fatto il mio primo match italiano, come dicevamo prima, il 13 Novembre scorso. Ora ho intenzione di tornare all’estero quando tutta la situazione pandemica si sarà risolta, speriamo presto.”

Com’è cambiato l’allenamento del pugilato in questo periodo di pandemia?

“I pugili hanno avuto, come tutti gli altri professionisti, la possibilità di potersi allenare, comunque è cambiato tantissimo…! Io non potevo allenarmi con il mio allenatore, quindi lo facevo da solo, durante il primo lockdown, poi dopo, quando si era un po’ più liberi, ho ripreso con lui, nella mia palestra di Roma in zona San Giovanni, mi sono allenato principalmente lì. E’ cambiato un po’ il metodo di allenamento, perchè tanti altri pugili hanno messo una pausa sulla loro carriera pugilistica, e questo non mi permetteva di fare gli sparring che faccio solitamente, ma tutto sommato me la sono cavata.”

La boxe insegna anche “rigore” e disciplina non è solo una questione di “pugni”!

“Tantissimo…c’è una grande disciplina nel pugilato… occorre tantissima dedizione per avere dei risultati! Privarsi di tante cose come di orari strani, serate, alcool e droghe ovviamente, in palestra bisogna dedicarsi molto, perchè il pugilato è parecchio stressante fisicamente e psicologicamente, occorre avere molta testa durante un combattimento, anche se all’occhio di un pubblico inesperto possa sembrare che ci sia solo violenza… invece no. Come diceva il grande George Foreman “è più facile immaginare la boxe come una partita di scacchi che come una disputa in strada”…. ci vuole tanta testa.”

Quante ore al giorno ti alleni?

“Durante la preparazione che dura 8 settimane, 13 allenamenti a settimana, due volte al giorno, la Domenica una volta. Nel complesso mi alleno quasi 6 ore al giorno. A volte anche tre ore e mezzo, dipende dal tipo di allenamento, dalla forza, dall’intensità. Nella boxe, come in molti altri sport, occorre fare una preparazione atletica a 360° dalla pesistica, alla corsa, all’atletica… tutto.”

Quando ti prepari alla sfida contro un avversario ti alleni in modo “strategico” e mirato a seconda di chi hai davanti, o non vi sono differenze?

“C’è una base che si ripete, per quanto concerne resistenza e potenziamento, poi a seconda dell’avversario si ha una sorta di ‘piano di gioco’ che poi influisce sulla preparazione fisica ed atletica.”

Quanto è importante e ti manca la tua terra di origine?

“Appena ho l’opportunità vengo sempre quì a Salerno, perchè oltre ad essere la mia città natale è quella in cui vorrei vivere.”

A Roma hai fondato la tua palstra… A chi è indicata?

“Con il mio allenatore, da tempo, cercavamo uno spazio nella zona di San Giovanni, dove siamo cresciuti pugilisticamente, dato che abbiamo un buon seguito abbiamo deciso di fondarla. E’ una palestra che esce un po’ fuori dagli schemi del pugilato, perchè è più per le persone che lavorano negli uffici quindi un pugilato amatoriale, abbiamo realizzato uno spazio tipo quelli di Londra negli anni ’70, il parquet, con i sacchi in pelle, una piccola boutique del pugilato.”

Progetti futuri?

“Sicuramente tornerò all’estero a combattere. Il problema è ora questo punto interrogativo della pandemia che mi fa ignorare quando sarà attuabile. Poi riprovare per il titolo italiano. Nei prossimi tre anni, diciamo che farò la spola tra estero ed Italia.”

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2 Commenti su Dario Socci: “La boxe non è solo una questione di ‘pugni’… ci vogliono testa e disciplina”.

  1. Sante parole! Da quando faccio boxe ho capito l’importanza della concentrazione durante gli allenamenti! Molti pensano che si tratta solo di forza ma non è affatto così! Per me è una valvola di sfogo che mi aiuta a sfogare lo stress e mantenere un certo equilibrio mentale, ma ultimamente è davvero difficile rilassarmi non potendo allenarmi in palestra…Per non perdere la forma e staccare dalla monotonia il mio allenatore mi ha consigliato di prendere questo https://www.fightacademygear.it/sacco/219-sacco-boxe-super-pro-180-cm.html ma non so se possa essere un buon modo per allenarsi, anche se in solitudine. Lo consigliereste?

    • Loredana Filoni Loredana Filoni // 1 Dicembre 2020 a 1:42 // Rispondi

      Carissimo Giorgio, da sportiva quale sono e, tra le altre cose, anche di prepugilistica, ti comprendo in pieno! Lo sport è una potentissima valvola di sfogo, scarica tutto lo stress! Al momento ogni piccola cosa è diventata davvero complicata… il sacco, però, può essere un valido supporto… Io ce l’ho in casa e durante il lockdown mi sono allenata davvero bene in questo modo! Ma forse potrà dircelo meglio il nostro campione Dario Socci!
      Grazie per averci lasciato il tuo pensiero!
      Loredana Filoni Direttore Responsabile LF MAGAZINE

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