Fabio Avaro: “Faccio l’attore per puro caso!”

L'attore, nativo di Ostia, ha simpaticamente raccontato un percorso artistico nato per una serie di circostanze, del tutto fortuite, che lo hanno portato ad interpretare ruoli brillanti sia sul palco che sul grande schermo.

Erano i primissimi anni del 2000, da assidua ‘divoratrice’ di pezzi teatrali, mi capitò di vedere una commedia divertente e brillante al Teatro Manzoni di Roma. Ancora ricordo il titolo “Perchè non rimani a colazione?”. Ad interpretarla, oltre al grande Pietro Longhi, due giovanissimi attori, Michela Andreozzi e Fabio Avaro, di cui, negli anni a seguire, abbiamo lungamente ‘sentito parlare’. Conservo ancora la spiritosa immagine a ricordo di quella serata, che ho voluto ripubblicare in calce.

Notai già da allora che Fabio Avaro possedeva una innata verve recitativa, una romanità squisitamente spontanea che lo rendeva perfettamente a suo agio sul palco. ‘Il ragazzo si farà apprezzare’, pensai. In effetti la realtà non si è discostata dalla mia idea.

Fabio Avaro, nativo di Ostia, uno dei rinomati lidi romani, non ha sentito da subito il richiamo del sacro fuoco dentro…pensate, voleva diventare pilota militare! Poi, complici amicizie giovanili, che lo iscrissero alla suola di recitazione, nacque, sul finire degli anni ’90, il sodalizio Pignotta/Avaro.

Una serie di commedie brillanti di successo, hanno decretato definitivamente questo sodalizio, portando Avaro fino al grande schermo con “Colpi di fulmine” e “Ti sposo ma non troppo”, quest’ultima, tra l’altro, verrà riproposta domani sera alle 20,40 su Rai1.

Mi piace la totale romanità di cui è pervaso Fabio Avaro, un elemento che sta divenendo quasi un ‘fattore in estinzione’, quasi fosse una ‘specie protetta’. Le commedie che interpreta sono brillanti, veloci come tempi, ma anche con un ‘retrogusto’ che induce al confronto.

Le piece nelle quali si cimenta, ottengono sempre grande plauso, anche a scena aperta…e una volta abbassato il sipario si continua a sorridere entusiasticamente nei camerini.

Lascio la parola a Fabio che si è prodigamente raccontato…

Parliamo dei tuoi esordi…

“I miei esordi risalgono ad un bel po’ di tempo fa. Sono nativo di Ostia e lì, agli inizi degli anni ’90, ho frequentato l’Accademia di recitazione presso il teatro Dafne. Una delle mie insegnanti è stata proprio Antonia Di Francesco, che mi ha poi affiancato nella commedia, andata in scena in questa stagione, “Volevo il maggiordomo”, con Enzo Casertano. Nel ’94 ho iniziato a lavorare come professionista, anche se io non mi sono sentito tale per lungo tempo. Devo confessarlo, faccio questo lavoro per pura casualità. Per anni non volevo neppure fare l’attore, bensì il pilota militare. Gli amici di comitiva che frequentavo in quegli anni, mi portarono a vedere il saggio/spettacolo di Gabriele Pignotta, che diventò poi mio compagno nelle avventure teatrali. Così per gioco, mi iscrissero alla scuola, della quale poi mi innamorai. Altrettanto accadde al Manzoni con la commedia “Perchè non rimani a colazione?” con Michela Andreozzi e Pietro Longhi. All’epoca facevo l’animatore nei villaggi turistici ed avevo aperto un’agenzia di animazione turistica…Il caso volle che il dirigente di riferimento di Confesercenti fosse Tullio Galli, fratello di Rosario, l’autore teatrale, che mi invitò al Manzoni a vedere il debutto di “Uomini sull’orlo di una crisi di nervi”…In quel contesto ebbi modo di leggere il copione della commedia ed iniziò il mio percorso al Manzoni.”

Sei co-fondatore della compagnia Pignotta-Avaro?

“Da lì nacque tutto. Lavorando con Pietro Longhi, lo invitai al De’ Servi a vedere “Una notte bianca”. Longhi se ne innamorò e ci propose di portarla al Manzoni fuori abbonamento. Gli abbonati andarono in visibilio! Ricordo ancora un aneddoto che racconto sempre di un’anziana signora, abbonata del Manzoni, che mi fece talmente tanti complimenti, che mi permisi di dirle – ‘Grazie signora, mi fa molto piacere, perchè conoscendo il teatro ed il suo pubblico, eravamo preoccupati, per come gli abbonati avrebbero accolto questa commedia’ – Lei guardandomi rispose – ‘Ho capito cosa intende, ma non si senta maleducato! Le rispondo a modo mio…sappia che ad aver bisogno del nuovo siamo proprio noi vecchi!’- Lei capì perfettamente cosa intendessi.”

