DI LUCE E DI OMBRE

Donne 'in maschera' che dietro una probabile facciata scintillante nascondono inquietudine e dolore. La sfida giornaliera di rimettersi in marcia, nonostante tutto. Nonostante tutti.

Quell’impercettibile chiarore che penetra tra le persiane lo intravedo in mezzo alle ombre dorate  del mio sogno, s’insinua in quell’azzurro saturo e compatto che lo avvolge, quel sogno di cui non riesco a seguirne la storia ma solo le sensazioni che mi dà e che vorrei non finisse mai. L’idea del nuovo giorno ancora in embrione mi arriva come un pugno nello stomaco, e comincia il dolore, sordo, cattivo, implacabile. Dio ti prego fallo smettere, mandalo via, digli di non tornare più. Mi accartoccio su me stessa, chiudo ancora di più gli occhi perché la luce del giorno no, non la voglio vedere, voglio tornare indietro, al mio sogno di cielo, alla mia luce dorata calda e amorevole. Ma il dolore è una molla che mi trascina giù e poi mi porta su, e piano tiro fuori i piedi, esco dal letto, barcollo fuori dalla stanza. La luce adesso è più chiara, il giorno è di nuovo qua, mi chiama, mi vuole. Lo specchio del bagno mi rimanda l’immagine di un essere impaurito, i capelli sugli occhi, lapelle diafana attende la sua maschera. A poco a poco il dolore se va, gli occhi cominciano ad aprirsi,mi lascio accarezzare dalla lama di luce che dalla finestra del bagno si allunga fino al corridoio e poi giù, nella penombra del soggiorno. Quelle ombre ancora mi regalano pochi istanti di tranquillità, tutto è in attesa di ricominciare, tutto quello che dovrà accadere è sospeso tra il chiaroscuro del giorno appena iniziato. Sotto l’acqua caldissima della doccia le sensazioni perdute di un diverso calore affiorano lentamente, gli occhi restano chiusi, mi immergo di nuovo nelle ombre del sogno. E lentamente ascolto il mio silenzio, dando voce a me stessa. Quelle ombre e quell’azzurro diventano la mia forza, torno ad amarmi anche se solo per un momento, torno a perdonarmi. Quest’attimo è così breve … così breve. E di nuovo davanti allo specchio con gli occhibene aperti stavolta. Rivedo le mie imperfezioni, la loro bellezza, la mia sicurezza.   E piano piano ricomincio a preparare la mia maschera, come ogni mattina, di ogni giorno. Ombre sfumate sugli occhi, quel tratto deciso di rosso sulle labbra. I miei capelli li pettino all’infinito. Un goccio di profumo dietro le orecchie. Oggi andrà bene, come sempre, anche se non sarà così. Un giorno uguale all’altro, senza l’oro e l’azzurro, senza me. Adesso sono pronta. Sì, che la commedia abbia inizio.

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