Diego Galdino, dal caffè…alla letteratura.

Diego Galdino ogni mattina si alza alle 4.00, scrive per un’ora e mezza, poi si traveste da barista e va a preparare, nel suo bar a due passi da San Pietro, i suoi rinomati caffè.

Il rituale del caffè al mattino, il profumo, la tazzina calda e fumante, quel girare un po’ assonnati il cucchiaino, l’aroma….per me un momento di piacere irrinunciabile. Preparare un buon caffè richiede elementi imprescindibili tra loro che lo rendono una delle bevande più sublimi…C’è chi a questo lavoro ha unito la cultura, l’arte della scrittura, l’esperienza di una vita trascorsa a contatto con la gente… Diego Galdino, il ‘barista-scrittore’, praticamente ci è nato dietro al bancone del suo bar a pochi passi da San Pietro, a Via Cardinale Oreglia 34. Galdino ha al suo attivo ben 5 libri. Due di questi, “Il primo caffè del mattino” e “L’ultimo caffè della sera”, riguardano proprio il suo lavoro. Il bar, con il suo mare di persone, di corsa o meno, è un’ottima fonte di ispirazione: al bar si consuma, si chiacchiera, si vedono persone totalmente variegate, che da quel caffè assorbono tutta l’energia per la giornata. La stessa che Diego mette per preparare i caffè più fantasiosi della capitale.

C’è tutta la Roma di Galdino in questi due libri. C’è l’aroma dei caffè, ci sono tutti (o quasi) i clienti amici del bar Tiberi che dopo “Il primo caffè del mattino” sono diventati una sorta di famiglia anche per i lettori più accaniti. E soprattutto c’è l’amore, quello vero, che non ha bisogno di gesti eclatanti per sbocciare e crescere, ma che necessita solo della capacità di riconoscersi e la giusta dose di coraggio per lasciarsi andare. Il tutto, raccontato come solo Galdino sa fare, col suo stile sempre gentile e garbato che arriva dritto al cuore, perchè “l’amore rende tutto più buono”!

LF ha avuto il grande piacere di intervistare, per voi, Diego Galdino, davanti ad un ottimo caffè…

Come nasce questo connubio caffè/ libro? 

“Nel bar io ci sono nato nel vero senso della parola, visto che a mia madre le si sono rotte le acque dietro a quello stesso bancone dove ancora oggi io preparo i caffè, nello stesso bar ho imparato a camminare, ho detto le mie prime parole, ho fatto i miei primi compiti, mi sono innamorato. Credo che il bar si presti bene come fonte d’ispirazione, perché racchiude al suo interno una galassia di persone diverse che girano intorno al bancone come i pianeti intorno al Sole, prendendo dal caffè quel calore, quell’energia che ti accompagnerà, anzi che ti farà compagnia per il resto della tua giornata. In cambio queste persone permettono, con le loro storie di vita vissuta, le loro manie, i loro caratteri simili o sempre diversi, al Sole/bancone di adempiere al suo dovere a ciò che ne rende indispensabile per se stesso e per gli altri la sua stessa esistenza. E poi di bar dove bere il caffè ce ne sono tantissimi e in tutto il mondo, ma come quello dove sono nato, e ancora oggi continuo a fare i caffè credo ce ne siano pochissimi.”

“Il primo caffè del mattino” parla di un Bar…

“Di quelli che forse ormai non esistono più. Parla di chi ci lavora dentro, di chi ci passa a prendere un caffè tutte le mattine, o ci passa le giornate o la vita come se facesse parte di una famiglia. Parla di una ragazza francese che ci capita per volere del destino, che non ha mai incontrato l’amore e che senza aver buttato la monetina nella fontana di Trevi torna a Roma senza esserci mai stata prima.”

Quanto c’è di autobiografico nei suoi libri? 

“Di sicuro i miei due romanzi dedicati al bar e al caffè sono i miei romanzi più autobiografici, perché a parte l’avvenenza fisica e l’età, non posso negare che il Massimo delle due storie rappresenti me stesso in tutto e per tutto.”

Come hanno accolto i clienti del bar i suoi successi letterari?

