E’ Donald Trump il 45° Presidente degli Stati Uniti.

Republican presidential candidate Donald Trump speaks to supporters as he takes the stage for a campaign event in Dallas

L’America si è “addormentata” con un nuovo Presidente (da noi era notte fonda). Il popolo Statunitense si è espresso in favore di Donald Trump. Non credo una scelta “felice”, ma certo non sta a me argomentare a riguardo, un popolo intero ha votato quello che sarà il nuovo “inquilino” della Casa Bianca succeduto a Barack Obama. È stata la notte del trionfo per Trump, la notte della disfatta per Hilary Clinton. L’America volta pagina eleggendo uno dei candidati più controversi di sempre. E il mondo trema, dall’Asia all’Europa, mentre i mercati affondano, col rischio di un nuovo effetto Brexit. Trump ha compiuto il miracolo. I sondaggi ancora una volta hanno sbagliato completamente. Il tycoon è riuscito a strappare alla candidata democratica, in leggero vantaggio alla vigilia, tutti gli stati necessari per conquistare la fatidica soglia dei 270 grandi elettori necessari per la vittoria, infrangendo il sogno della prima donna Commander in Chief.

Una lunga notte insomma. Dopo poche macchie blu apparse sui contorni della mappa americana, già dalle prime ore dello spoglio elettorale, tutto si è colorato di rosso repubblicano. Stato dopo Stato, un pezzo dopo l’altro.
“È una notte meravigliosa. È una notte fantastica per l’America. È una notte grandiosa per tutta la gente del mondo”, ha detto Curtis Ellis, alto consigliere di Trump quando già era chiara la vittoria e le persone iniziavano a defluire dalle piazze. Dopo aver assistito ad un’estenuante campagna elettorale piena di veleni, polemiche e colpi bassi, davvero riprovevoli e privi di alcun significato, circa 220 milioni di aventi diritto sono stati chiamati prima a scegliere, poi ad aspettare il nome del 45esimo presidente degli Stati Uniti. Alla mezzanotte italiana (le 6.00 sulla costa Est) si sono chiusi i primi seggi in Kentucky e in Indiana, entrambi considerati ‘safe’ (sicuri) per i repubblicani e dove Trump ha vinto senza sorprese per poi aggiudicarsi subito anche il West Virginia e dare il via al conto alla rovescia.

Hillary Clinton ha vinto Vermont, Delaware, Illinois, Maryland, Massachusetts, New Jersey, Rhode Island, District of Columbia, New Mexico, ma fino allo Stato di New York, ha raccolto briciole. Con le ore che passavano anche i sostenitori diventavano cauti. “Comunque vada l’America resta una grande nazione. Domani mattina sorgerà lo stesso il sole”, ha detto Barack Obama. La stessa Hillary ha twittato in anticipo un “qualsiasi cosa accada, grazie lo stesso”. Poi ha raccolto i consensi della Virginia, California, Oregon, Hawaii e Colorado. Ma non è bastato e Nevada o Maine non hanno fatto differenza.

Trump si è aggiudicato Oklahoma, Mississippi e Tennessee, Alabama e South Carolina. Poco dopo Arkansas, Nebraska, South e North Dakota, Wyoming e Texas. Il New York Times per la prima volta, a metà notte, ha cambiato le proiezioni dandolo per vincente al 58 per cento. E Trump ha continuato ad aggiudicarsi Stati: Montana e Missouri, Idaho, Utah fino a prendere l’Ohio, la chiave che ogni presidente americano ha sempre tenuto in mano prima di aprire la porta della Casa Bianca. In realtà ha preso l’intero mazzo, con Florida e North Carolina, ed è volato via. Al suo quartier generale, quando in Italia non era ancora l’alba, hanno cominciato a prepararsi per la festa. A raccogliere le loro cose insieme ai voti di – Utah, Georgia, Iowa, Pennsylvania, Alaska – per andare all’Hilton Midtown, dove per il ‘Victory party’, nella ballroom lo aspettavano in oltre mille invitati.

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