E’ giusto applicare la Deontologia professionale anche nei casi in cui si mette a repentaglio delle vite?

Stamane, prendendo spunto dal tragico epilogo dell’ Airbus 320, precipitato Martedì scorso, sulle montagne Francesi, voglio trattare della difficoltosa situazione in cui si trovano talune categorie professionali, obbligate ad attenersi scrupolosamente alla propria deontologia!

Il pilota dell’ Airbus, Andreas Lubitz, nel caso specifico, pare soffrisse di depressione, ed in nome di questa seria patologia ( talvolta, sottovalutata ) ha letteralmente portato a morire, oltre a se stesso, 149 persone! Mi chiedo, in questo contesto, quanto sia doveroso attenersi a tale deontologia! Il medico curante di Lubitz “sapeva” ma, dovendosi attenere anche al “Giuramento di Ippocrate”, ha taciuto! Ma è giusto farlo, se in nome di questo, si rischia di mandare “al macello” centinaia di altre vite? Si poteva evitare tutto il disastro? Intanto spieghiamo, nel dettaglio, cos’è la Deontologia professionale. Essa è un insieme di regole comportamentali, il cosiddetto “codice etico”, che si riferisce, in questo caso, ad una determinata categoria professionale. La definizione di “codice etico” rimanda all’antica e controversa problematica della morale, e, quindi, dell’esistenza o meno, di principi universali ai quali dovrebbero ispirarsi le azioni degli uomini. Molte attività professionali devono rispettare un determinato codice comportamentale, per impedire di ledere la salute e la dignità di chi è oggetto del loro operato.

Il più famoso deontologo della storia è Immanuel Kant, il cui imperativo categorico era basato su un insieme di principi universali attraverso cui può essere giudicata la bontà delle azioni. Il termine deontologia deriva dal Greco “deon” – dovere – e dal participio presente del verbo “eimi” – essere – , e, difatti, l’obiettivo di Kant era stabilire un sistema etico che non dipendesse dall’esperienza soggettiva ma da una logica inconfutabile. La correttezza etica, quindi, sarebbe un dovere assoluto e innegabile. Altro deontologo famoso è stato Arthur Schopenhauer, criticissimo nei confronti di Kant! Nel suo “Il fondamento della morale” accusa l’imperativo categorico di Kant, sostenendo che altro non era, se non una vera e propria contraddizione. Il concetto di dovere, secondo Kant, avrebbe senso solo in relazione ad una promessa di premio o minaccia di castigo,  verso il quale Schopenhauer dissentiva decisamente!

In conclusione, va da se che il non rispetto del Codice di deontologia di alcune categorie professionali, costituisce illecito disciplinare. Ma io mi chiedo quanto sia “illecito” se, nell’infrangerlo, si possono salvare vite? Certo, non sta a me sentenziare, ma se quel medico avesse parlato, probabilmente ora, non staremmo a scrivere di un disastro aereo costato la vita a 150 persone! Chi avrebbe biasimato il medico, per aver parlato? Nessuno! Mi sento e credo di poter affermare con vigore, per tutti!

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