Dies Irae: il canto gregoriano che ha notevolmente influenzato la cultura popolare.

Dies Irae ha, indubbiamente, affascinato molti artisti come pure ha avuto una forte influenza su tutta la cultura popolare. Anche oggi, dai videogiochi ad altre forme di cultura, trova innumerevoli applicazioni.

Giotto-Giudizio-Universale-1303-5.-Affresco, Padova Cappella degli Scrovegni-Arte Svelata

Canzone gregoriana dalle connotazioni oscure, che evoca l’ira di Dio, il ritorno di Cristo e il Giudizio Universale di tutte le creature della Terra, Dies Irae risulterebbe essere una composizione attribuita a Tommaso da Celano. Altri, invece, citano il cardinale Latino Malabranca Orsini come compositore, mentre, per qualcuno il tema sarebbe, addirittura, stato sviluppato da papa Gregorio I.

In ogni caso, al di là di chi abbia composto il Dies Irae è, indubbio, che questo oscuro tema abbia affascinato così tanto gli artisti come pure abbia avuto una forte influenza su tutta la cultura popolare. Anche oggi, dai videogiochi ad altre forme di cultura, trova innumerevoli applicazioni.

Il messaggio di Dies Irae, incorporato nel corpus gregoriano già nel XIII secolo, per moltissimi secoli ha caratterizzato la Messa dei defunti. Gradualmente dalla Chiesa, durante il XVIII secolo, il Dies Irae si sposta alle sale da concerto. Fu, dunque, nel 1830, in accompagnamento strettamente musicale della Fantastic Symphony di Hector Berlioz, che il tema Dies Irae fu, finalmente, liberato dalle sue connotazioni religiose.

Il suo testo e il suo tema musicale, quindi, andrà a risuonare nelle opere di celebri compositori come Lully, Carpenter, Mozart, Verdi e Joseph Haydn. Pertanto, in una sorta di casino netbet, molti compositori, andranno ad utilizzare Dies Irae per illustrare la morte, la disperazione, il soprannaturale o il macabro, anche sotto forma di parodia, attraverso le loro opere, come Franz Liszt, Camille Saint-Saen, Sergei Rachmaninov e Dmitri Shostakovich solo per citarne alcuni.

L’arrivo della settima arte agli albori del XX secolo, presenta un nuovo format attraverso il quale la musica può esprimersi. Mentre alcune opere cinematografiche raccontano una storia gioiosa o una storia d’amore, altre hanno una sola ambizione: la paura. Per accompagnare il distopico mondo futuristico di Metropolis di Fritz Lang, nella colonna sonora musicale creata da Gottfried Huppertz viene ad essere innestata il Dies Irae, con il fine di poter accentuare, ancor di più, i toni apocalittici della pellicola.

Un chiaro primo esempio di questo tema gregoriano nel cinema. Nel corso della storia del cinema del XX e XXI secolo, centinaia di film richiamano le note e i temi del Dies Irae. Anche quella che è considerata la decima e più recente delle arti, il videogioco, vede protagonista il Dies Irae come un vero e proprio mezzo di narrazione, oltre che come colonna sonora.

Al di là della morte e del giudizio, il Dies Irae continua ad evolversi attraverso le colonne sonore di film e videogiochi per estrarsi dal suo contesto religioso originale al fine di associarsi a un gran numero di elementi della cultura popolare, come demoni, streghe e occulti.

Andando a concludere, è interessante ricordare che, nel 1969, la Chiesa cattolica decise di rimuovere il Dies Irae dalla Messa dei defunti. Infatti, a seguito del Secondo Concilio Ecumenico vaticano, aperto l’11 Ottobre 1962 da Papa Giovanni XXIII e chiuso l’8 Dicembre 1965 sotto il pontificato di Paolo VI, la Chiesa esprime il desiderio di allontanarsi dai testi negativi ereditati dal Medioevo, accentuati dal giudizio, dalla paura e dalla disperazione, volendo essere più vicini a testi che sollecitano la speranza cristiana, la fede e la risurrezione.

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