Edoardo Siravo: “con ‘Anna Freud’, riprendiamo, una scommessa di successo”.

Il 27 Luglio prossimo, presso i Giardini della Filarmonica di Roma, tornerà in scena "Anna Freud-Un desiderio insaziabile di vacanze" che vede l'attore e doppiatore Edoardo Siravo in veste di regista.

E’ arduo parlare di un grande interprete come Edoardo Siravo, in poche righe. Attore e regista, nato a Roma nel 1955, ha recitato nelle compagnie teatrali più rilevanti del panorama nazionale in oltre 120 spettacoli.

È stato aiuto regia di Giancarlo Sbragia negli spettacoli “La bottega del caffè” con Vittorio Caprioli e “Il gioco delle parti” con la Compagnia Tieri – Lojodice e regista di molti spettacoli teatrali. Ha anche curato la regia di tutti i recital di cui è protagonista.

Tra le sue regie di opere liriche, nel 2003 ha curato quella del “Macbeth” di Giuseppe Verdi, con Marzio Giossi e Anna Valdetarra. Ha inoltre collaborato con l’Orchestra Filarmonica di Torino e dal 2004, con il maestro Gabriele Bonolis, come voce recitante in numerosi concerti.

Che dire poi dei suoi straordinari doppiaggi… ha prestato la sua voce, tra gli altri, a Gérard Depardieu, Christopher Reeve, Michael Keaton, Jeremy Irons e molti altri.

Quest’oggi voglio parlare, in particolare, della sua recente regia teatrale davvero interessante da scoprire, “Anna Freud- Un desiderio insaziabile di vacanze”, spettacolo che avremo il piacere di ammirare, Venerdì 27 Luglio a Roma, presso i Giardini della Filarmonica.

Un testo non facile, incentrato sulla figura di una donna intelligente, volitiva, moderna, l’ultima delle sei figlie del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, Anna. Lei si dedicò, prevalentemente alla psicoanalisi infantile ed allo studio dei meccanismi di difesa dell’Io. Ebbe come compagna, per circa quarant’anni, la psicoanalista americana Dorothy Burlingham con la quale scrisse importanti lavori pubblicati nella sua opera omnia.

Con “Anna Freud-Un desiderio insaziabile di vacanze” nasce uno spettacolo in cui si intrecciano pensieri e parole, che rappresenta anche l’inedito incontro di due artiste molto diverse fra loro, ma per altri versi assai consonanti, come l’attrice Stefania Barca e l’autrice Roberta Calandra, egregiamente dirette da Siravo.

Non appena mette piede sulla scena, Anna Freud (Stefania Barca), rimuove i teli che coprono i mobili della vecchia casa di famiglia e spalanca l’armadio della memoria, dal quale estrae una miscellanea di ricordi che vanno a comporre il quadro del suo complesso rapporto con il padre Sigmund, con la madre e le sorelle, con la sua compagna Dorothy e con la sua “gemella rivale”, la psicoanalisi, che abbracciò e la rese finalmente madre di moltissimi bambini, nonché degna erede dell’inarrivabile padre.

La ineffabile presenza del fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud, interpretato da Gianni Oliveri, completa lo scenario, offrendo agli spettatori delle suggestioni sospese che pesano come macigni.

Lascio la parola al regista dello spettacolo Edoardo Siravo…

Ci parli di questo spettacolo “Anna Freud”…

“”Anna Freud” è una scommessa voluta da Roberta Calandra e da Stefania Barca, che hanno desiderato affrontare, una come autrice, e l’altra come attrice, questo personaggio particolare con un padre molto presente…Lo abbiamo messo in scena, assieme a Paolo Orlandelli come regista collaboratore, per la prima volta al Palladium di Roma, ed ora, dopo due anni, lo riprendiamo, perchè ha avuto un buon esito, presso i Giardini della Filarmonica.”

Cosa significa per un artista come lei curare una regia?

“Io sono un attore a tutto tondo e dopo tante esperienze, posso anche permettermi il lusso di fare una regia, anche se in realtà non è una cosa che voglio fare per sempre, perchè sono ben contento di fare l’attore…diciamo che ogni tanto mi ci butto a capofitto quando ci sono dei progetti interessanti come questo.”

E’ stato complesso trovare gli interpreti adatti per “Anna Freud”?

“Stefania Barca è proprio una delle persone che hanno voluto questo progetto, e aver trovato Gianni Oliveri che interpreta Freud, è stata una scelta molto indovinata, perchè sarà una sorpresa, per tutti quelli che verranno a vedere lo spettacolo, la notevole somiglianza con Freud.”

Lei è anche un noto doppiatore…Quale attore le è piaciuto doppiare di più o le ha dato maggiori soddisfazioni nel farlo?

“Sicuramente John Goodman e Jeremy Irons, due grandissimi attori… Quando si doppiano attori bravi che provengono dal teatro, fa grande piacere doppiarli, perchè tu dai qualcosa a loro ma loro ti danno moltissimo.”

Nella sua lunga carriera, secondo lei, com’è mutato il pubblico teatrale?

“Il pubblico non è mutato molto, siamo noi che gli abbiamo offerto delle cose non più all’altezza, la metamorfosi è avvenuta all’interno del nostro settore e il pubblico si è adeguato a questa nostra trasformazione…Credo che dovremmo impegnarci per recuperare quel pubblico che ormai è un po’ disincantato e disilluso rispetto alle offerte che gli abbiamo dato in questi anni… Bisogna ricominciare un po’ dai fondamentali, come dicono nel calcio. Vediamo interpreti che parlano sottovoce e non si comprendono, o con i microfoni al chiuso…il microfono ha senso negli spazi aperti, al chiuso non è tollerabile.”

Oggi che si vive di tecnologia virtuale come si può recuperare il senso della parola secondo lei?

“Semplicissimo…in questo momento la gente ha bisogno di sentir parlare, di emozionarsi, ed ora, purtroppo, siamo diventati autoreferenziali…La gente vuole trovare grandi emozioni attraverso grandi autori e grandi attori, non occorre neppure stare attaccati troppo al passato.”

Concludendo?

“Io invito il pubblico a venire a vedere “Anna Freud”, perchè è la storia di una donna che ha combattuto molto…In questo momento, in cui si parla sempre del rapporto uomo donna, anche nei più svariati testi, credo che andare a verificare quello che successe ad una giovane donna, molto intelligente e preparata, con un padre così ingombrante, il padre della psicanalisi, possa essere davvero interessante, illuminante. Il mondo è cambiato da Freud ad oggi…prima l’attore interpretava un ruolo, a prescindere dalla psicologia, ora, quasi non se ne può fare a meno, è quindi interessante per vari motivi, soprattutto per il rapporto tra padre e figlia che è universale.”

 

 

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