Deficit della Vitamina D e severità delle Bronchiettasie.

La vitamina D sembra essere un buon predittore di severità clinica e radiografica nelle bronchiettasie. Questo, il responso di uno studio italiano, che individua nei livelli circolanti di vitamina D un possibile nuovo marker a disposizione per saggiare la gravità di questa condizione.

La vitamina sembra essere un buon predittore di severità clinica e radiografica nelle bronchiettasie.
Questo, il responso di uno studio italiano recentemente pubblicato su Respiratory Medicine, che individua nei livelli circolanti di vitamina D un possibile nuovo marker a disposizione per saggiare la gravità di questa condizione.

RAZIONALE E OBIETTIVI DELLO STUDIO
Le bronchiettasie, come è noto, rappresentano un’affezione polmonare caratterizzata da una dilatazione delle vie aeree respiratorie polmonari, i bronchi. Questi, una volta dilatati, promuovono l’accumulo di muco e l’insorgenza di fenomeni infiammatori, che sono causa di infezioni e portano a insufficienza polmonare. Per quanto le bronchiettasie colpiscano negli Usa, in età adulta, 139 individui su 100.000, tale condizione rappresenta un problema sanitario non trascurabile in ragione della mortalità e delle complicanze serie associate.

La vitamina D rappresenta un fattore chiave coinvolto nell’infiammazione e delle risposte del sistema immunitario dell’ospite. E’ su questi presupposti che i ricercatori hanno voluto verificare se una condizione di deficit vitaminico D potesse rappresentare un fattore coinvolto nella determinazione della severità clinica di malattia.

STUDIO CLINICO
I ricercatori hanno preso in esame 57 pazienti – 17 di sesso maschile e 40 di sesso femminile, aventi un’età media di 60 anni – seguiti in ambulatorio tra la fine di Ottobre del 2017 e il mese di marzo del 2018.

Questi sono stati sottoposti a prelievo ematico per la determinazione dei livelli circolanti di Vitamina D 25 (OH) e a valutazione della severità di malattia mediante impiego del BSI (Bronchiectasis Severity Index: un indice che usa una combinazione di informazioni cliniche, radiografiche e microbiologiche).

La severità di malattia è stata valutata anche mediante tomografia computerizzata a risoluzione elevata, utilizzando il punteggio Bhalla (Punteggio standardizzato che misura la gravità delle bronchiettasie, la loro estensione, la presenza di addensamenti, l’estensione degli zaffi di muco e l’ispessimento peribronchiale).

Come valore di cut-off di vitamina D, è stato utilizzato (deficit vitaminico D: <20 ng/ml; sufficienza: livelli uguali o maggiori a 20 ng/ml). Considerando tutti i pazienti dello studio, il valore medio di BSI era pari a 7,5, mentre quello medio Bhalla era pari a 16 (su un massimo di 25 punti). I pazienti considerati affetti da deficit vitaminico D avevano livelli medi si 25(OH)D pari a 17,3 ng/ml, rappresentando il 64% della popolazione in studio. Solo un 7% di pazienti presentava livelli di vitamina D nella norma, con valori superiori a 30 mg/ml. Risultati principali e implicazioni dello studio. I ricercatori hanno osservato che livelli più bassi di vitamina D in circolo corrispondevano a punteggi BSI e Bhalla più elevati. Nessun altro marker di infiammazione è stato in grado di documentare un’associazione così robusta.

I pazienti con deficit vitaminico D hanno sperimentato anche episodi più frequenti di peggioramento della sintomatologia respiratoria (riacutizzazioni respiratorie) e della funzione respiratoria, come documentato dall’osservazione di valori più bassi di FEV1.

Gli autori dello studio hanno asserito che “la Vitamina D rappresenta un buon predittore di severità clinica e radiografica di questa condizione”.

Bibliografia
Ferri S et al. Vitamin D and disease severity in bronchiectasis. Respiratory Medicine 2019;

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