Parlaci un po’ di questa ‘fatica’ recente ‘Unpercento’ al Teatro Sette…

“Questa commedia è stata una bellissima esperienza sotto tutti i punti di vista! Da una mia idea, condivisa prima con Enzo Casertano, che la trovò interessante, e con Francesco Stella dopo. Raccontai il soggetto a Francesco che, ammetto, poco c’entra con la storia che lui ha sviluppato dopo. La mia idea era quella di mettere sì un romano ed un napoletano a confronto, ma c’era di mezzo il calcio in una Domenica allo stadio Olimpico, quando, durante una rissa, i due si rifugiavano in un negozio gestito da un’extracomunitaria….Nonostante la mia storia fosse stata stravolta, mi piacque moltissimo! Ne rimasi affascinato! L’aggiunta di Giorgia Trasselli è stata una lieta sorpresa! Un’attrice validissima anche sotto il punto di vista umano! La storia è bella perchè ha dei risvolti romantici…c’è tanta roba nostra dentro. L’ultima Domenica abbiamo avuto una standing ovation di applausi!”

 

Sei approdato anche al cinema con “Colpi di fulmine” prima e “Ti sposo ma non troppo” dopo…Che esperienze sono state?

“Con “Colpi di fulmine” mi sono divertito a lavorare con una bella rosa di interpreti! Ho conosciuto Lillo e Greg che sono due comici geniali. Un’altra testa geniale, Neri Parenti, perchè nonostante fosse all’ennesimo cinepanettone, il trentesimo, ha saputo portare venti di novità. Alcune gag sono nate all’improvviso e Parenti le ha sempre accettate di buon grado. “Ti sposo ma non troppo” lo colloco su un altro piano, quello è il coronamento di un sogno, una commedia che reputo davvero mia, a partire dal titolo. Un’esperienza unica di due amici, Pignotta ed io, che arrivano da Ostia senza avere alcun cognome altisonante, e approdano al cinema prodotti da RaiCinema e Lotus, nessuno poteva immaginarlo! Sono uno dei pochi fortunati in Italia ad aver realizzato un sogno.”

Tu ami viaggiare?

“La mia più grande passione è viaggiare! Amo il teatro, ma rinuncerei volentieri, se potessi viaggiare tutta la vita…per conoscere esseri umani. Il mio sogno ricorrente, dai 6 anni fino ai 18 anni, era più un incubo…mi svegliavo vecchio, in punto di morte senza aver conosciuto ogni angolo del pianeta. E io impazzivo a questo pensiero. Ho sempre avuto fame di conoscere persone, culture, usanze, modi di vivere. Ho fatto 15 anni di animazione in giro per l’Italia e per il mondo…a Zanzibar, dove sono stato 3 mesi, appena libero, scappavo per infilarmi nelle capanne di fango e parlare con i Masai, della loro condizione di vita…rimanevo ore. Mia madre racconta sempre che tornato dai miei viaggi, dopo un po’ arrivava a casa qualche amico o ragazza che avevo conosciuto nei miei viaggi.”

Progetti futuri?

“Questo è il periodo dell’anno buono, si fa il ‘fantacalendario’ come lo chiamo io, per progettare gli spettacoli e le proposte che arrivano. So per certo che porteremo ancora in giro “Unpercento”, nella seconda parte di stagione, al Teatro Roma. La mia stagione invece, riprenderà ad Ottobre con una bella commedia di Gabriele Pignotta, messa già in scena qualche anno fa, “Le contrazioni pericolose”, al Teatro Sette. Sempre con Enzo Casertano poi, “Uomini stregati dalla luna”, rappresentata anni addietro da Ammendola e Pistoia, da una già bravissima Francesca Nunzi e con la ‘buon’anima’ di Crocitti, di cui interpreterò la parte…Questa sarà la commedia di Capodanno al Manzoni.”

Concludendo?

“Onore a chi ancora ha il coraggio di scrivere di teatro. Una cosa che unisce chi scrive e chi recita.”

 

 

 

 

 

 

 

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