Ernesto Masina, scrittore per caso.

LF ha incontrato lo scrittore, che, tra il serio ed il faceto, ha raccontato la sua vita ed il regalo che si è fatto per i suoi 85 anni: l'uscita del suo quinto libro!

Ernesto Masina

In un periodo travagliato come questo anno 2020, dove si parla di “arresti domiciliari”, lockdown, virus, distanziamenti e perfino di età avanzata, quasi fosse un elemento a discapito di chi ci arriva, conoscere Ernesto Masina, è stata un po’ come una ventata di aria fresca in un vortice di desolazione totale!

Una sera, aprendo la mia posta elettronica, mi sono imbattuta in una mail che, appena iniziata a leggerla, mi ha provocato parecchi sorrisi e leggerezza… Un modo simpatico, dissacrante ed accattivante di approcciarsi… Ernesto si è presentato in modo davvero piacevole… impossibile non “reagire” o starsene lì senza rispondere… e così, eccoci quì, con questa chiacchierata davvero dinamica e densa di magnetismo.

Ernesto Masina ha scoperto l’amore per la scrittura in tarda età, quasi a far comprendere, ancora una volta, che per l’arte, come per l’amore, la musica, gli affetti in genere, non esiste registro anagrafico! Anzi, gli anziani sono la nostra ricchezza, le fondamenta che hanno costruito le nostre esistenze, i saggi, coloro da cui abbiamo così tanto da imparare, le vere radici, e, per certi versi, anche più vitali e dinamici di noi cosiddetti “giovani”!

Ascoltare Ernesto è stato davvero un piacere! Quel suo garbo, l’ottimismo e la serenità che lo caratterizzano, la sua consapevolezza di una vita nel complesso felice e fortunata, nonchè dinamicamente vagabonda – nato in Africa, si è trasferito poi a Varese, senza dimenticare delle soste a Brescia, Gussago e Salò – mi hanno infuso grandi sensazioni e la convinzione di dialogare con una grande mente che tuttavia non fà ostentazione alcuna di essa.

Ernesto Masina, alla veneranda età di 85 anni, si è voluto fare un regalo importante, la sua quinta uscita letteraria, “Don Arlocchi ed il mistero della statua di Minerva” un ‘quasi’ giallo che sta accogliendo il favore dei suoi affezionati lettori. E non pensate che sia finita quì, perchè Ernesto, di fermarsi non ha proprio alcuna voglia e già pensa ad un romanzo breve, bello e pronto nel suo cassetto!

“L’Orto Fascista”, il romanzo d’esordio di Masina, non è incentrato sul Fascismo, ma piuttosto, un romanzo che parla anche di Fascismo ed è proprio questo a renderlo interessante.
L’autore propone un contesto storico preciso entro il quale si muovono personaggi inventati che vivono vicende importanti dalle sfumature tragicomiche.
A fare da collante tra la drammaticità della nota situazione storica e i curiosi personaggi è l’uso dell’ironia e in questo Masina non è mai banale. Riesce a dosarla bene, strappando una risata al suo lettore e, allo stesso tempo, quasi ad esasperarla per sottolineare l’amarezza degli eventi passati.
Tra le pagine, si muove abilmente il terribile gioco della guerra, che obbliga le persone a subire, a reinventarsi e a tirar fuori quel pizzico di vivace follia, tipica di chi mette in gioco tutta la sua esistenza.
Un continuo e piacevole incontro e scontro tra passato e fantasia letteraria che assume le sembianze di una pochade nel suo essere farsesco e, a volte, licenzioso. Ed è proprio il linguaggio schietto a sorprendere e stuzzicare il lettore.
La penna di Masina è diretta, concreta e si presta a essere voce fedele e sincera della natura umana e, in questo caso, della natura umana in guerra.
Un libro affabilmente scorrevole e mai scontato, un libro da leggere tutto d’un fiato per riflettere e sorridere, per seppellire quel triste passato sotto una massiccia risata.

Benvenuto in LF MAGAZINE, Ernesto! Innanzitutto come si giunge ad un’età matura con la voglia di iniziare a scrivere un libro?

“Intanto coi tempi che corrono arrivare ad essere diversamente giovani è già un problema. Io sono stato fortunato ad arrivarci in discrete condizioni ma, assolutamente mai immaginando che mi sarei messo a scrivere. E’ capitato per caso dopo aver letto un romanzo di quelli che se non fossero stati scritti, nessuno si sarebbe lamentato. Uno di quei lavori con trame contorte, un’infinità di personaggi difficili da ricordare (un inizio di arteriosclerosi di sicuro non aiuta) e finali scontati. Improvvisamente dalla parte folle del mio cervello mi è arrivata una domanda: “E se provassi tu a scrivere il romanzo che ti sarebbe piaciuto leggere?” Detto fatto e mi sono trovato al pc a scrivere.”

Cosa racconti nel tuo primo libro, “L’Orto fascista”, di cui, mi piace ricordare, durante il lockdown hai omaggiato, chiunque lo volesse, con una copia in PDF?

