Dior: dall’eclettismo peculiare di John Galliano sino all’estetica minimalista di Raf Simons.

Christian Dior entrò nel mondo della moda nel 1941, lavorando dapprima come stilista freelance, ed in seguito lavorando come assistente per Lucien Lélong a Parigi. I suoi abiti furono indossati "da alcune fra le più ricche donne del mondo". La maison Dior fu fondata il 16 dicembre 1946 al 30 di Avenue Montaigne a Parigi, grazie ai finanziamenti dell'uomo d'affari Marcel Boussac.

Christian Dior Spring 2004

La maison Dior è ritenuta, sin dalla sua fondazione risalente al 16 Dicembre 1946, sinonimo di eleganza eterogenea, di compostezza classica, di garbato senso dell’ordine. Il culmine di queste doti sovraccitate è sicuramente, dopo la morte di monsieur Dior, l’avvento dell’italiano Gianfranco Ferrè nel 1989, mossa studiata strategicamente dal proprietario Bernard Arnault che vede nel creatore di tendenza, attitudini concernenti il suo “ideale Dior”.

Tutto cambia con l’arrivo del curioso, a tratti farsesco, John Galliano che nel 1997 prende il comando di un’azienda con dei trascorsi rimarchevoli, attraverso lavori che mixano rimandi alla Belle Époque e alle tribù Masai. Le collezioni a venire sono un’antologia delle più disparate ispirazioni, a volte portate all’estremo come la Primavera/Estate 2004 di Haute Couture dedicata all’Antico Egitto, composta da outfit davvero difficili da indossare.

Altre invece, come la collezione Prêt-à-porter Autunno/Inverno 1999-2000 ispirata all’artista Amedeo Modigliani, curiosamente minimalista se paragonata agli standard del couturier Galliano, avvezzo a cromie violente e tagli astrusi.

Nell’intermezzo, dopo il licenziamento di John Galliano, dovuto al famoso episodio antisemita di cui è stato protagonista indiscusso, la direzione creativa viene affidata al silenzioso e pallido Bill Gaytten, assistente del precedente. Critiche feroci si abbattono sul suo operato, ritenuto un chiaro rimando all’estetica del designer giapponese Yamamoto, opposta ovviamente al classicismo di Dior.

Altra virata si avverte con la presa al comando dello stilista belga Raf Simons, con al suo attivo un’esperienza da Jil Sander, la paladina del less is more. Appassionato di disegno industriale, plasma linee pulite, algide ed a tratti banali utilizzando la palette cromatica storica della maison. Si susseguono collezioni lontane dall’eclettismo del gibilterrino Galliano e dall’eleganza di Ferrè, minimali sino allo sfinimento che vogliono apparire moderne risultando però, a volte, noiose.

Attraverso questi veloci passaggi si evince una realtà spesso ricorrente, il creatore della maison stessa è irraggiungibile dal punto di vista stilistico, poichè i codici comunicativi con cui esprime il proprio talento artistico sono intimi e personali.

 

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