Enrico Lo Verso: maestro nella ‘condivisione’ dell’arte con il suo pubblico.

"Il 'rituale' che ripeto ogni sera con gli amici ed il pubblico, di incontrarmi prima dello spettacolo, è una cosa che mi dà energia ed una motivazione ulteriore per fare questo 'gioco' assieme a loro." (Enrico Lo Verso)

Condivisione, sentimento, impegno, libertà di espressione, ricchezza di stimoli, questi gli ingredienti dell’impegno professionale di Enrico Lo Verso, talmente ben sinergici, da renderlo originale, finemente ‘acculturato’. Non un attore di massa o per essa, ma una spanna più su. Sfruttando l’equilibrio giusto tra ‘movimento’ e recitazione, sa sprigionare un perfetto lavoro di teatro, di cinema o televisione. Al momento, Enrico Lo Verso è impegnato nel riadattamento di ‘Uno, nessuno e centomila’ di Luigi Pirandello alla Sala Umberto di Roma. Il Vitangelo Moscarda interpretato da Lo Verso, nel riadattamento del testo di Alessandra Pizzi che ne cura anche la regia, è un uomo di oggi alla ricerca di conferme, sino alla conquista della consapevolezza del proprio sè. Una riduzione che rende davvero giustizia a Pirandello ed al romanzo stesso. La scenografia scarna e minimale sa rendere ancora meglio la profondità del personaggio, la sua filosofia, la modernità concepita ben 100 anni orsono. Tutto con grande ironia però. Enrico Lo Verso ci dona una recitazione ‘perfetta’, impegnata, colma di stimoli riflessivi.

La carriera lunghissima di Lo Verso, classe 1964, siciliano di Palermo, è sorta in maniera spontanea, basata su un cammino nato quasi per caso, che lo ha visto lavorare a fianco di grandi registi come Squitieri, Amelio, Rizzo, Tognazzi…..E’ proprio il regista Gianni Amelio, a credere fortemente in lui, al punto da affidargli il ruolo da protagonista ne ‘Il ladro di bambini’ del 1992, assegnato inizialmente ad Antonio Banderas.  Premiata al Festival di Cannes con il Gran Premio della Giuria, la pellicola vive del candore di cui Lo Verso riveste i panni di Antonio, un giovane e inesperto carabiniere del Sud a cui, dopo l’arresto della madre, vengono affidati due bambini, Rosetta e Luciano. Antonio dovrà scortarli in istituto, da Milano a Civitavecchia, in un viaggio fisico e psicologico che cambierà il giovane e i due fratellini.

Personalmente, trovo che Lo Verso abbia contribuito a dare lustro alle sue innumerevoli interpretazioni. Originale, con la sua cadenza da siciliano doc, sa interpretare in pieno i suoi diversi personaggi, non solo da un punto di vista verbale, ma anche attraverso il movimento corporeo, prerogativa di pochi attori.

Lo Verso ha un suo particolare ‘rituale’ prima di andare in scena che è quello di salutare amici e pubblico nel foyer del teatro, cosa che trovo particolarmente significativa e che la dice lunga sull’indole di questo attore.

LF ha incontrato Enrico Lo Verso proprio in occasione della messa in scena di ‘Uno, nessuno e centomila’ al teatro Sala Umberto.

Parlaci di questo tuo impegno teatrale…

“Come ho spiegato stamane ad una nostra comune amica, con una frase che credo renda perfettamente l’idea – è un bel giocattolino con il quale mi diverto come un bambino il giorno di Natale, davanti agli sguardi divertiti di parenti ed amici – Io ‘gioco’, mi diverto, ed anche il ‘rituale’ che ripeto ogni sera con gli amici ed il pubblico, di incontrarmi prima dello spettacolo, al bar, è una cosa che mi dà energia ed una motivazione ulteriore per fare questo ‘gioco’ assieme a loro!”

…tra l’altro, è una cosa rara per un attore ‘mostrarsi’ prima dello spettacolo!

“Sì è vero, ma secondo me ci sono due modi di fare questo mestiere, uno, è quello sotto i riflettori, l’altro, quello della condivisione di un’emozione insieme agli altri. Io sono per la seconda, ovviamente.”

La scelta di trasformare questo pezzo di Pirandello in un monologo com’è nata?