“Siamo nel 1943 in un piccolo paese della Valcamonica all’atto dell’invasione tedesca in Italia. Un gruppo di paesani decide di dare una lezione ai tedeschi: far saltare la vetturetta con la quale si spostavano velocemente in tutta la valle tenendo tutto sotto controllo. Doveva essere quasi una goliardata ma ci scappa il morto….. Voglio subito chiarire che il romanzo non è né vuole essere un libro storico o politico. E’ una tragicommedia, ma molto più commedia che a volte sfiora la pochade.”

Com’è stata accolta la tua iniziativa?

“Incredibilmente bene. La critica mi ha paragonato al “miglior” Vitali o al mitico Piero Chiara. I giornalisti de “La Stampa” l’hanno collocato nel sito “Lo Scaffale” ove vengono ospitati solo i romanzi che non dovrebbero mancare in ogni biblioteca famigliare.”

Tu sei vissuto in un periodo di guerra… come la ricordi e che “segni” ti ha lasciato?

“Ero troppo piccolo per ricordare la paura. Ricordo solo che era una vita ben diversa di quella che vivono i bambini ora. Avevamo freddo nelle nostre case, avevamo fame (io ricordo che, pur appartenendo ad una famiglia della media borghesia, qualche volta sono andato a letto con lo stomaco non completamente pieno), avevamo pochi giocattoli, pochi dolci, ma vivevamo una vita quasi avventurosa che è comunque bella per un bambino. Riuscivamo ad essere felici con quasi nulla, c’era molto cameratismo e voglia di ridere. I bambini di adesso sono spesso tristi, annoiati, soli. Mi fanno compassione. Ma sia chiaro non è colpa loro ma di chi li alleva male. Forse l’ho fatto anch’io con le mie figlie…”

Per “festeggiare” il tuo 85esimo compleanno hai presentato il tuo quinto libro… direi un bel modo!

“Certo mi sono fatto un regalo che in pochi riescono a farsi e ne sono orgoglioso.”

Tu, invece, che letture ami?

“Io amo tutti i libri che….sono scritti bene. E’ ormai abbastanza raro trovarli e sicuramente anche i miei non sono certo delle opere d’arte…”

Da cosa trai ispirazione per iniziare un nuovo libro?

“Ho lavorato così tanti anni programmando me stesso, il lavoro e gli obbiettivi delle persone che collaboravano con me, da odiare gli schemi. Scrivo quando ne sento il bisogno e sento il bisogno quando ho qualcosa da scrivere. Hemingwey diceva che uno scrittore deve smettere di scrivere quando sa cosa inizierà a scrivere l’indomani. Io ovviamente non sono lui e quindi invento al momento quello che scrivo.”

Il momento che stiamo passando è molto difficile… tu come lo trascorri e cosa vorresti dirci, dall’alto della tua saggezza, per confortarci un pochino?

“Siamo rimasti fermi due mesi ed oltre e molti hanno sofferto per il fatto di non poter uscire a continuare la loro vita frenetica. Altri hanno impiegato il tempo saggiamente. Non solo leggendo o sentendo musica, ma anche riallacciando vecchi rapporti e facendo quelle telefonate ad amici lontani che avevano rimandato tante volte, oppure scrivendo.

Io ho fatto una cosa simpaticissima (almeno per me) sono andato a cercare in internet tanti miei compagni di scuola persi di vista. Ne ho rintracciati molti ed ho conosciuto cose incredibili. Forse ne farò un romanzo o almeno ci tenterò.”

Come vedi oggi la cultura in Italia?

“Cultura? Cos’è? Non ricordo.”

Se non sbaglio, hai scritto anche un libro giallo, “Il sosia”, vero?

“Sì, dopo la trilogia dedicata a quel paese della Valcamonica, Breno (che è il paese dei miei avi) ho deciso di tentare di cambiare genere. Non credevo molto nel risultato del mio scritto. Invece devo dire che è piaciuto molto anche perchè è un libro un po’ strano e diverso dal solito.”

Come ti definiresti?

“Un vecchio pazzo che ormai si ritiene un Padreterno. Un grandissimo scrittore che deve dimostrare al mondo di essere assolutamente il migliore di tutti i tempi. Sino a prova contraria.”

C’è in cantiere qualche altro libro?

“E’ appena uscito “Don Arlocchi ed il mistero della statua di Minerva” un quasi giallo che sta accogliendo il favore dei miei affezionati lettori. Nel cassetto ho un racconto lungo o romanzo breve che ho fatto leggere per ora solo a persone amiche e qualificate. Visto che non mi domandi cosa mi hanno detto non ti dico che sono rimaste entusiaste (ride n.d.r.).”

Concludendo?

“Sono stato una persona fortunata durante tutto l’arco della mia lunga vita e sono una persona felice. L’unica preoccupazione, Covid a parte, è che, per ragioni anagrafiche, sto “come d’autunno sugli alberi le foglie”. Vivo consultando continuamente il meteo. Se prevede vento….non esco di casa.”

 

 

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