Europa delle Nazioni, Nazione europea, in piedi!

Il virus impaurisce e impedisce la reazione, volge la ricchezza a difesa della salute sottraendola all’economia. E’ una ‘trovata’ fantastica, studiatissima nei dettagli, paralizza le società e gli Stati, distrugge i sistemi sanitari, ingolfandoli e, come detto, distrugge le economie locali.

Dire che bisogna preoccuparsi è inutile. Bisogna agire. Vi è un attacco radicale alle economie mondiali da parte dei globalisti e della Cina. Si vuole un governo mondiale, di fatto, un potere mondiale che spezzi la schiena ad ogni minima pretesa di resistenza. Un dilagamento dei poteri transnazionali che fanno piazza pulita dei deboli poteri nazionali o li indeboliscono. Il virus serve magistralmente allo scopo, impaurisce e quindi impedisce la reazione e volge la ricchezza alla difesa della salute, sottraendola all’economia. E’ una ‘trovata’ fantastica, studiatissima nei dettagli, paralizza le società e gli Stati, distrugge i sistemi sanitari ingolfandoli e, come ho detto, distrugge le economie locali. Eppure, se non intervenisse la vociferazione ben istruita dei mezzi di comunicazione, la mortalità da virus è minima (Vitantonio Di Gioia ha riportato su questo prezioso servizio di opinioni di Sante Blasi le cifre della mortalità, appunto minima). Ciò non toglie che il virus è contagioso e che bisogna difendersi. Ma bisogna difendere anche le economie nazionali e dunque quel residuo di sovranità nazionale che ci rimane. E quando dico sovranità nazionale, penso anche alla sovranità delle nazioni europee e, oserei dire, della nazione europea, della unità della nazione europea pur nella diversità delle nazioni.

In vari miei libri e in alcuni saggi pubblicati nella Rivista di Studi Politici Internazionali, ho rilevato che l’Europa è stata sempre unita culturalmente. Ha avuto insieme l’Impero Romano, il Cattolicesimo, il Medioevo, l’Umanesimo, il Rinascimento, il Barocco, l’Illuminismo, il Romanticismo, il Decadentismo… Quindi siamo nazioni europee e nazione europea. E certamente vogliamo accordi internazionali, ma non un governo mondiale. Non sia mai. Un governo mondiale significa consegnare ai globalisti la pelle scuoiata delle Nazioni. Pluralità! Pluralità! Pluralità!

Che fare? Innanzitutto, educare l’opinione pubblica, sottrarla alla mistificazione. So che è difficilissimo, ma stiamo facendo il possibile; è dal Marzo 2020 che quotidianamente distinguo virus da uso politico del virus. Vedo che con l’amico Sante Blasi e con la stampa a cui collaboro (Secolo d’Italia, Il Borghese, Il Tempo, Rivista di Studi Politici Internazionali, addirittura sul quotidiano in rete ChPressOffice di Cris Hars, dove ho pubblicato ininterrottamente da Marzo a Luglio, sulla rivista in rete LF Magazine di Loredana Filoni) ho svolto, per quanto ho potuto, un’azione differenziante tra il virus e l’uso politico ed economico che se ne fa, ribadisco.

Su questa rubrica è apparso l’interessantissimo testo di un consigliere e studioso russo, Andrej Ilnitskij, il quale afferma esattamente quel che io da tempo ho affermato: si cerca di scardinare il sistema sanitario, la sovranità e l’economia e di suscitare un potere mondiale dei grandi gruppi economici. Ilnitskij si riferisce soprattutto agli Stati Uniti, specie con la nuova presidenza e ignora la Cina. Ma il pericolo immenso sta in una convergenza oggettiva o voluta tra Cina e gruppi occidentali. Dobbiamo lottare con tutte le nostre energie mentali e direi fisiche, per dichiarare che dobbiamo difenderci dal virus e altrettanto difendere l’economia e la sovranità. Sarà tutt’altro che facile, perché la gente ancora non capisce che attraverso la pandemia si scardina l’economia e perché i poteri che animano questo progetto sono di sconfinata capacità operativa e dominano l’informazione. Ma nelle guerre si combatte, anche con le unghie e con i denti.

L’Europa potrebbe accostarsi alla Russia, a certi Paesi del Sud America… ipotesi. D’altro canto, l’Europa ha anche in se stessa i propri nemici, di gruppi che aspirano a sopraffare ve ne sono molti nella stessa Europa. Come difenderci dalla globalizzazione mondiale e dalla globalizzazione intraeuropea lo vedremo. Tenendo conto che la globalizzazione è inevitabile, data la grandiosità delle istituzioni economico-finanziarie, ma è anche inevitabile sapersene difendere.

Così come sono inevitabili le multinazionali. Ciò non esclude, tuttavia, che bisogna impedire che facciano strage. Non per un ritorno alla piccola e media impresa, ma perché vi sia in ogni modo posto per tutti e specialmente per l’occupazione. Giacché, è bene insistere, se la globalizzazione e le multinazionali disoccupano e impoveriscono, potranno affermarsi con la violenza o inventando continuamente virus o altro. Ma non sarebbe una società che potrebbe durare. Questo il limite della globalizzazione delle multinazionali, che costruirebbe una società antisociale. Per tale ragione dobbiamo combattere strenuamente per difendere la socialità della società.

Nel XlX secolo alcuni teorici sociali, uno specialmente, esaltatissimo e vituperatissimo, delineando le prospettive dell’Industrializzazione e del Capitalismo, li resero universali. Questa l’opinione di Auguste Comte sulla industrializzazione, laddove Karl Marx ritenne che il Capitalismo, non soltanto si sarebbe universalizzato, o per dirla con termini attuali, globalizzato, ma avrebbe raggiunto un’automazione, una produttività, un’immensità di capitali, una concentrazione da spazzare la piccola e media impresa rendendole proletarie e del proletariato, avrebbe fatto un Lumpenproletariat, un proletario straccione o sottoproletariato. E’ quello che sta accadendo. O che si vorrebbe accadesse. Ma a tale grado di sviluppo, la potenza produttiva sarebbe tanta e tale che una società impoverita non potrebbe assorbirla. Si rende dunque necessaria una società che commisuri produzione e consumo. La società sociale, la società in cui la produzione è in funzione dell’occupazione e del consumo. Non oso immaginare che la mentalità ipercapitalistica di Mario Draghi abbia la fantasia di raggiungere queste concezioni, ma traspare nella sua dichiarazione qualche angoscia per lo stesso Capitalismo e per questa offensiva che avviene attraverso l’iperbole sanitaria. Stupisce che un Mario Draghi si preoccupi della piccola e media impresa e dell’occupazione, ma, non dimentichiamo, è un europeo e un italiano, una coscienza europea ed italiana non può assistere al nostro annientamento. Fermo restando che è la società europea e delle Nazioni che deve risorgere.

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