Ecologia, ambiente, verde…

Abbiamo bisogno di un sentito ritorno alla Natura... alla sensorialità.

Sentiamo discorrere e sentiremo discorrere di economia verde, ambiente purificato, energie rinnovabili e quant’altro possa rendere l’ambiente in cui viviamo, risanato dall’offuscamento industriale, da energie sporche e, ripeto, ci inquina l’esistenza. Bene, bene, bene. Non discuto quel che avverrà nel mondo dell’occupazione.

Ogni mutamento comporta i vantaggi del mutamento e gli svantaggi di ciò che viene mutato. Le macchine favorirono la produzione industriale, ma distrussero l’artigianato.

In ogni caso non è di questo che intendo scrivere, anche se devo constatare che vi è una troppo disinvolta fiducia nei vantaggi del mutamento, che forse esisteranno e addirittura sono inevitabili. Ma questi vantaggi devono essere colti e affermati in aspetti non evidenziati, ossia in un gigantesco e sentito ritorno alla Natura.

Che significa ritorno alla Natura? Semplicissimo: ritorno alla sensorialità. La civiltà industriale e urbana offre scarsa o minima sensorialità. Chi guarda le stelle, chi apprezza gli odori e dove li trova, e i suoni del vento, e il canto delle acque, e i colori del mare, e le foglie degli alberi, e lo splendore della frutta? Noi abbiamo perduto l’immissione della Natura nella città. Le antiche città erano interne alla Natura, interne all’agricoltura, interne alle società marinare, il mare e la campagna dominavano lo sguardo, erano sacralizzati, offrivano sensazioni, così pure gli animali. Nell’antichità animali, Natura e uomini compartecipavano all’esistenza … addirittura un fiume era sacro come una persona e i corpi spesso univano parti animali e parti umane. Capisco che sono società lontanissime da noi, ma l’ecologia non deve rappresentare soltanto una cura dell’ambiente, a freddo, scientifica, bensì una reimmissione dell’uomo nella Natura. Se non vi è questa reimmissione sensibile, sacrale, noi avremo un ambiente depurato a freddo e addirittura inaridiremo perfino quel tanto di immissione nella Natura, che oggi rende i sensi ancora vitali. Un’ecologia di questo genere spegnerebbe per sempre la Natura nel purificarla eccessivamente e nel far perdere quel rigoglio eclatante che è proprio della Natura.

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