” I personaggi dei miei due romanzi dedicati al caffè esistono realmente e ad ognuno di loro, come fa il protagonista delle mie storie, preparo il caffè tutte le mattine, ma i romanzi non li hanno letti e aspettano il film per sapere come vada a finire la storia.”

E’ dura la vita di un proprietario di bar…come concilia entrambe le professioni?

“La mia è un po’ una doppia vita come quella di Clark Kent e Superman. Mi sveglio alle quattro tutte le mattine, scrivo per un’ora e mezza, poi mi travesto da barista e vado a preparare il caffè ad Antonio l’idraulico. La cosa più bella è quando vengono al bar lettori dei paesi in cui sono stati pubblicati i miei romanzi, per farsi fare una dedica o scattarsi una foto dietro al bancone insieme a me. Vedere le loro facce incredule quando entrano nel bar e mi trovano dietro al bancone a fare i caffè come il protagonista dei miei romanzi, è qualcosa di bello a cui non mi abituerò mai. Lì si rendono conto che è tutto vero, che non mi sono inventato niente, che sono entrati a far parte delle mie storie come i personaggi dei libri che hanno letto. Poi quando gli presento Antonio l’idraulico, Pino il parrucchiere, Luigi il falegname e il tabaccaio cineromano Ale Oh Oh la loro realtà supera la mia fantasia.”

In che zona si trova il suo bar? 

“Il mio Bar si trova a un chilometro in linea d’aria da San Pietro e a poche centinaia di metri dalla fermata della metro Cornelia, precisamente in via Cardinale Oreglia 34.”

E’ il medesimo menzionato nel libro o è di fantasia?

“In realtà il Bar Tiberi a Trastevere non c’è, io nei miei due romanzi non ho fatto altro che trasferire il mio Bar, con tutti i suoi clienti, in un rione fascinoso e ovviamente ho scelto quello di Trastevere a cui sono molto affezionato.”

Ha presentato anche i suoi romanzi alla Fiera di Francoforte, di Madrid, e nel programma televisivo più importante della Polonia…

“Sì. Soddisfazioni che ti restano dentro e alimentano la tua passione per la scrittura nelle difficoltà di un mondo editoriale italiano che a volte fatichi a comprendere pienamente. La verità è che ogni giorno benedico la scrittura per essere entrata nella mia vita, perché grazie a lei ho avuto, e ho, la possibilità di conoscere posti e persone meravigliose, che da librai, lettori, al momento dei saluti diventano degli amici di vecchia data a cui voler bene per sempre.”

Il cliente arriva nel suo bar e…?

“Trova me che malgrado il successo letterario, continuo a stare dietro il bacone, perché mi piace troppo l’idea di dare un posto dove i miei lettori possano sempre trovarmi, per una dedica, una foto e per scambiare due chiacchiere davanti ad un caffè preparato da me.”

Ci sveli il segreto per fare un buon caffè…

“Una buona miscela, una giusta macinatura, una macchina efficiente grazie ad una pulizia costante e ad una quotidiana depurazione dell’acqua, una tazzina ben calda, concentrazione e la passione che ci mette il barista nel prepararlo, perché l’amore rende tutto più buono.”

Si sta già dedicando ad un nuovo libro?

“In realtà il nuovo libro è già pronto e stavolta sarà una storia d’amore senza il caffè, il Bar e soprattutto Roma. Un po’ una sfida per me, un libro per sentirsi più scrittore che barista.”

Lei ha anche tempo per leggerli, i libri, e se sì, quali predilige?

“Il mio libro della vita è “Persuasione” di Jane Austen, perché è il romanzo d’amore che maggiormente mi rappresenta come scrittore e come lettore. Ma sono tanti gli scrittori a cui devo essere grato, perché leggere le loro opere ha sicuramente contribuito a fare di me lo scrittore che sono. Penso a Nicholas Sparks, Mark Levy, Musso, Paullina Simons, Evans.”

Un sogno nel cassetto?

“Vedere finalmente realizzato il film tratto da “Il primo caffè del mattino”. “

Concludendo?

“L’importante è leggere, a prescindere che siano i miei libri o quelli di qualcun altro. Perché come dico sempre, dopo fare l’amore leggere è la cosa più bella che possa fare un essere umano.”

La ringrazio….verremo a trovarla presto per… il primo caffè del mattino!

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