“Dolceroma”: irriverente e corrosivo ritratto del cinema italiano.

È uscito nelle sale lo scorso 4 Aprile il film "Dolceroma" del regista Fabio Resinaro, al suo primo lungometraggio da “solista” senza Fabio Guaglione.

Basato sul romanzo bestseller “Dormiremo da vecchi” di Pino Corrias del 2015, si tratta di un’opera coraggiosa e senz’altro nuova nel panorama cinematografico italiano. Proiettando lo spettatore nei meandri torbidi del cinema e della Roma godona, la pellicola mischia abilmente generi diversi dal thriller all’azione, con pronunciate sfumature comiche e personaggi grotteschi che ricordano “La grande bellezza” di Sorrentino e forse ancor di più la sboccata teatralità dei protagonisti della fortunata serie televisiva “Boris”.
Nel cast vale la pena sottolineare la brillante prova di Luca Barbareschi che si cala perfettamente nei panni dello spregiudicato produttore cinematografico romano Oscar Martello, uno sfrontato schiacciasassi, il prototipo del villain che ha nel suo DNA il successo a tutti i costi e che, come i protagonisti dei vari film ambientati nei casinò da Ocean’s 11 a Casablanca, pianifica attentamente ogni strategia e ogni azione per raggiungere il successo, o quanto meno pensa di farlo…

Martello è uno che morde la vita e vuole lasciare un segno del suo passaggio terrestre “riempiendo il mondo di chiodi”: proprio per questo dopo aver letto il romanzo di Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy), ne intuisce il potenziale e decide di rompere immediatamente gli indugi invitando lo scrittore a casa sua per firmare il contratto, certo che il romanzo si trasformerà in un grande successo cinematrografico. Scimmiottando i grandi produttori di Hollywood Martello vive per la sua autorealizzazione. La sua filosofia è in una delle frasi finali del romanzo di Farrias: “Dormiremo da vecchi, perché la vita scappa sempre, non c’è tempo di dormire se vuoi inseguirla”.

Ottima anche l’interpretazione di una sempreverde Claudia Gerini che in “Dolceroma” è Helg, la ricca moglie di Martello, e che regala alla storia del cinema di casa nostra una scena indimenticabile immergendosi senza veli in una vasca ricolma di miele che rimarrà senza dubbio negli annali del trash italiano.

INSERT IMAGE HERE >>>>>https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2f/Sala_de_cine.jpg>>>>>  photo by Jorge Simonet on WikimediaCC BY-SA 4.0

Sebbene Richelmy sia il protagonista, in questo film la scena è quasi tutta degli altri comprimari, abilmente scelti nel cast a rappresentare i vizi e le storture della Città Eterna della celluloide come Luca Vecchi dei The Pills, che interpreta magistralmente un regista dalle marcate velleità intellettualoidi alle prese con i capricci della viziata attrice Jacaranda Ponti, nella graffiante e mai scontata interpretazione della freschissima Valentina Bellé.

Nel gioco delle parti in questa fotografia del Cinema nostrano che spesso e volentieri diventa caricatura di sé stesso, Fabio Resinaro gioca con i suoi attori e trasforma ad esempio Francesco Montanari (il celebre Libanese di Romanzo Criminale) in Raul Ventura, un ispettore che indaga sul finto rapimento di Jaracanda Ponti inscenato da Martello e Serrano per promuovere il loro film.

Prodotto da Rai Cinema insieme ad Eliseo Cinema, il film è decimo al botteghino dopo la prima settimana di proiezione, tenendo egregiamente il punto contro le produzioni americane e i cartoni della Disney attestandosi al decimo posto al Box Office. In questi primi giorni di proiezione Dolceroma sembra avere beneficiato delle polemiche della vigilia quando il 1 Aprile all’Eliseo (teatro rilanciato proprio da Barbareschi) per la presentazione ufficiale del film gli attori hanno avuto un aspro faccia a faccia con l’inviato delle iene Filippo Roma, mentre anche la fastosa campagna promozionale sembra stia avendo un discreto ritorno in termini di biglietti venduti.

INSERT IMAGE HERE >>>>>https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9d/Luca_Barbareschi.jpg>>>>>  photo by Elena Torre on WikimediaCC BY-SA 2.0

Nonostante le brillanti prove del cast, i costumi, la fotografia e le scenografie azzeccate, “Dolceroma” resta in qualche modo un esperimento riuscito a metà. Se nel primo tempo Resinaro è abile a scaraventarci nella marciscente scena del cinema made in Italy, con l’ingresso della Camorra (altro coup de théatre forse non sfruttato in tutto il suo potenziale) la pellicola scivola quasi forzatamente nel thriller tra sparizioni e conflitti a fuoco e si trasforma in una lotta per la sopravvivenza tra Martello e Serrano che potrebbe lasciare un retrogusto di occasione sfumata o un vago senso d’incompiuto.

Ad ogni modo “Dolceroma” resta un leggero e divertente spaccato sui vizi della Capitale e un corrosivo j’accuse sul mondo della produzione e distribuzione cinematografica italiana.

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