Dedicato.

Oggi, 8 Marzo, per me niente mimose. Io ho già il mio bouquet di splendidi fiori.

E’ deciso. Questa volta mi evito (e vi evito) la solita tiritera della ‘festa non festa’, del trituramento di zebedei su inondazioni di mimose e gli ‘auguri a tutte le donne’, le pizze con le amiche, il significato recondito della data, i ricordi del ‘come eravamo’ e lo strazio del ‘come siamo diventate’ e ‘le peggiori nemiche delle donne sono le donne stesse’. E poi ancora, cortei, happening, cene a tema, burlesque al maschile, fiori e cioccolatini e colazioni a letto (per un giorno). Fate un po’ come vi pare. Per quel che mi riguarda, oggi scelgo di dedicare questa giornata ad alcune donne della mia vita. Sono amiche, quasi tutte reali e una virtuale ma che spero tanto di incontrare al più presto. Anime belle, ognuna a suo modo, tutte diverse tra loro, tutte a me care, importanti, che hanno rappresentato per me il sostegno, la complicità, la condivisione, le risate, l’amore. Le elenco in ordine alfabetico, perché nessuna è seconda alle altre.

Ad Alessandra, luminosa e disincantata che, da tempo e con coraggio, combatte i suoi draghi. ‘Ale’ con quella soffice nuvola di mistero che l’avvolge, gli occhiali da sole e i suoi selfie eleganti, la mano che passa in continuazione tra i capelli mentre ti parla pacata degli intrecci della sua vita che forse un giorno districherà, della salute matrigna, di quella corda tesa che lei, funambola dalla nascita, percorre ogni giorno con grazia, da un grattacielo di accadimenti ad un altro. E poi ancora, della sua filosofia di vita, lei che adora non solo la filosofia, ma l’arte, la poesia, la musica, il cinema … Alessandra, che quando penso a lei lo faccio per attingere forza, stile e leggerezza.

A Chicca, un turbine biondo che ti travolge e avvolge di calore. Niente è stato facile per lei ma tutto si può sopportare con energia, un volto radioso, una massa di ricci scomposti e ribelli e tanta voglia di farcela nonostante tutto. Lei che si sente un po’ Snoopy, un po’ Bridget Jones e che adora Sting e magari canticchia Walking on the Moon mentre corre da un capo all’altro della capitale sabauda dividendosi in quattro tra le sue ragazze e i suoi genitori che accudisce – inutile dirlo –  con dedizione e amore. Tutto quello che so di lei proviene dalla rete, i suoi post sempre misurati e ironici, le sue foto, i nostri messaggi nei quali ci promettiamo di incontrarci prima o poi. Questo avverrà Chicca, lo so, e sarà senza sorprese perché è come se ci conoscessimo fin dalla culla.

A Cristiana, che ha rivoluzionato la sua vita seguendo un sogno. Caparbia e felice, dimostra come si può essere donna completa e realizzata senza per forza seguire gli stereotipi classici femminili di figlia obbediente, moglie devota e madre amorevole. Penso a lei come a Diana cacciatrice, indipendente e libera. ‘Cri’ è un guizzo di pura energia, occhi brillanti e certezza che ‘tutto andrà bene, basta volerlo’; ‘Cri’ che ti abbraccia forte e poi quella risata complice di chi ha già capito tutto e tu non devi sprecare parole, concetti per raccontare il tuo momento meraviglioso o di schifo. Lei lo sa, perché conosce te, senza bisogno di dirtelo. Cristiana, la sicurezza, la potenza.

A Elisabetta, mia amica da quasi tre decadi. Abbiamo condiviso alcune delle tappe fondamentali nella vita di una donna: ci siamo sposate a distanza di quattro mesi l’una dall’altra, i nostri figli sono nati praticamente insieme. Poi, come succede spesso nella vita, ci siamo allontanate per poi ritrovarci, con le nostre piccole e bellissime rughe sul viso e tante cicatrici sul cuore. Vorrei vederla più spesso, ma si sa, il tempo non basta mai, le giornate volano via veloci e le nostre intenzioni si dissolvono nel passare delle settimane, dei mesi. Ci pensiamo a distanza, e lo sappiamo entrambe, e ci culliamo nella certezza che ci rivedremo presto. Spero ‘Etta’ che tu leggerai queste righe e che, spinta da uno dei tuoi innumerevoli sensi di colpa mi chiamerai … Tanto lo farò io, stanne certa. Comunque sappi che ogni volta che guardo un film con Charlotte Rampling ti rivedo e mi ripeto ‘Oddio, devo chiamarla!’. Il nostro è un amore a distanza, di quelli che proprio per questo (forse) durano più a lungo.