“Ho la regista, proprio quì accanto a me, potrei passarle la domanda, ma dato che la conosco molto bene, posso darla io…Già dai tempi dell’università, era appassionata di questo testo, tanto che una volta le commissionarono una tesi sul ‘900, e lei invece chiese di poterla realizzare su ‘Uno , nessuno e centomila’… La scrisse, e piacque talmente tanto, che venne pubblicata. Abbiamo entrambi una grande passione per i monologhi ed il teatro ‘povero’, un teatro che non prevede allestimenti costosi ed effetti speciali, ma è basato sulla qualità, sulla capacità di emozionare, una sorta di spazio dell’anima. Quando Alessandra iniziò ad occuparsi di teatro, cominciò a lavorare alla riduzione teatrale di questo pezzo in monologo. Ha avuto la fortuna di trovare un testo con una ‘conformazione a spirale’, che lo permetteva anche, ed aggiungo che secondo me, è la forma migliore di rappresentarlo, è l’idea stessa di Pirandello, far vivere ad una persona sola la realtà dei suoi centomila personaggi e di quelli che incontra nel suo percorso. E’ la cosa che a mio parere avrebbe reso felice Pirandello.  Il riscontro che ha questo testo ancora oggi sul pubblico, dopo quasi 100 anni, è notevole. Come diceva una spettatrice un paio di sere fa ad Alessandra (la regista n.d.r.) -‘sono venuta a teatro, ma mai avrei immaginato di assistere ad uno spettacolo gestito in questo modo’-”

Moscarda incarna un po’ un eroe dei nostri giorni…?

“Poco fa avevo davanti a me un’immagine dell’attore John Malkovich, riguardante una pubblicità di un film che sta uscendo nelle sale…Anni fa, ho fatto un film, ‘Farinelli’, ambientato nel ‘700, e interpretandolo, mi rimase impresso il ruolo di John Malkovich nel film ‘Le relazioni pericolose’…mi chiedevo cosa mi avesse colpito di quell’interpretazione! La risposta è stata…che lui in costumi del 700, vi si muoveva con modernità. Non faceva alla maniera antica, ma rese un personaggio estremamente realistico, vero, anche volgare delle volte. Ho pensato così di fare più o meno la stessa cosa e, per circa un mese e mezzo, sono stato a Parigi per imparare il francese, e andando ogni giorno al museo del Louvre, perchè volevo vedermi tutti i dipinti dell’epoca. L’idea mia era di essere ‘terra terra’ durante la scena, ma chiudere sempre con una posa rubata ad un dipinto, in modo da dare comunque un’impostazione particolare. Lo stesso vale per il personaggio di Moscarda attualissimo e moderno, a cui ho dato un tocco personale.” 

 

Ti dividi tra cinema e teatro…in quale ti senti maggiormente a tuo agio?

“Dipende dalla qualità delle cose che stai facendo e dalla sincerità con cui ti permettono di lavorarci!”

Nel 1992 sei stato scelto da Gianni Amelio nel ruolo del protagonista per il film “Il ladro di bambini” al posto di Antonio Banderas! Che esperienza è stata?

“E’ stata una boa per la mia vita professionale. Ha segnato un punto importante perchè mi ha permesso da subito di poter lavorare a livelli che con un altro tipo di percorso avrei impiegato anni a raggiungere. Però erano livelli che sognavo sin da bambino, sempre riferimenti di qualità però, non di riflettori.”

Hai anche preso parte alla soap “Centovetrine”, un genere molto ‘distante’ dal tuo…

“Sì, molto distante! Sono stato convinto da un’amica che lavorava alla revisione delle sceneggiature che mi disse che c’era un personaggio straordinario che io avrei poututo interpretare benissimo. Dato che era una persona di cui mi fidavo molto ed oggi ancora di più, alla fine ho deciso di provare per un periodo limitatissimo, diciamo un periodo di prova, al termine del quale ero veramente felicissimo. Mi sono trovato a lavorare con professionisti seri, è stata una palestra dal punto di vista recitativo, uno dei lavori più difficili che mi sia mai capitato! Impegnativo, intenso, ma anche gratificante. Poi ho avuto la fortuna di lavorare con attori bravissimi, già conosciuti come Roberto Alpi e Galatea Ranzi, e l’attrice con cui ho girato la maggior parte delle scene, Beatrice Ajello, bravissima anche lei!”

Guardi la televisione?

“Sono anni che non la guardo più.”

Progetti futuri?

“Per quanto riguarda lo spettacolo ‘Uno, nessuno e centomila’, ritengo che anche tramite il tuo aiuto e quello di tutti coloro che vengono a vedermi…potrebbe andare avanti per anni.”

Il mio ringraziamento personale oltre che ad Enrico Lo Verso, va all’amica speciale Cristina Salomoni!

 

 

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