A Manu, la più ‘scassamaroni’ delle mie donne, la più diretta, spontanea, attaccabrighe, intransigente femmina che io conosca. Tremenda, senza peli sulla lingua, ma con un cuore grande così. Se ti ama, lo fa ‘alla follia’, se non le vai a genio ti cancella immediatamente dalla sua vita e te lo dice senza remore. Ha quasi sempre un’opinione su tutto, è un po’ bastian contrario, a volte contraddittoria ma il suo fascino è proprio questo. Il cinema è la sua vita, insieme all’America, agli anni ’90, a Miami Vice, a Jeff Bridges, all’Harry’s Bar e alla sua Venezia che immortala in migliaia di splendide foto, a ogni ora del giorno. Amica dei potenti e degli umili, manco fosse Gesù Cristo (però ce la vedrei a fare il discorso della montagna), è adorabile nelle sue sparate anche se – sul web che lei domina alla grande – ha più nemici di Trump e di Salvini messi insieme. Ci scriviamo almeno una volta al giorno, e per me è un conforto quando leggo il suo ‘Ciao bionda, come va?’. La sto aspettando a Roma per la fine di Marzo. Le devo un pranzo per una scommessa persa, anche se non l’ho mica persa. Ma lei è convinta di questo e contraddirla, beh … provateci voi!

A Mariella, la primula rossa, inafferrabile eppure presente con i suoi messaggi pieni di rose e di cuori, che ti pensa e ti vuole bene. La sua vita è un romanzo di Hemingway, le spiagge bianche dell’Honduras, la saudade di Lisbona e i tramonti infuocati di Granada. Lei è tutti quei posti, quei colori, un po’ Gilda un po’ Audrey Hepburn, ti trascina nei suoi mondi setosi dove ti senti consolata, rassicurata. Entusiasta e appassionata della passione, mi fa ridere di gioia, piangere di disperazione, detto più semplicemente mi fa vivere. Averla accanto è sole d’Agosto, mare viola del suo Salento. La immagino mentre legge queste righe, ridendo di cuore e fingendosi sorpresa mi scriverà ‘ma davvero mi vedi così?’. Anche di più, gioia mia.

A Patrizia, mamma forte e coraggiosa di un ragazzo speciale, nato con una sindrome particolare, ovvero una condizione, un diverso modo di funzionare che però qualcuno ancora si ostina a definirlo ‘malato’. Sono orgogliosa di essere sua amica da una vita, felice che mi abbia aiutato più volte a stare con i piedi ben piantati in terra, ad accettare non passivamente ma con sfida e forza quello che di ‘impegnativo’ la sorte e la vita hanno in serbo per noi. Dobbiamo giocare con le carte che ci sono state date e farlo nel miglior modo possibile e magari pure vincendo (questo è il suo credo). La prima volta che la vidi, un bel po’ di anni fa, era nella sua cucina e stava preparando un risotto con i funghi. Rimasi incantata dalla sua maestria, non solo sapeva cucinare da dio, ma conosceva a menadito i prodotti, le spezie, le modalità di cottura, insomma diciamo che è stata lei a trasmettermi il morbo della ‘chef pazza’. Da allora non abbiamo mai smesso di scambiarci ricette (anche quelle di vita) e ogni volta che ci vediamo la scena non cambia: io seduta e lei davanti ai fornelli che mi racconta del pepe di Sichuan o della vastedda della Valle del Belice, con lo stesso immutato entusiasmo di trent’anni fa. Sono sicura che fra trent’anni la scena resterà immutata.

A Rosita, la divina creatura, e già la vedo che ride sorniona e si schermisce. Ma lei ne è cosciente e ci gioca su, con la sua bellezza straordinaria. Gli occhi ‘arabi’ con quel colore che a tratti ricorda il suo mare, i capelli di seta che le sfiorano le spalle, la figura sinuosa dalle forme perfette, la dolcezza della voce e – ancor più preziosa – l’ironia che aiuta il suo prossimo ad accettare meglio tale perfezione, sono tutti tratti che concorrono alla definizione di donna più bella che io conosca. La prima volta che ci siamo incontrate mi ha abbracciato forte e sussurrato ‘noi ci conosciamo già’. E così era davvero. In altri tempi, in altri spazi noi c’eravamo conosciute e ancora oggi siamo sintonizzate sulla stessa frequenza. Lei capisce i miei silenzi, intuisce i miei momenti no più che le mie gioie e i miei entusiasmi. E così, in punta di piedi, arriva il suo messaggio, la sua carezza, ‘Come stai?’. Con Rosy non c’è bisogno di tante parole, ci sono gli sguardi, le pause, i sorrisi che parlano. Anche se non c’è, lei non ti lascia mai.

 

Oggi, 8 Marzo, per me niente mimose. Io ho già il mio bouquet di splendidi fiori.

 

 

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